Ferragosto 'al fresco'

Ogni 15 di agosto i parlamentari visitano le carceri del Paese. Una volta a casa, tutto rimane com'era; se non peggio

La visita dei parlamentari nelle carceri italiane durante il giorno di ferragosto, avvenuta puntualmente anche quest'anno, non servirà forse a lenire le condizioni orribili vissute dai detenuti, ma conserva il retrogusto dell'opera di misericordia indispensabile ad ogni buon cristiano per aspirare ad una confortevole vita ultraterrena. A Lecce, come a Bari, Taranto e Foggia non si scontano pene. Si sopravvive in barba alla dignità, alla democrazia e alla civiltà tanto sbandierate dagli stessi visitatori occasionali. Qualcuno potrebbe accusarci di sarcasmo se constatassimo che, da quando è stata istituita la visita di ferragosto – ovvero dall'estate 2009 – la situazione, per i nostri reclusi, è peggiorata sensibilmente, ma tant'è. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia, dal maggio 2009 al marzo 2011 la capienza “regolamentare” delle carceri è passata da 43.215 a 43.659 posti e il numero dei detenuti da 62.057 a 67.318. Gli indici di sovraffollamento nelle maggiori carceri pugliesi sono impressionanti: 84,6% a Bari, 93% a Foggia, 107,4% a Lecce e 103,8% a Taranto. Nel primo semestre di quest'anno, due persone si sono tolte la vita nel carcere di Bari e una in quello di Taranto. A Lecce, da gennaio a giugno 2011, si sono registrati 18 tentati suicidi e 93 atti di autolesione. Poi, sempre a Borgo San Nicola, un suicidio durante il mese di luglio. La realtà dei fatti, dati alla mano, ci induce a pensare che, nonostante da tre anni a questa parte gli occhi dei nostri politici abbiano incontrato la disperazione dei penitenziari, il rituale funga più da detergente per le coscienze che da miccia per un cambiamento immediato. Dal Governo, per far fronte all'emergenza, promettono 10.000 nuovi posti letto entro il 2013. Non parliamo certo di numeri da capogiro; piuttosto, un tentativo di tappare in qualche modo gli esuberi. Tuttavia, il dramma nel dramma è un altro: mentre si stanziano fondi per costruire nuove strutture, quelle vecchie, già da tempo, cominciano inesorabilmente a deteriorarsi. Crolli e cedimenti minacciano i padiglioni di Foggia, mentre a Taranto e a Lecce piove nelle stanze e nei corridoi. La polizia penitenziaria ha già chiuso, in passato, intere aree di detenzione per la scarsa qualità dei prefabbricati. Triste pratica tutta nostrana quella di costruire molto e male, figurarsi se si tratta di prigioni. Ma è arcinoto che ripartire da zero è, in alcuni casi, molto più conveniente. Chissà che il teorema non valga anche per i nostri parlamentari.

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