Ciclone ‘Augusta’. Gli spunti di riflessione di Salvemini

Lecce. I tre insegnamenti che questa storia dovrebbe aver lasciato in amministratori e cittadini

LECCE – Quando il ciclone “cocaina a Palazzo” sembra passato, e quando la politica cittadina ha ripreso il passo di sempre, interrogandosi su possibili candidati vincenti per le Amministrative e su strategiche alleanze da stringere, Carlo Salvemini, promotore di Lecce2.0dodici, fa un passo indietro e ritorna proprio lì dove tutto è cominciato, l’operazione “Augusta” dei carabinieri. Gli spunti di riflessione sono tanti: il ruolo della magistratura ed il ruolo dei politici; i polveroni mediatici e le inevitabili domande e curiosità dei cittadini; i “buoni propositi” per la prossima volta, quei pochi punti fermi da tenere presenti quando si ripeterà un episodio analogo. Secondo Salvemini tre sono gli insegnamenti decisivi di questa “brutta storia”, come la definisce, di cui fare tesoro: non assegnare valore di verità ai cosiddetti “si dice”; evitare il susseguirsi di dettagli su presunte delicate indagini nei confronti di amministratori locali; cercare di non cadere, da parte dei politici, in aree di illegalità. Di seguito l’intervento di Salvemini in versione integrale. Ciascuno di noi, o almeno ciascuno di quelli che hanno avuto interesse e pazienza di seguire le notizie trapelate a seguito dell’operazione “Augusta”, alla fine s’è fatto un’idea di come stanno le cose; oltre l’ufficialità dei comunicati e le asserzioni delle conferenze. Avrà deciso se considerare le parole del procuratore della Repubblica un’assoluzione politica o una esclusiva puntualizzazione giudiziaria. Avrà deciso se ritenere credibili le notizie apparse nei giorni passati su tutti i media locali circa le presunte frequentazioni di qualche nostro rappresentante nelle istituzioni con esponenti della criminalità organizzata. Avrà deciso se giudicare attendibili i tanti test antidroga sbandierati come biglietti vincenti della lotteria dai nostri amministratori. Avrà deciso se attribuire alla richiesta di controlli medici cui sottoporre la classe politica il valore di una campagna di moralità pubblica o quella di battaglia elettorale. Avrà deciso se dichiarare inaffidabile e approssimativo il lavoro svolto dal sistema dei media locali nel raccontare e rendere noti alcuni elementi dell’indagine non contenuti nell’ordinanza del gip. Come spesso accade saremo costretti a non poter conoscere la verità; che come il gioco della corda viene tirata da una parte e dall’altra. Quasi possa essere la vittoria dell’uno ai danni dell’altro. E non, piuttosto, la sconfitta di tutti. Chi ha ruoli di responsabilità non può non riflettere con sofferenza su questo punto: l’aver rovesciato sulla comunità un ulteriore elemento di sfiducia nei confronti delle Istituzioni. Si è maneggiato materiale incandescente senza le dovute precauzioni. Si è atteso troppo prima di intervenire per spegnere l’incendio che bruciava la verità. Si è preteso di frenare le fiamme rovesciando un bicchiere d’acqua. Lasciando per terra tizzoni ancora ardenti. Che serva da lezione per il futuro. Senza naturalmente pretendere di consegnare l’interpretazione autentica di quanto accaduto nella scorsa settimana provo a mettere in fila quelli che a me paiono gli aspetti decisivi di questa brutta storia. 1. In un Paese travolto da falsi dossier, depistaggi investigativi, macchine del fango è quanto meno prudente non assegnare valore di verità ai cosiddetti “si dice” riferiti a fatti, situazioni, episodi che vengono raccontati senza un conferma documentale. Il rapporto fiduciario con le proprie fonti è uno dei capisaldi del giornalismo giudiziario. Ma proprio in considerazione di episodi inquietanti della nostra storia recente e per il rispetto dei lettori e dei soggetti eventualmente coinvolti esso deve accompagnarsi a indispensabili, anche se complicate, verifiche di attendibilità e riscontri. Diversamente si corre il rischio di venire smentiti senza la possibilità di difendere la propria onorabilità e deontologia professionale. 2. In un Paese dove la tensione tra Magistratura e Politica è da un ventennio molto alta è stato certamente dannoso non aver tempestivamente evitato il susseguirsi di dettagli su presunte indagini molto delicate nei confronti di amministratori locali. Quanto abbiamo letto e ascoltato è evidentemente frutto di notizie fatte arrivare alle redazioni giornalistiche. Può essere smentito con un comunicato ma certamente non cancellato senza ulteriori precisazioni che dimostrino oltre l’irrilevanza penale anche l’assoluta infondatezza. Mi spiego meglio: scrivere che “non è stata intercettata e non è negli atti alcuna conversazione telefonica e non è risultato alcun contatto dal quale possa ritenersi che Salvemini avesse acquistato acquistasse o dovesse acquistare droga” mi scagiona da un sospetto pesante. Non precisare che “Salvemini non ha avuto contatti di alcun tipo con gli arrestati se non irrilevanti e casuali” lascia ombre pesanti sulla mia credibilità pubblica. E accredita l’idea, pericolosa e non veritiera, che il sistema dei media abbia ordito, in concorso, una campagna di stampa diffamatoria. 3. In un Paese dove esiste una diffusione della criminalità organizzata nel corpo economico e sociale di molte regioni italiane, compito della politica dei partiti e dei suoi rappresentanti è quello evitare ogni sconfinamento in aree di illegalità per il tramite di soggetti poco raccomandabili, come si diceva un tempo. “Non vi è dubbio che chi riveste cariche pubbliche ha il dovere, prima e più di chiunque altro, di essere d'esempio, di rispettare le regole e le istituzioni, di avere comportamenti che evitino di finire, anche se per debolezza, nelle spire di un mondo malavitoso”, è stato giustamente ribadito. Il problema che si pone da qualche anno, e anche in queste ultimi giorni, è quindi molto semplice, direi quasi banale: quando tutto questo dovesse accadere (ed è già accaduto) quali provvedimenti deve assumere la Politica? Esemplari, intransigenti, coerenti con queste premesse immagino. Senza quindi invocare il rispetto del codice penale per assolvere frequentazioni imprudenti, spericolate, inopportune. Ecco: sarebbe il caso che ai proclami e alle dichiarazioni impegnative seguissero fatti e decisioni. Altrimenti saremo costretti a doverci ripetere alla prossima occasione e considerare anche questa vicenda un banale incidente di percorso e non un pericoloso campanello d’allarme. Articoli correlati: Test antidroga a Palazzo Operazione Augusta

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