'Nottetempo'. Assolti per non aver commesso il fatto

Lecce. Tra gli episodi di cui erano accusati gli imputati, l'attentato incendiario contro l'abitazione della mamma di don Cesare Lodeserto

LECCE – Sono stati tutti assolti per non aver commesso il fatto, i tre presunti esponenti di un gruppo appartenente all’area anarchica accusati di essersi introdotti e di aver occupato, per circa 15 minuti, la sede della Croce Rossa leccese, che si trova sul viale dello Studente. Si era trattato di una manifestazione promossa per fare volantinaggio e sensibilizzare l’opinione pubblica dopo gli arresti di altri presunti anarchici, eseguiti su ordinanza di custodia cautelare della Procura del capoluogo salentino, nell’ambito dell'operazione denominata “Nottetempo” scattata il 12 maggio 2005. Il pubblico ministero Giorgio Lino Bruno aveva ipotizzato l’occupazione di edificio pubblico aggravato anche dal numero di persone che avevano partecipato all’azione. Una tesi che non ha trovato riscontro nella sentenza del giudice Fabrizio Malagnino, che ha assolto “per non aver commesso il fatto”: Andrea Ventrella, Stefania Carolei e Mariagrazia Scoppetta, assistiti dagli avvocati Francesca De Paolis e Carlo Sariconi. 10 dicembre 2010 'Operazione Nottetempo': anarchici condannati per associazione sovversiva Colpo di scena nel processo d’appello scaturito dalla cosiddetta “Operazione nottetempo”, scattata nel maggio del 2005 nei confronti di un gruppo di anarco-insurrezionalisti leccesi, tutti componenti del gruppo che, a partire dall'estate del 2003, aveva fatto parlare di sé per gli attentati, i danneggiamenti e le scritte contro il sistema carcerario, i centri di accoglienza-permanenza e le multinazionali del petrolio e dell'abbigliamento. I giudici della Corte d’appello di Lecce hanno riformato la sentenza di primo grado, condannando i dodici imputati per “associazioni sovversiva”. Il processo di primo grado, in cui era stata riconosciuta la “semplice” associazione per delinquere, si era concluso con sette condanne. Dodici, invece, le condanne emesse in secondo grado: Salvatore Signore (ritenuto a capo dell’organizzazione) a 5 anni e 5 mesi, Saverio Pellegrini a 2 anni e otto mesi; e Cristian Paladini a 2 anni e 7 mesi; Alessandro De Mitri a 1 anno e 7 mesi; Marina Ferrari ad 1 anno e 11 mesi; Massimo De Carlo a 1 anno e 6 mesi; Annalisa Capone e Andrea D’Alba a 1 anno e 8 mesi; Davide Margari, Cinzia Serra e Saverio Alemanno a 1 anno e 4 mesi; Laura Prontera a 1 anno. E’ il 12 maggio 2005 quando scatta l’operazione “Nottetempo”. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Lecce, porta a una serie di perquisizioni in tutta Italia. Cinque le ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di altrettanti anarchici leccesi. Altri 13 indagati a piede libero. Per tutti l’accusa è di “associazione sovversiva con finalità di eversione dell’ordine democratico” (art. 270 bis C.p.). Il 6 agosto uno degli arrestati ottiene i domiciliari e un mese dopo uno delle persone ai domiciliari viene liberata con l’obbligo di dimora. Dopo due mesi di isolamento Salvatore Signore viene trasferito da Salerno a Sulmona. Il 9 novembre si celebra l’udienza preliminare in cui due degli indagati vengono prosciolti da tutte le accuse, mentre altri proscioglimenti riguardano alcuni reati specifici. Tra gli episodi di cui sono accusati gli imputati, compare l'attentato incendiario contro il portone d'ingresso del Duomo del capoluogo salentino. Prima di quell'episodio, in città e in alcuni paesi della provincia, erano già comparse le scritte contro le carceri, l’ex Cpt “Regina Pacis”, “Benetton”, e altre multinazionali. Inoltre erano state organizzate anche delle manifestazioni di protesta davanti ai cancelli del centro di accoglienza “Regina Pacis”, con l'intento, secondo gli investigatori, di istigare gli immigrati alla sommossa. Poi era stata la volta delle minacce telefoniche fatte giungere agli operatori della struttura e all'allora direttore don Cesare Lodeserto. Tra i reati ipotizzati vi sono poi i danneggiamenti dei bancomat di Banca Intesa “rea di avere acceso i conti correnti del “Regina”” e dei tubi di gomma delle colonnine di carburante del distributore Esso di Galatina, per colpire la multinazionale del petrolio con interessi economici in Iraq. L’episodio che più di ogni atro aveva suscitato scalpore, era stato l'attentato incendiario contro l'abitazione della mamma di don Cesare Lodeserto. Il sacerdote, una delle parti offese nel processo, vive oggi in Moldavia, dove dirige l’omonima fondazione Regina Pacis.

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