Puglia. Se a delinquere è lo straniero

 

Le notizie di reati associativi a carico di cittadini albanesi in regione rappresentano il 7% rispetto all’intero territorio nazionale; il 3,5% per i nordafricani

In Puglia “il connubio operativo della criminalità albanese con quella autoctona viene costantemente rilevato soprattutto per ciò che concerne il traffico di stupefacenti, costituendo, la regione, il naturale punto di approdo di significativi quantitativi di droga proveniente via mare dall’Albania”. A confermare questa tendenza, anche per il 2° semestre del 2010, “i riscontri dell’’Operazione Biancaneve’ posta in essere nel mese di luglio in varie province pugliesi, nei confronti di sette soggetti, tra italiani e albanesi”. E’ quanto si apprende dalla relazione Dia (luglio – dicembre 2010) dedicata alle criminalità che operano sul territorio italiano. L’”Operazione Biancaneve” è stata coordinata dalle Direzioni distrettuali antimafia di Bari e Lecce e ha permesso di disarticolare un’associazione a delinquere a carattere transnazionale tra l’Albania e l’Italia. “Nel sodalizio, il compito degli albanesi era quello di importare dalla madrepatria in Italia, ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, del tipo eroina e cocaina, con i quali riuscivano a soddisfare le richieste dei malavitosi locali”. In questa vicenda è emerso come l’architettura organizzativa veda “da una parte, gli organizzatori del traffico di droga in Albania e, dall’altra, i relativi emissari presenti in Italia, che gestiscono gli accordi in merito a trasporto, spedizione, prezzo, quantità e qualità dello stupefacente da immettere nel mercato illegale”. Non solo droga, però. Nella fenomenologia criminale analizzata rientrano anche i reati contro il patrimonio. “L’attività investigativa ‘Operazione Capolinea’ ha portato all’arresto, a Cerignola, di 11 soggetti (due albanesi) accusati di associazione a delinquere finalizzata al furto di veicoli e mezzi agricoli e all’estorsione correlata alla restituzione dei mezzi stessi” (il cosiddetto “cavallo di ritorno”). Le segnalazioni di reati associativi, a carico di cittadini albanesi in Puglia, rappresentano il 7% rispetto all’intero territorio nazionale (segue la Campania con il 3,9%). In testa la Lombardia con il 37%; subito dopo, Umbria (14,3%), Friuli (9,1%) e Toscana (8,7%). Anche la criminalità nordafricana, seppur con percentuali più basse (3,5%), opera in Puglia. Anche in questo caso, è la Lombardia, con il 25,6% a guidare la classifica in qualità di regione maggiormente interessata dal fenomeno. A Sud, la Sicilia è al 12,2%. I reati riguardano, in genere, lo spaccio di stupefacenti e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel caso del traffico di droga, i criminali nordafricani si inseriscono in compagini partecipate da appartenenti alla criminalità mafiosa autoctona o di organizzazioni interetniche dove ricoprono ruoli di livello medio–basso. “Tale sistema – si legge nella relazione – ha permesso ai criminali maghrebini di inserirsi anche nella gestione dell’eroina e della cocaina che non sono prodotte, come l’hashish, nella loro terra d’origine, ma che vengono ora trafficate acquisendole tramite connazionali presenti nelle aree di transito di tali stupefacenti”. Si tratta di una vera e propria “compartimentazione” dei ruoli nell’ambito della filiera dei traffici verso l’Italia. Non risultano, invece, statistiche significative in merito a segnalazioni di cittadini sudamericani, cinesi, nigeriani e dell’ex Urss, gravati da reati di tipo associativo. Articoli correlati Dia: Lecce nel mirino dei clan Estorsione. Leggera flessione in Puglia

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