Sfruttamento e lavoro nero. ‘Non è tutto oro ciò che è turismo’

Lecce. La Cgil lancia l'allarme: già a settembre il 30% delle vertenze presentate riguardano il settore turistico

LECCE – E’ stata un’estate dei record. Dalle temperature alla presenza dei turisti, una stagione che verrà ricordata come quella dei segni “+”. Ma c’è anche un altro lato della medaglia, quello che riguarda lo sfruttamento ed il lavoro non regolare. Ed il turismo assume improvvisamente tutta un’altra faccia. A lanciare l’allarme è la Filcams Cgil, che richiama ad una riflessione sull’argomento più matura e approfondita di quanto non sia stato fatto finora, partendo proprio dalle condizioni .di lavoro del personale del settore turistico. Un settore in cui il 35% dei lavoratori, su scala nazionale, è in nero o in posizione irregolare. Un dato che non si discosta molto da quello che può fornire l’Ufficio vertenze della Cgil Lecce: nei soli mesi di giugno, luglio e settembre, infatti, sono state avviate le pratiche di 109 vertenze individuali, di cui 32 riguardano il settore dell’accoglienza e della ristorazione (alberghi, ristoranti, bar, pizzerie), pari al 29,32%. Un dato che tenderà a crescere, considerando che i mesi di novembre e dicembre rappresentano il periodo clou, in cui, fatti e disfatti i conti con i propri “datori di lavoro”, molti lavoratori, per lo più giovani, si vedono in genere costretti a ricorrere alla vertenza individuale. Sono ancora realtà ampiamente diffuse le storie di lavoro sottopagato, part-time che nella realtà sono 10-12 ore lavorate al giorno, contratti atipici che mascherano lavoro subordinato, assenza totale di misure di sicurezza, formazione e tutele nei confronti dei lavoratori. Storie di sfruttamento e lavoro sommerso che finiscono per diventare la norma. “Pertanto – dicono dal sindacato – prima di parlare di ombrelloni e divertentismi aperti tutto l’anno, chiediamo una presa di coscienza generale, di tutte le parti coinvolte, nel nostro territorio”. L’invito agli imprenditori del settore è a lavorare, non solo per il profitto, ma per far crescere l’economica del territorio attraverso buona occupazione. “Perché il precariato e il lavoro nero peggiorano la qualità del servizio, creano demotivazione e mortificazione nei lavoratori. Le aziende che operano nel settore turismo devono fare un salto di qualità, investendo nella formazione continua che permette di professionalizzare i propri dipendenti, migliorando i servizi offerti al turista”. Alle istituzioni si chiede di investire sulle aziende che rispettano il contratto collettivo nazionale del lavoro e aiutare le aziende che alle volte per un difetto di competenze non riescono ad agganciare le opportunità che il CCNL offre in tema di riqualificazione e formazione del personale. “Il frutto di questo investimento sarà patrimonio di tutti e non solo dell’imprenditore e del lavoratore, ma anche del territorio che risponderà con la qualità e la legalità alle richieste dei turisti”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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