Ria: ‘Investire sul barocco’. Ma al Governo non interessa

Presentata da un anno e mezzo, la sua proposta di legge sulla tutela dell’architettura salentina del XVII e XVIII secolo non è stata ancora discussa in Commissione

ROMA – Il boom turistico registrato dal Salento negli ultimi anni è un dato di fatto innegabile. Merito delle spiagge, del mare cristallino, delle specialità eno-gastronomiche, delle bellezze naturali, culturali ed architettoniche. Merito, certamente, dello stile barocco nato tra il 17° e 18° secolo. E proprio per preservare questa ricchezza, Lorenzo Ria, deputato Udc-Terzo Polo, ha presentato lo scorso anno in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati una proposta di legge, la n. 3369, finalizzata alla restaurazione e alla conservazione dell’architettura barocca nei Comuni di Lecce, Tricase, Nardò, Otranto, Maglie, Galatina, Copertino, Casarano e Gallipoli, considerata filo conduttore di un patrimonio artistico-culturale che costituisce una delle attrattive più importanti dell’intero Mezzogiorno. Le politiche del Governo sono state caratterizzate, negli ultimi anni, dal massiccio taglio delle risorse destinate alla cultura e alla tutela e conservazione dei beni culturali. Nel 2010 lei ha presentato una proposta di legge che avrebbe previsto, in caso di approvazione, uno stanziamento di 15 milioni di euro destinati alla “cura” dell’architettura barocca di alcuni Comuni del Salento. Che cosa si prevede nel provvedimento e quali motivazioni hanno contribuito al mancato, fino ad ora, incardinamento dello stesso in Commissione? “La mia proposta di legge rappresenta prima di tutto un segnale di continuità con l’attività da me posta in essere nei nove anni di Presidenza della Provincia di Lecce, tesa ad un reale recupero e ad un’effettiva protezione del patrimonio artistico e portata avanti attraverso accordi con le Diocesi locali e le altre autorità coinvolte. È stato naturale per me, da parlamentare, fare una proposta che riguardasse lo stanziamento statale di 15 milioni di euro per il periodo 2010-2012, attraverso cui finanziare un piano pluriennale di restauro che vede interessati i Comuni, le Soprintendenze, la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia e il Ministero per i beni e le attività culturali. Non è la prima volta che si pone all’attenzione del Parlamento e del Governo il tema del recupero del barocco leccese che, si badi, in alcuni casi costituisce una vera e propria emergenza, anche a causa della friabilità della pietra leccese, particolarmente esposta ad agenti atmosferici, tanto da creare un apposito centro per la sua salvaguardia. La mia proposta è stata presentata l’8 aprile 2010 e contestualmente assegnata alla Commissione Cultura. Non è ancora stata calendarizzata perché per l’intera legislatura, hanno prevalso provvedimenti di interesse della maggioranza parlamentare – più che del Paese (vedi le tante leggi ad personam!) – privilegiando, in generale, i disegni di legge governativi rispetto alle proposte di legge parlamentari. Del resto, ciò trova conferma e riscontro anche nel largo uso della fiducia, che finora è stata posta ben 51 volte. Quanto al taglio massiccio delle risorse destinate alla cultura, non c’era da aspettarsi altro da un Governo il cui principale responsabile della politica economica generale, il ministro Giulio Tremonti, si espresse con la tristemente nota frase ‘Con la cultura non si mangia’”. In un periodo di crisi economica come quello attuale può la cultura (e tutte le attività ad essa connesse) rappresentare un opportunità di crescita e di “risveglio” per un sistema economico del nostro Paese? In che misura e con quali modalità? “A mio avviso, la cultura e i beni artistici e paesaggistici del nostro Paese sono il vero motore sul quale investire per dare slancio alla crescita e alla rinascita economica di cui abbiamo estremo bisogno. Si tratta, anzitutto, di una peculiarità nazionale non replicabile, perciò naturalmente sottratta alla concorrenza dei competitors stranieri ed, in secondo luogo, di un settore fortemente competitivo, posto che, l’Italia possiede il più ampio patrimonio culturale a livello mondiale con oltre 3.400 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco. Nonostante questo dato di assoluto primato a livello mondiale, si nota come gli Stati Uniti, ad esempio, con la metà dei siti Uunesco rispetto all’Italia, hanno un ritorno commerciale pari a 16 volte quello italiano. A fronte della ricchezza del patrimonio culturale italiano, rispetto alle realtà estere esaminate, emergono, quindi, enormi potenzialità di crescita non ancora valorizzate. Investendo nell’ambito di pochi, ma prioritari settori, ovvero il turismo e il merchandising artistico in alcuni servizi collegati (alberghi, ristorazione, viaggi, ecc…), sarebbe possibile dare avvio ad un processo virtuoso che coinvolgerebbe, con ricadute positive, tutta una serie di settori sinergici quali agricoltura, infrastrutture, artigianato, industria ed altri servizi”. Un problema comune a molte realtà del Salento è rappresentato non solo dalla mancata tutela e conservazione del bene culturale ma anche dalla incapacità di renderlo fruibile ai turisti che ogni anno vengono a “visitarci”. Molto spesso infatti il turista quando viene in vacanza deve imbattersi in chiese e monumenti difficilmente accessibili o addirittura chiusi. Tale realtà denota una incompetenza o inesperienza nelle attività di programmazione turistico-territoriale. Quali sono, in tal senso, le proposte del suo partito per una drastica inversione di tendenza? “Il Salento è una terra ricchissima sia dal punto di vista delle formazioni artistiche, barocche ma non solo, sia dal punto di vista paesaggistico – cito solo a titolo esemplificativo i kilometri di coste della nostra penisola che, oltre ad essere tanti sono anche frastagliati e offrono un ampio ventaglio di proposte all’utenza -. Al contempo, bisogna tenere conto di un altro aspetto del nostro territorio, ovvero la non concentrazione dei siti di interesse artistico e le carenze del settore dei trasporti pubblici locali, che rendono assai difficile porre in essere un progetto di rilancio intelligente del turismo, culturale in primis. Un piccolo tentativo di coordinamento del settore trasporti fu promosso proprio negli anni in cui ero alla Presidenza della Provincia di Lecce; mi riferisco all’iniziativa ‘Salento in bus’, che ebbe molto successo poiché collegava i paesi a sud di Lecce alla città capoluogo, offrendo ai turisti la possibilità di raggiungere varie località tramite un mezzo pubblico – possibilità fino ad allora negata, poiché i collegamenti ferroviari con le località limitrofe erano, e sono tuttora, pochi, scarsi e inefficienti, non costituendo un servizio per il turista ma forse, più spesso, un disservizio. Un ulteriore punto critico riguarda aspetti della legislazione nazionale, poiché in Italia non esiste un Albo delle guide turistiche, dunque, nonostante siano previsti studi alberghieri e corsi di laurea in beni culturali o in economia del turismo, coloro i quali terminano il percorso di formazione non hanno un solco netto entro il quale esercitare la professione. Direi, quindi, che bisognerebbe, in primo luogo, investire nel raccordo tra formazione e lavoro, coinvolgendo anche le aziende che operano sul territorio e che otterrebbero un rientro in termini economici proprio dalla rivalutazione del patrimonio storico artistico e paesaggistico della penisola salentina. In secondo luogo, nell’organizzazione di una serie di itinerari turistici, i quali prevedano degli orari di apertura dei siti di interesse culturale omogenei e funzionali allo scopo, revisionando e adattando al medesimo scopo anche il trasporto pubblico”. Lorenzo Ria è componente della II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. La sua percentuale di presenze durante le votazioni elettroniche in aula è del 98,32%

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