Sotto il sole pensando alla Libia

Perdura il solleone, fra echi di guerre e crisi, vele al vento e qualche amenità

Quest’anno, purtroppo, i pensieri che si snodano all’ombra dei “cannizzi” in riva al mare corrono anche in direzione dei tragici fatti d’arme ormai da tempo in auge, e che si spera cessino presto, sul territorio della non lontana Libia. Fra i più recenti seguiti collegati a detta guerra, si è appena registrato il sequestro di quattro giornalisti italiani, inviati sul fronte, per fortuna liberati subito dopo. In pari tempo, le menti sono permeate e turbate dalle notizie e prospettive, certamente non liete per non dire gravi, che viepiù discendono per i rami e lungo gli svariati volti della pesante crisi economica e finanziaria, ormai inconfutabile a livello d’intero mondo occidentale, da cui, secondo gli esperti, nessuno potrà rimanere indenne. In ogni dove e con formule svariate si cerca di porvi rimedio, di correre ai ripari ma onestà e obiettività di valutazione imporrebbero, nella circostanza, di affermare, gridando a chiare lettere, che è finita un’epoca di consumi in chiave spendi e spandi e che si rende impellente e indispensabile voltare pagina e cambiare radicalmente registro nella generalità dei comportamenti, nello stesso modo di vivere. Morale, anche in tempo di vacanze, tutt’intorno, regna e prevale un’atmosfera interiore tutt’altro che distensiva e leggera. Meno male che, del tutto inopinatamente, interviene e ci raggiunge qualche amenità o stravaganza comunicativa, in grado, almeno, di farci sbottare in una risata scaccia pensieri. In concreto, il riferimento va a una sorta d’altra faccia del mondo della carta stampata. Domenica 21 agosto, sul dorso pugliese del più importante quotidiano nazionale, nella rubrica giornalmente tenuta e offerta al pubblico da una gentile collaboratrice della testata, si è letto, in sostanza, quanto segue: l’estate sta finendo, il tempo è incerto, uscendo non dimenticate di portarvi appresso un golfino e l’ombrello, buone passeggiate. Ha scritto proprio così l’autrice, calandosi nel ruolo dell’antico Bernacca e del contemporaneo Giuliacci, quando si era, e tuttora si è, lontani dalla scadenza stagionale citata e proprio agli antipodi rispetto alle condizioni del tempo accennate, temperature bollenti, una tavola di mare, assoluta mancanza di nubi. Deve essere stato, probabilmente, l’effetto di un colpo di sole, col concorso dell’assenza, in seno all’organizzazione del giornale, della vecchia figura del correttore di bozze e/o di qualcuno che, in un modo o nell’altro, verifichi i testi da pubblicarsi. La barchetta dell’osservatore di strada scrivente è sormontata e sospinta da vele di atipico color rosso amaranto che, invero, suscitano curiosità e ammirazione fra i bagnanti e i villeggianti. Per quanto mi riguarda direttamente, accompagnandomi ormai da dodici anni, le tele in questione si pongono come magico schermo a specchio di fantasie e ricordi: mentre il legno scorre lieve sulla distesa azzurra, si rendono ai miei occhi alla stregua di pellicole di avvenimenti e volti, materialmente superati e lontani, ma emotivamente sempre vivi e atti ad alimentare nel mio intimo, conferendo loro un senso, albe, giorni, tramonti e notti. Intanto che vado beneficiando di un’altra estate, la prima oltre quota settanta, della qual cosa sono grato al cielo e a chi so io. Lecce, 25 agosto 2011 Rocco Boccadamo

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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