Ieri Ittica. Oggi discarica di rifiuti pericolosi

IL REPORTAGE. Ugento. Amianto, plastica, materassi per terra. Un bacino dall’acqua putrida ed il canale che porta al mare. In pieno parco naturale

UGENTO – 25 ettari di rifiuti e decadenza. E’ l’area della ex Ittica di Torre Mozza (Ugento), un tempo attività fiorente per la riproduzione controllata di pesci marini e gamberi. Oggi un’immensa discarica di rifiuti. Anche pericolosi. L’area è sotto sequestro dall’ottobre 2010. I sigilli sono stati apposti dagli agenti del commissariato di Taurisano, in collaborazione con quelli del nucleo rurale e ambientale della polizia municipale di Ugento che informarono l'autorità giudiziaria per crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, attività di gestione di rifiuti non autorizzata e altri reati. L'area, sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, idrogeologico, ricade all'interno del parco naturale “Litorale di Ugento”.

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Da tempo il Comune di Ugento discute del progetto di riqualificazione dell’area e della necessità di una sua bonifica. La questione è diventata ancora più urgente in seguito a due incendi che si sono sviluppati l’estate scorsa; per giorni i cittadini hanno accusato difficoltà respiratorie; per alcuni è stato necessario il ricovero in ospedale.

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I prelievi dell’Arpa sul terreno hanno rilevato livelli di inquinamento entro i limiti. Ma i rilievi sull’aria non sono mai stati effettuati; eppure sarebbe stato più logico analizzare l’aria, in seguito ad un incendio.

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Il degrado del luogo è evidente: la recinzione dell'impianto è caduta e un canale che porta al mare è privo di argini.

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All'interno dell'area sono presenti edifici privi di infissi, fatiscenti, con l'intonaco parzialmente deteriorato e alcune strutture in metallo in precario equilibrio statico, i cui pilastri in ferro sono arrugginiti e corrosi dalle intemperie.

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I capannoni principali sono due; uno è più ampio e contiene larghe vasche; il pavimento è impraticabile. Tubi caduti e vasche rotte dappertutto.

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Un altro capannone conteneva gli uffici; se ne vedono i resti: ci sono mobili distrutti, carte e rifiuti di ogni tipo riversate sul pavimento.

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Presenti anche vasche di grandi dimensioni prive di protezione, alcune delle quali realizzate in cemento amianto e pertanto da bonificare; vasche, in parte piene di acqua verdastra melmosa e probabilmente anche fanghi residui dell'itticoltura e con alcune reti all'interno, pericolosissime per le specie di uccelli migratori e stanziali che utilizzano questi ambienti come area di sosta, di riproduzione e di alimentazione.

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E ancora pali in vetroresina riversi sul terreno, frigoriferi dismessi, perfino materassi, contenitori di mangime, silos, tubi di varie dimensioni in pvc e in lamierato, cumuli di vetro, materiale elettrico, legnoso, ferroso, numerosi bidoni.

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Ad essere inquinata potrebbe essere non solo l'area dell'Ittica ma anche quella vicina dei bacini, come quello di Spunderati Sud (Lido Marini) che dunque potrebbe scaricare in mare sostanze pericolose. Nel Consiglio comunale del 13 ottobre scorso, il sindaco Massimo Lecci ha fatto sapere che la proprietà dell’area, la società Baglivo di Tricase, ha intenzione di intraprendere un’attività di bonifica che potrebbe partire già entro novembre. Lecci è ancora più ambizioso e vorrebbe addirittura concludere i lavori entro il 2011: “Speriamo che entro fine anno bonifichiamo e mettiamo in sicurezza”, ha detto nella stessa seduta di Consiglio. Naturalmente è una tempistica impossibile da rispettare, anche perché l’intervento da realizzare è davvero consistente. Intanto si potrebbe cominciare assicurando che nessuno metta piede all’interno dell’area. Il sindaco, è stato chiesto dai gruppi consiliari di minoranza, emetta un’ordinanza che obblighi la proprietà a chiudere l’ingresso. Sarebbe già un primo passo verso la messa in sicurezza. E poi si passi ai progetti. Articolo correlato: Ex Ittica. Nessuna garanzia sulla salubrità dell'aria

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