Regione Salento: la Costituzione è un’opinione

La Regione Salento non si farà. La Consulta ha chiarito che il referendum deve essere promosso da un terzo della popolazione dell'intera Regione

La Regione Salento non si farà. La Consulta ha chiarito che il referendum deve essere promosso da un terzo della popolazione dell'intera Regione e non solo dell'area strettamente interessata. Quindi, nel caso della Regione Salento, da un terzo dei pugliesi e non da un terzo di salentini. L’aveva detto Lorenzo Ria, ma prima di tutti il vecchio saggio Giovanni Pellegrino. Questa pronuncia risulta contemporaneamente come uno schiaffone e uno sberleffo ai ‘professionisti’ promotori dell’iniziativa: tanta fretta nell’inventare nuove leggi quanta l’incompetenza nell’interpretare quelle ‘vecchie’, come la Costituzione. Certo non un bel biglietto da visita per il ‘patron’ Paolo Pagliaro, che con il suo movimento si candida ad amministrare il capoluogo: troppo occupato a conquistarsi una poltrona per badare alle regole democratiche che gli permettono di farlo. Ma a ben guardare Pagliaro esce vincitore da quest’operazione, sia nel portafoglio, sia nell’immagine: nel portafoglio, perché con la campagna di comunicazione “Salento doc” ha posto le basi ‘filosofiche’ del movimento, riducendolo ad un’autarchia consumeristica che, di fatto, è stata un mantice finanziario per le sue reti; nell’immagine, perché si è proposto come il salvatore degli interessi economici del Salento che, però, coincidono con i suoi quando le aziende e i prodotti che aderiscono alla campagna “Salento doc” vengono pubblicizzati a pagamento sulle sue reti. Se siamo quel che mangiamo, come diceva Feuerbach, per Pagliaro siamo salentini se mangiamo e beviamo quello che dice lui. Finora sono stati in tanti a bersela, la sua strategia pro domo sua. E quindi: il furbacchione Pagliaro, ha vinto lui.

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