L’atroce dubbio dell’innocenza

Roma. La Cassazione butta a terra la sentenza d’Appello di Lecce. Il peso specifico delle accuse di Lucia Bartolomeo aumenta

Esattamente un mese fa Lucia Bartolomeo sull’onda dell’emozione per l’assoluzione di Raffaele sollecito e Amanda Knox aveva inviato al Tacco una lettera in cui scagliava pesanti accuse nei confronti degli inquirenti leccesi. Ora, dopo la sentenza della Cassazione che ana sentenza d’Appello di Lecce, chiedendo un nuovo giudizio presso la Corte d’Assise d’Appello a Taranto, le parole di Lucia acquistano un peso specifico insostenibile. 
”A casa mia – scriveva Lucia, accusata di aver ucciso il marito con una dose letale di eroina somministrata con un flebo – la scientifica non è mai venuta”. 

Come hanno potuto ricostruire i movimenti di Lucia prima e dopo la morte del marito? 

”Le indagini sono partite 15 giorni dopo la morte di mio marito”, afferma. In 15 giorni, non ci può essere il ragionevole dubbio che la scena del delitto sia irrimediabilmente compromessa? 

 “La presunta arma del delitto, la flebo, mai esaminata, inesistente”, dice Lucia. 

Come si può avere la certezza che l'eroina sia stata somministrata tramite le flebo? “L'autopsia effettuata dopo 17 giorni non ha mai stabilito la causa certa della morte”, precisa. Se non si ha l'arma del delitto (la flebo) e non è nota con certezza la causa della morte, come si fa a ricostruire la dinamica del delitto? Infatti, dice Lucia, “nonostante gli esami tossicologici abbiano permesso di rinvenire nel fegato tracce di “eroina da strada”, le perizie, di parte, dell'accusa, del giudice, non giungono a certezza. 

Non si sa se, come, quando e quanto, ma solo: forse. A questa conclusione sono giunti anche gli onorevoli giudici della Corte d'Assise d'Appello di Lecce, la cui sentenza è stata comunque anata, ‘buttata a terra’, dice Pasquale Corleto, avvocato di Lucia. Quando manca la prova scientifica, – conclude Lucia – il quadro probatorio è indiziario e fragile, le indagini pasticciate, le numerose perizie contraddittorie, non vi è neanche certezza di delitto, cosa resta”? 

L'atroce dubbio che in carcere vi sia un innocente. E che ingiustamente una bambina stia passando l’infanzia lontano da sua madre.




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