Fogna nelle marine. ‘Il Comune revochi il bando’

Lecce. I costruttori edili contro i prezzi troppo bassi non adeguati al prezziario regionale. Messuti: “Si va avanti”

LECCE – Le organizzazioni datoriali dei costruttori edili sono ferme sulla loro posizione: “Il Comune di Lecce ha violato le norme”. I bandi indetti da Palazzo Carafa non terrebbero conto dei prezzi di mercato né del prezziario della Regione e, prevedendo costi troppo bassi, favorirebbero, da parte delle ditte che ottengono l’appalto, condotte irregolari come condizioni di lavoro nero, utilizzo di materiale non di qualità e, di conseguenza, un risultato di scarso valore. Sotto la lente di ingrandimento è finito in particolare il bando di gara per l’affidamento dei lavori del “1° stralcio funzionale delle reti fognarie delle marine” che ha scadenza 10 gennaio ed importo complessivo di 4.228.884,23 euro. Sulla base di queste considerazioni Ance (presidente Nicola Delle Donne), Aniem Confapi (Anna Maria Altomare), Cna Edili (Antonio Provenzano), Confartigianato (Luigi Marullo) e Claai (Cosimo Pellè) hanno scritto al sindaco Paolo Perrone, all’assessore ai Lavori pubblici Gaetano Messuti e alla dirigente del settore Claudia Branca, per chiedere la revoca del bando ed adeguare l’elenco prezzi al prezziario vigente. In caso contrario, si rivolgeranno al Tar. Ma da Palazzo Carafa è già arrivata risposta negativa. “La posizione fortemente critica assunta da alcune organizzazioni datoriali e sindacali in merito al bando di gara per l’affidamento dei lavori del 1° stralcio funzionale delle reti fognarie delle marine leccesi – ha detto Messuti – appare fuorviante e per a esaustiva. Per questi interventi il Comune di Lecce ha ottenuto un finanziamento per un importo complessivo di 5 milioni di euro. Si tratta di una somma strettamente vincolata al funzionamento di entrambi i lotti complementari. Appare evidente, dunque, che qualsiasi modifica progettuale porterebbe alla revoca del finanziamento concesso con gravi ed immediate ripercussioni sull’economia locale, oltre alla mancata realizzazione di infrastrutture primarie per le nostre marine. Per queste ragioni – ha aggiunto – eventuali discordanze tra prezzi ufficiali stabiliti dalla Regione Puglia e quelli utilizzati nel progetto possono comunque trovare una compensazione, sia attraverso altre lavorazioni esistenti nel progetto stesso, sia con una sapiente condotta organizzativa in fase di esecuzione dei lavori ma, soprattutto, con una oculata offerta tecnico-economica da formulare, in sede di gara d’appalto, da parte delle ditte partecipanti. D’altronde, le gare indette dall’Amministrazione comunale ottengono abitualmente un ribasso che oscilla tra il 30 e il 40 per cento rispetto all’importo a base d’asta. Auspichiamo che in questa occasione i ribassi siano più contenuti in modo tale da soddisfare le esigenze delle ditte che decideranno di prendere parte al bando comunale. Ad ogni buon conto, ripeto, nella vicenda occorre tener presenti gli innegabili vantaggi sul piano economico legati al progetto realizzato dal Comune di cui potranno beneficiare le aziende vincitrici della gara. Insomma, nessuna violazione di norme da parte dell’Amministrazione comunale ma solo il rispetto dell’iter procedurale per evitare di perdere preziosi finanziamenti e per offrire adeguati servizi ai cittadini”. 2 gennaio 2012 Appalto fognatura. ‘Favorite le irregolarità’ LECCE – Il Comune di Lecce avrebbe favorito fenomeni di illegalità ed insicurezza nel settore degli appalti pubblici. E’ questa la convinzione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil (Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil). Sotto la lente è finita in particolare una gara, quella per l’affidamento dei lavori del “1° stralcio funzionale delle reti fognarie delle marine di Lecce”. Secondo i sindacati, l’Amministrazione appaltante (il Comune di Lecce, appunto) avrebbe messo in gara un’opera che, già in fase progettuale, avrebbe presentato una stima dei prezzi di gran lunga inferiore ai prezzi di mercato e del prezziario ufficiale regionale. Con il rischio di innescare nell’impresa aggiudicatrice dell’appalto un meccanismo perverso finalizzato a recuperare i ribassi effettuati in sede di progettazione, nonché il ribasso presentato dalla stessa impresa in sede di gara. Effetto di ciò potrebbe essere un mancato rispetto delle normative in materia di sicurezza nei cantieri; l’incentivo al lavoro nero o la scarsa attenzione per il contratto collettivo nazionale del lavoro di categoria; la realizzazione di un’opera di scarsa qualità. “Tutto ciò premesso – si legge nella nota di Cgil, Cisl e Uil – ci si chiede con quale filosofia e a quali risultati miri il Comune di Lecce, mettendo in gara l’opera con tale criterio, atteso che dovrebbe perseguire obiettivi finalizzati allo sviluppo e al benessere della collettività; stessa domanda che vale per tutte le Pubbliche amministrazioni che attuano simili e anomali comportamenti. Le organizzazioni sindacali scriventi – aggiungono – ritengono invece che la concertazione tra le parti sociali del settore, e tra esse e le pubbliche amministrazioni, sia uno strumento essenziale per il governo del sistema e, a questo proposito, giudicano non più rinviabile la sottoscrizione del Contratto Integrativo Provinciale dell’edilizia quale strumento che rafforzi quanto già in essere e sia propedeutico di nuove proposte che mirino alla legalità del settore”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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