Aperture domenicali. ‘Ne fanno le spese i dipendenti’

Lecce. Capone e Vilei avanzano le proposte che potrebbero aiutare il settore commercio senza privare gli operatori del diritto al riposo

LECCE – “Città d’arte o meno, città di cultura o meno, Porta d’Europa o Capitale del mondo, non è giusto che siano soltanto i lavoratori dipendenti del settore commercio a pagare, in prima persona, la battaglia all’ultimo sangue delle aperture domenicali e dei festivi”. E’ il p unto di vista di Antonio Capone, candidato sindaco di Lecce con la lista civica “Verso Lecce”, condiviso da Emanuele Vilei, del Comitato Popolare leccese, i quali sottolineano quello che ritengono un paradosso e cioè il fatto che “ci si debba addirittura giustificare se per qualche data segnata in rosso sul calendario le attività commerciali rimangano chiuse”. “Né regge il pretesto – aggiunge – che l’apertura dei negozi risponda alle esigenze dei turisti, poiché appare davvero strano che in tanti anni non si sia mai riusciti ad attivare un serio tavolo di concertazione con la Curia e la Facoltà di Beni Culturali per far rimanere aperte le splendide chiese della città, mentre funzionino a meraviglia, o quasi, gli accordi per lasciare aperte le attività commerciali”. “La qualità della vita a Lecce – continua il candidato – non può passare dal permesso sottaciuto di sfruttare commesse e dipendenti ma occorre, invece, pensare a ripristinare il sacrosanto diritto al riposo nei giorni festivi per consentire ai tanti operatori di un comparto trainante in città di vivere la meritata vita familiare”. Secondo Capone sarebbero altre le agevolazioni che l’Amministrazione comunale dovrebbe offrire al settore commercio: un piano traffico adeguato, una migliore organizzazione e fruizione dei mezzi pubblici, una più sensibile tolleranza nei confronti dei cittadini affinché possano effettuare i loro acquisti senza la paura di multe salate, un sostegno alle attività ubicate in periferia con un miglioramento della vita sociale di quelle realtà urbane. “Non è certo inseguendo i grandi ipermercati fuori porta – dice – che si agevola un settore basilare per l’economia cittadina. Se i sindacati non riescono nella loro precipua funzione di tutela dei lavoratori, l’Amministrazione comunale non può rimanere inerte e insensibile dinanzi allo scadere della qualità della vita di tanti suoi cittadini chiamati a dare disponibilità lavorative tutti i giorni dell’anno e privandoli della dimensione privata che è un sacrosanto diritto di ogni uomo”.

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