Lotta alla mafia. Il disegno di legge di Maritati

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Di Salvatore Ventruto Alberto Maritati (senatore Pd) ha presentato in commissione giustizia al Senato un disegno di legge per modificare gli articoli 117 e 371-bis del codice di procedura penale in materia di poteri di coordinamento del Procuratore Nazionale Antimafia. Il disegno di legge nasce con l’obiettivo di introdurre nel nostro ordinamento una previsione legislativa ad hoc che riconosca al Procuratore Nazionale Antimafia il diritto di ottenere copia degli atti d’indagine dalle procure distrettuali. L’esigenza di garantire una maggiore collaborazione istituzionale nonché quella di rendere effettivo l’esercizio delle prerogative riconosciute al Procuratore Nazionale Antimafia dall’articolo 371-bis del codice di procedura penale, ( nella prassi fortemente ridimensionate) rendono necessaria, secondo Maritati, per otto anni vice procuratore nazionale antimafia, l’approvazione di tale disegno di legge, il cui esame in commissione è iniziato lo scorso 6 luglio. L’assenza di una legge che riconosca esplicitamente al Procuratore Nazionale Antimafia il diritto di ottenere copia, dalle procure distrettuali, degli atti d’indagine quanto influisce, allo stato attuale, sull’efficacia dell’azione di contrasto alla mafia (e alle altre organizzazioni criminali) posta in essere dallo Stato? Con l’eventuale approvazione di tale disegno di legge non potrebbe essere messa a rischio l’autonomia delle procure distrettuali? “La Procura Nazionale Antimafia nacque per una esigenza di coordinamento delle attività di tutte le Procure distrettuali antimafia, in considerazione della complessità del fenomeno mafioso che produce attività criminali plurime, anche in località differenti e lontane, spesso collegate tra loro, per via dei soggetti associati più o meno stabilmente. E’ evidente pertanto che vi sia la necessità di un organo giudiziario che sovraintenda, sul piano del coordinamento, ed occorrendo possa dare l’impulso, senza a togliere alla autonomia delle singole procure. Sin da quando si cominciò a parlare di una Procura Nazionale che erroneamente veniva nominata “Superprocura” molti procuratori, temendo ingerenze indebite o peggio inquinamento delle indagini, mostrarono contrarietà alla nascita dell’organismo. Anche dopo l’istituzione della PNA non pochi procuratori, per le stesse ragioni e per i perduranti timori di perdere autonomia, hanno ritardato, e talvolta omesso, di fornire tutti i dati le notizie e le informazioni relative ad indagini delicate in corso. Tutto ciò che è previsto nel disegno di legge sarebbe già doveroso allo stato della normativa vigente, sulla base di una serena e logica interpretazione della normativa in vigore, ma per vincere perduranti ritrosie ed ostacoli ad una effettiva operatività della PNA, io ritengo utile che sia varata una ulteriore norma maggiormente chiara e precisa”. Il disegno di legge prevede l’istituzione di banche dati presso le direzioni distrettuali antimafia nelle quali inserire tutta la documentazione relativa ad indagini eseguite per i reati previsti nell’art. 51 comma 3-bis del Codice di Procedura Penale. Inoltre è previsto che il Procuratore Nazionale Antimafia assicuri i collegamenti tra le banche dati distrettuali e quella istituita presso la direzione nazionale antimafia al fine di costituire un “unico sistema informativo. Quali vantaggi ne deriverebbero? “Esiste già una banca dati “a base relazionale” che pone in collegamento le 26 banche dati delle Procure distrettuali (SIDDA sistema informativo direzione distrettuale antimafia) con la banca dati centrale della DNA (SIDNA sistema informativo direzione nazionale antimafia). Si tratta di un vero gioiello informatico che ha sempre avuto un grave handicap, vale a dire i ritardi o le omissioni di inserimento dei dati da parte delle procure distrettuali antimafia. Il ddl mira anche a superare questo grave inconveniente. Recentemente si è potuto constatare un certo grado di “impotenza” del Procuratore Nazionale Antimafia sulla vicenda Ciancimino e sulla gestione della stessa da parte delle procure di Palermo e Caltanissetta. Quali motivazioni possono indurre le procure distrettuali (in questo caso Palermo e Caltanisetta) non solo a non collaborare tra di loro ma anche a non permettere al Procuratore Nazionale Antimafia di svolgere le funzioni riconosciutegli dall’art. 371-bis del Codice di procedura penale? “La causa di questo grave inconveniente va ricercata nelle ragioni antiche per cui molte Procure distrettuali si opposero alla istituzione della PNA. Il nostro Paese ha conosciuto stagioni di gravi “deviazioni” da parte dei servizi segreti con forme di inquinamento delle indagini anche per delitti importanti per la sicurezza dello Stato. È sufficiente pensare a Piazza Fontana, al delitto Moro, alla strage di Brescia ed agli omicidi Falcone e Borsellino. Se questo tuttavia può servire a comprendere la diffidenza di alcuni procuratori, non legittima certo il comportamento di chiusura o gravemente omissivo che alcuni di loro hanno tenuto e che continuano a tenere verso strumenti nati proprio per elevare il grado della risposta repressiva giudiziaria dello Stato. Alle deviazioni istituzionali si risponde con un sempre più corretto e vigile esercizio delle proprie funzioni e non certo con l’opporsi al corretto funzionamento di importanti istituti o organismi come la PNA”.

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Info sull'autore

Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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