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Alla Bua, la cura al morso è nella musica

LA STORIA DELLA DOMENICA. Il loro nome, significa tradizione musicale, storia, costume. L’ultimo album, “Scattuni”, è un mix che avvelena, come la taranta

Se non è la vostra prima volta in Salento, li avrete certamente ascoltati, a teatro o passeggiando distrattamente fra i profumi di una sagra. Gli Alla Bua sono ormai, per la musica, quello che un piatto di orecchiette con la ricotta forte sono per la cucina tradizionale: un piatto immancabile sulle tavole dei salentini o di chi ama questo lembo di terra, la sua cultura, le sue lingue e la sua storia. Gigi (Toma), Fiore (Maggiulli), Irene (Toma), Dario (Marti), Michele (Calogiuri) e Francesco (Coluccia) si sono formati tra le ronde della storica festa di San Rocco a Torrepaduli, quando il rituale della pizzica si sublima fino all’alba; nelle notti itineranti del canto pasquale di Santu Lazzaru, nelle tipiche feste delle “curti”, quando le tavole sono imbandite con vino rosso e taralli, e la musica dei tamburelli fa vibrare i cuori all’unisono. Ed è da questo battito unico, che ha unito i sei musicisti da paesi diversi e distanti fra loro, che nasce la loro musica, come fronde di un albero, la tradizione musicale salentina, che gli Alla Bua potano, fanno crescere, curano e rinfrescano con rispetto per le radici, comuni. I vecchi del Sud Salento, arrostiti dal sole impietoso e dritto di questa terra, accompagnavano i canti d’amore e di lavoro – quando lavorando si aveva ancora la forza di cantare – con questa locuzione, “Alla Bua”, un mantra che gli studiosi di etimologia fanno risalire al griko e che significherebbe “altra via, altra cura, altra malattia, medicina alternativa”. La musica è la cura per il contadino che si spezza la schiena nei campi o per l’amante che spasima l’attenzione della donna al balcone di fronte, promessa ad un altro, fino al morso velenoso della taranta. Questo è lo spirito del gruppo, nel quale sono confluite le storie musicali di ogni componente in un melting pot di rock e jazz, dance ed etnico, che ha arricchito e reso unico il sound degli Alla Bua. Sul palco rivelano tutto il loro carattere: la musica dal ritmo forte, quasi violento, del tamburello di Fiore; gli intrecci e le cascate di note della fisarmonica di Francesco; il vibrato delle armoniche melodie del violino di Michele; la certezza della granitica chitarra di Dario; i graffi della voce di Gigi e la contrastante dolcezza di quella di Irene e del suo oboe. Non manca niente a questa cura insostituibile, che dal 1990, quando nacque il gruppo, conta “guarigioni” infinite, da Bolzano a Palermo, da Sofia a Washington, che gli sono valse, oltre ai tanti riconoscimenti, il Premio Kallistos 2010 per aver rappresentano l’eccellenza della musica popolare salentina nel mondo. Nel 1999 esce il loro primo lavoro discografico, “Stella Lucente”, esperienza che porterà, nel 2002, al più maturo “Alla Bua”, nato dalla collaborazione con la società romana Ethnosphere. Il successivo album, prodotto nel 2004, è “Limamo” (Sony – Etnosphere) e poi, nel 2007, è la volta di “Saratambula”. L’ultimo album “Scattuni”, presentato al pubblico nel maggio 2010, rappresenta la maturità artistica del gruppo e alterna brani di forte carica etno-popolare a brani più ricercati, innovativi ed elaborati. Da segnalare, se davvero volete entrare a contatto con l’anima vera di questo gruppo, i videoclip che accompagnano gli album. Sono “made in Salento” per due motivi: perché girati in Salento e perché ricreano l’atmosfera vera di questi posti, col sole che scotta e le cicale che cantano in sottofondo. Le date da non perdere 7 agosto Alezio, concerto 8 agosto Felline, sagra della purpetta 12 agosto Gallipoli, sagra del pesce spada 15 agosto Torre San Giovanni (marina di Ugento), concerto Per tutte le informazioni, gli approfondimenti, le curiosità e gli aggiornamenti sui concerti: www.allabua.it

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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