Tagli ad Ostetricia. ‘Il Salento ha già dato’

Maniglio e Povero (Pd) chiedono a Fiore e Mellone di considerare come esigenze prioritarie della sanità leccese la sicurezza ed i fondi per il parto indolore

Pur apprezzando le disponibilità dell’assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore e del direttore dell’Asl Valdo Mellone a discutere in modo aperto dei punti nascita in provincia di Lecce, Antonio Maniglio e Paola Povero, esponenti del Pd e rispettivamente vicepresidente del Consiglio regionale e consigliera comunale di Lecce, pongono un primo punto fermo: il Salento non venga ulteriormente penalizzato nella sanità. Le misure del piano di rientro già attuate, e quelle in gestazione, avrebbero secondo i due esponenti politici già gravemente toccato il diritto alla salute dei salentini: la chiusura di diversi nosocomi starebbe ingolfando gli ospedali attivi a cominciare dal Fazzi, ed il blocco del turn over starebbe mettendo in grave sofferenza il funzionamento dei reparti. Ulteriori chiusure e tagli indiscriminati potrebbero creare ulteriori disagi e disservizi per i cittadini. E tre punti nascite sarebbero insufficienti per un territorio come quello salentino. “L’ipotesi – commentano – non sta né in cielo né in terra”. “Una provincia lunga 100 km e con 97 Comuni – aggiungono – ha bisogno di una rete di Ostetricia che dia sicurezza vera a chi deve partorire. E le distanze, soprattutto se debbono essere percorse attraversando i centri abitati, sono un elemento di rischio. E’ paradossale che ancora una volta, seppure per chiare colpe del governo nazionale, si parli di tagli e compressioni e non si diano risposte ai nuovi bisogni delle donne”. “La riduzione del numero dei parti cesarei a vantaggio di quelli naturali, ad esempio, obbliga il sistema sanitario a garantire a tutte le donne l'accesso all'analgesia epidurale. Come si può raggiungere l’obiettivo della diminuzione dei parti cesarei se non si mette la donna nelle condizioni di non avere dolore durante il travaglio? Da mesi le donne denunciano tale problema, ma ancora non si vede luce. Ancora una volta chi può paga ed elimina il dolore e chi non ha, è destinata a soffrire”. Le strutture di primo livello che saranno individuate della nuova rete dovranno pertanto dare, secondo Maniglio e Povero, una risposta adeguata ai parti normali; per quelli difficili o che potrebbero complicarsi, le donne avranno a diposizione gli ospedali di secondo livello come il Fazzi. Ma ciò non potrebbe prescindere da una dotazione di personale e mezzi che oggi, in tutti gli ospedali salentini, “è lontana dagli standard minimi di qualità”. Anche nel settore della ginecologia e dell’ostetricia l'interazione ospedale-territorio sarebbe ancora lontana. “E ciò a causa di una organizzazione cieca che ancora non fa passi avanti e sovraccarica le strutture ospedaliere di competenze inutili”. L’augurio dei due esponenti del Pd è pertanto che la riorganizzazione dei reparti non sia solo un’operazione “taglia e cuci”, ma possa affrontare irrisolti problemi strutturali evitando di caricare sulle donne e le loro famiglie le incombenze derivanti dal piano di rientro.

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