‘Gatto nero’. La Cassazione annulla parte delle accuse

Lecce. Vincenza Pastorelli avrebbe gestito case d’appuntamento a Lecce e Guagnano

LECCE – Quel gatto nero non le ha certo portato fortuna negli anni. Da quando, nel lontano 1969, Vincenza Pastorelli furoreggiò allo Zecchino d'oro con la canzone “Volevo un gatto nero”, sono trascorsi molti anni, in cui il suo nome è stato legato a processi e vicende giudiziarie ancora in corso. Nei giorni scorsi, infatti, i giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione hanno parzialmente anato i capi d’imputazione a carico della Pastorelli (tentata estorsione e favoreggiamento della prostituzione), rinviando gli atti alla Corte d’Appello di Lecce. Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni per comprendere esattamente quali accuse a carico della donna siano state anate e per quali imputazioni debba essere celebrato il nuovo processo d’appello. Nel dicembre del 2007, l’ex bambina prodigio originaria di Guagnano, oggi 46enne, fu arrestata insieme al suo compagno di allora, Pasquale Trevisi (che ha poi patteggiato, nel giugno del 2008, una pena a tre anni di reclusione) al termine di un’indagine dei carabinieri della compagnia di Campi Salentina. Secondo l’ipotesi accusatoria la coppia aveva gestito, a Guagnano e a Lecce, due case d'appuntamento, nelle quali si prostituivano quattro ragazze italiane. Per le prestazioni i clienti, di ogni età e fascia sociale, pagavano dai 60 ai 150 euro. Nelle case d'appuntamento camuffate da centri massaggi pubblicizzati attraverso gli annunci, la donna leggeva anche le carte ai frequentatori che volevano “previsioni” sul futuro. Quando la Pastorelli lasciò il Salento in virtù di un incarico di insegnante nella scuola elementare “De Amicis” di Stradella (in provincia di Pavia), le case d’appuntamento furono affidate alle prostitute, che avrebbero versato una percentuale alla donna, alla quale il contante veniva inviato con vaglia postali. Le richieste della donna sarebbero divenute sempre più alte, accompagnate anche da minacce. Vincenza Pastorelli fu condannata con giudizio abbreviato, nel gennaio del 2009, a tre anni e quattro mesi per sfruttamento della prostituzione, tentata estorsione ed estorsione consumata, ai danni delle sue collaboratrici. In appello la pena fu ridotta tre anni. La Pastorelli, che sin dal primo momento ha respinto ogni accusa, ha sempre sostenuto di aver semplicemente dato in locazione gli appartamenti. La 46enne originaria di Guagnano è difesa dagli avvocati Nicola e Tommaso Stefanizzo.

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