Difesa. Giuseppe Caforio: ‘Spese più razionali’

La mozione presentata dal senatore di Italia dei valori chiede al Governo di rimodulare la pianta organica e di destinare i fondi con più oculatezza

ROMA – Da alcune settimane le spese sostenute dal nostro Paese per il comparto Difesa godono di “particolari attenzioni” da parte dei media e della società civile. Attenzioni che sono ulteriormente cresciute dopo i notevoli sacrifici economici, contenuti nella manovra del Governo Monti, a carico dei soliti noti: pensionati e lavoratori dipendenti, pubblici e privati. Da più parti si invocano tagli agli sprechi e drastiche riduzioni dei privilegi. In questo clima, a dir poco infuocato, è chiaro come la lente di ingrandimento venga posizionata sui costi di mantenimento e sul relativo grado di funzionamento dei vari apparati dello Stato. Tra questi anche quello della difesa già vittima, durante il Governo Berlusconi, di tagli lineari ed indiscriminati, tali da determinare situazioni di fortissima criticità sul personale e negli investimenti. Secondo il Rapporto Difesa 2010 attualmente risultano in servizio 190.000 unità militari con una spesa annua prevista per il 2012, per l'espletamento della “Funzione Difesa” propriamente detta, di 15 miliardi di euro. Nello stesso rapporto si evidenzia, inoltre, “l'utilizzo non ottimale di queste risorse a causa di una serie di disfunzioni strutturali ed organizzative che fanno destinare il 65,4% delle stesse al pagamento degli stipendi delle Forze Armate e solo, ad esempio, il 12,3% al loro funzionamento ed il 22,2% agli investimenti ed alla ricerca”. Partendo da tali squilibri strutturali il senatore Giuseppe Caforio, capogruppo di Italia dei Valori in Commissione Difesa al Senato, ha presentato una mozione, la n. 503, che “impegna il Governo alla razionalizzazione delle spese militari e alla rivisitazione del modello Difesa in senso più dinamico e costruttivo, al fine di rispondere più efficacemente alle esigenze di sicurezza internazionale. Un tema, quello delle spese militari che dovrebbe essere – si legge nella mozione – specialmente in un momento di crisi economica come quello attuale, seriamente affrontato mettendo da parte la logica dei tagli indiscriminati, sistematicamente utilizzati negli ultimi anni, permettendo così, all'Italia di ritornare ad essere uno dei principali attori sulla scena politica internazionale”. Senatore, su molti articoli di stampa sta montando la protesta per le ingenti spese militari sostenute dal nostro Paese. Dalle ultime Finanziarie si evince invece una sistematica riduzione delle risorse a disposizione delle Forze Armate. Quale è la verità? “Negli ultimi anni il bilancio della Difesa è stato gestito in maniera alquanto ‘allegra’. Innanzitutto si è avuta una considerevole riduzione delle dotazioni finanziarie. Su questo versante, la legge n.122/2010 ha previsto un ulteriore taglio di 600 milioni di euro per il prossimo triennio, più precisamente 255 milioni per il 2011, 304 milioni per il 2012 e 104 milioni per il 2013. Tagli lineari e senza logica, adottati anche negli anni precedenti, che hanno progressivamente portato ad un complessivo ridimensionamento dei livelli di addestramento e ad una riduzione delle capacità operative delle Forze Armate. Al punto da collocarle al di sotto degli standard Nato. Allo stesso tempo però, in questi anni, il Governo Berlusconi ha, ad esempio, finanziato corsi di formazione per i giovani della durata di tre settimane, da svolgersi all'interno delle Forze Armate, di dubbia validità formativa e di stampo, a mio parere, prettamente ideologico, come la cosiddetta Naia breve. I 21 milioni di euro utilizzati per il loro finanziamento non potevano essere utilizzati meglio? Per non parlare degli squilibri esistenti a livello di personale”. Su questo punto il Rapporto Difesa 2010 non lascia spazio a dubbi. È un problema che va necessariamente affrontato. “Nella mozione di Italia dei Valori presentata in Senato, di cui il sottoscritto è primo firmatario, è messo in evidenza anche questo problema. Sono presenti ingiustificabili squilibri prodotti dalla sovrabbondante presenza di alti gradi sia tra gli ufficiali che tra i sottufficiali. Non è più sostenibile un sistema Difesa caratterizzato dalla presenza di 500 generali, uno ogni 356 militari in servizio, nonché di 57.000 marescialli, uno ogni tre militari in servizio. Il problema è di estrema gravità e deve essere affrontato. La pianta organica come si presenta attualmente, quasi una piramide rovesciata, non può essere più sostenuta. Bisogna risolvere questo problema. L'attuale modello difesa necessita di una rivisitazione, senza aumentare gli stanziamenti dei sistemi d'arma, al fine di permettere all'Italia di ritornare ad essere uno dei principali attori sulla scena politica estera e di sicurezza internazionale”. Senza aumentare gli stanziamenti d'arma, ha precisato. Eppure su questo versante sono stati fatti innumerevoli investimenti, ad esempio quello inerente i 131 cacciabombardieri JSF e i 95 caccia Euro Fighters… “È questa infatti è una delle contraddizioni maggiori del nostro modello Difesa. Da un lato sono stati fatti dei tagli che hanno inciso fino addirittura alle scorte di combustibile e dall'altro si sono finanziati dei programmi d'arma non solo inutili ma anche inadatti ad un loro potenziale impiego nelle missioni internazionali di pace. Oltre ai 131 cacciabombardieri e ai 95 Euro Fighters per i quali è prevista una spesa rispettivamente di 15 e 18 miliardi di euro, si aggiungono i 600 milioni di euro pagati per l'acquisto di missili terra aria Meads, i 464 milioni spesi per 70 mezzi semoventi Pzh 2000 e i 304 milioni corrisposti per 540 autoblindo Puma. Tutti armamenti mai utilizzati e accantonati. Proprio per tale motivo nella mia mozione Italia dei Valori chiede un concreto ridimensionamento sull'acquisto futuro di ulteriori armamenti ed il corretto impiego, in totale sicurezza , di quelli già esistenti. Il nuovo modello di Difesa non potrà basarsi su ulteriori sprechi di denaro pubblico”. Quali sono i capisaldi del modello di Difesa proposto nella sua mozione? “Noi di Italia dei Valori siamo per un modello Difesa più snello, dinamico e costruttivo rispetto a quello attuale, integrato all'interno del modello di difesa europeo. Un modello che dovrà essere ridisegnato in relazione alla compatibilità finanziaria ma anche con il contributo ampio di esperti del settore, di esponenti della società civile, del Parlamento. La sospensione del servizio di leva obbligatorio ed il conseguente passaggio al reclutamento volontario non è più sufficiente. Serve un modello interforze che operi nell'insieme delle organizzazioni nazionali e sovranazionali, capace di indirizzare con spirito critico le decisioni di queste ultime e che soprattutto integri i propri mezzi e i propri uomini con le forze messe a disposizioni dagli altri paesi europei”. La rubrica”Palazzi romani” vi dà appuntamento al 9 gennaio 2012

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