Con le mani nei capelli

Il sindaco Paolo Perrone ha ordinato alla Giunta di sottoporsi al test tricologico, e noi ci siamo rivolti al dottor Pignatelli per saperne di più

Nel pieno dello scandalo “cocaina a Palazzo”, l'amministrazione leccese è costretta a muoversi cautamente tra la pressione di opinione pubblica e stampa e il riserbo sui tre nomi di politici venuti fuori dalle intercettazioni. Quest'ultimo, in particolare, è un fattore di estrema rilevanza che ha tutto il sapore della condanna a morte, – politica, s'intende – ma a data da destinarsi. La linea intrapresa dal sindaco Paolo Perrone è risultata chiara fin dal primo momento, ma, probabilmente, non ha sortito l'effetto desiderato. Cercando di chiudere in fretta e furia qualsiasi confronto sulla questione in un cassetto, ha solo ulteriormente stuzzicato il desiderio generalizzato e sacrosanto di conoscere i nomi degli amministratori involucrati nella losca faccenda. Ed ecco che, per cercare di venirne a capo, Perrone ha convocato i “suoi” ed ha ordinato loro di estinguere qualsiasi dubbio sottoponendosi al test tricologico. “Fate tutti il test tricologico, – ha comunicato all'intera Giunta il primo cittadino leccese – lo offriremo all’opinione pubblica in modo che non ci siano dubbi sul governo cittadino. Fatto questo, torneremo ad occuparci dei tanti problemi della città”. Come se questo non lo fosse, ci permettiamo di aggiungere. L'ormai famoso test tricologico, così chiacchierato in questi ultimi giorni, dovrebbe fornire quindi – deduciamo dalle parole di Perrone – una prova inconfutabile sull'estraneità o sulla connessione di un individuo con la droga. Abbiamo, a questo proposito, deciso di sentire l'unica persona in grado di “illuminarci” sul test tricologico: il dottor Francesco Pignatelli, direttore dell'omonimo laboratorio di analisi. “Il test tricologico è un esame che effettuiamo su un campione di capelli, pari ad almeno mezzo centimetro di lunghezza” – ci ha spiegato Pignatelli – “il vantaggio di questo tipo di test, rispetto al comune esame delle urine, risiede nella possibilità di individuare la presenza di una determinata sostanza anche ad oltre una settimana dal momento dell'assunzione. Il procedimento, che è sottoposto ad una normativa regionale, è il seguente: il personale autorizzato preleva il capello dal paziente, lo conserva in un contenitore sul quale si appone un tipo particolare di nastro sigillante per evitare manomissioni, e procede con le analisi. Se qualcuno dovesse portare nel nostro laboratorio un campione di capelli da sottoporre al test, potremmo tranquillamente effettuare l'esame, ma saremmo costretti a specificare che il prelievo del capello non è stato effettuato da noi; quindi non potremmo in nessun modo certificare il legame tra quella persona e il risultato del test. Il momento fino al quale possiamo risalire dipende esclusivamente dalla lunghezza dei capelli. Considerando che i capelli crescono mediamente di un centimetro al mese, se una persona con i capelli lunghi cinque centimetri avesse assunto droghe un anno fa, non potremmo mai saperlo”. La purezza da esporre al pubblico potrebbe quindi essere fatalmente legata alla frequenza con la quale si visita il barbiere o il coiffeur. Shampoo e taglio, come in confessionale, per liberarsi dal peccato; la calvizie come redenzione e il trapianto come reincarnazione. Basterà questa sequela di risultati negativi in bella mostra per eliminare le perplessità dei leccesi?

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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