Dalla bicicletta all’impero

Filanto, una storia tutta casaranese

Casarano. Orfani di un eroe d’altri tempi, da emulare e rispettare. Il commento di Maria Luisa Mastrogiovanni

Per la morte del Cavaliere Antonio Filograna, i Comuni di Casarano e Patù hanno dichiarato il lutto cittadino. I funerali si svolgeranno alle ore 16 di oggi e il corteo funebre partirà dalla chiesa della Fondazione Filograna. 08 agosto 2011 Dalla bicicletta all’impero Di Maria Luisa Mastrogiovanni Scrivo queste note non solo da giornalista, ma da giornalista di Casarano. Una posizione privilegiata per cercare di interpretare, dal di dentro, che cosa Mesciu Ucciu abbia rappresentato per questa città e per il Salento. E che cosa rappresenti ancora oggi. Che cosa abbia rappresentato infatti per l’intera economia meridionale, per il comparto calzaturiero italiano, è presto detto: ha creato dal a il distretto casaranese del calzaturiero (tutto concentrato nel basso Salento), portandolo ai vertici della produttività europea. Eravamo i primi produttori in Europa di scarpe. Incredibile: tutto qui, al confine del mondo. Un impero creato nonostante tutto: nonostante non ci fossero ferrovie, strade, mezzi. Una storia eroica. Un’epica del Sud. Tutti, a Casarano, e in tutti paesi del basso Salento, abbiamo fin da bambini sentito raccontare la ‘leggenda’ di Mesciu Ucciu. Io forse un po’ più degli altri, perché figlia ‘d’arte’. Leggendaria la caparbietà, il carattere impetuoso, le sfuriate, i gesti plateali, la durezza e la generosità. Il legame con la sua città: i regali di Natale, l’albero enorme nella piazza del paese, con la scritta “auguri da Filanto”, la squadra di calcio e le tante squadre di sport minori da lui sostenute. La sua presenza ossessiva lungo la manovia, fino alla fine, a testimoniare l’impegno in un lavoro che non era solo tale, ma passione, essenza di sé, radici. Filanto, era Filograna, e Filograna era Filanto. Una coincidenza tutta meridionale e italiana tra la famiglia e l’azienda, a partire dal nome. E in quel nome c’è stata tutta la sua ostinazione nel non voler mai affossare l’una e far andare avanti l’altro, come tanti hanno fatto, arricchendosi con i fallimenti. No, in mesciu Ucciu e dunque nella Filanto, c’è sempre stato forte il senso dell’onore, fino a metter mano al portafoglio personale, per salvarli entrambi. “E’ incredibile – mi disse un po’ di tempo fa un alto dirigente della Filanto, del nord – Filograna aliena le ‘cose sue’ per salvare la Filanto. Una cosa del genere non l’ho mai vista”. Già, ma la Filanto era la ‘sua creatura’. Sua e di Casarano e l’onore e le radici non si dimenticano. E’ stato battistrada e trascinatore. Ha dato la certezza, con il suo essere d’esempio, che tutto è possibile. E sono stati centinaia a seguire il suo esempio, mossi dalla voglia di farcela, di migliorare la propria condizione economica, ma anche dall’opportunità che il suo stesso Gruppo dava, creando rapporti di contoterzismo, dando il là alla creazione di microimprese familiari che gestivano un micro segmento della filiera produttiva. C’è stato un lungo periodo in cui non c’era garage che non fosse adibito a laboratorio, non c’era crocchio di donne che sotto la canicola o nei pomeriggi uggiosi non cucissero le tomaie, per lui o per qualcuno che lavorava per lui. Non ha creato solo un distretto, imprese, benessere, ma competenze, ancora oggi patrimonio diffuso. Ha dato vita ad un lungo periodo di prosperità in cui i casaranesi hanno sviluppato e coltivato un sentimento di superiorità, un orgoglio, un’altezzosità che trovava radici in un vago senso di superomismo che credo derivasse proprio dalla storia personale di Mesciu Ucciu. Come dire, con un sillogismo non razionale, “è uno di noi e noi siamo come lui”. E’ troppo sbrigativo analizzare l’incidenza della sua azienda su Casarano in maniera fredda, dicendo, come dicono i politici, “ha cambiato il volto della città, trasformandola da contadina a industriale”. Questo è evidente, ma filanto non è stato solo questo: ha tirato fuori un’identità sopita o forse ha proprio costruito un’identità collettiva che mancava. Ecco, questo è stato il dono più grande, ma anche l’eredità più impegnativa, che Mesciu Uccio ha dato alla sua città, al di là delle analisi economiche che, da giornalista che si occupa quotidianamente, per mestiere, di interpretare i processi, potrei fare. Antonio Filograna ha innestato nei casaranesi il sentimento, la certezza, che ‘tutto è possibile’, che dal basso si può partire per realizzare qualunque cosa, e che si poteva fare qualunque cosa meglio degli altri. E’ stato tra i primi, Antonio Filograna, ad incoraggiare la piccola folle idea di costruire un giornale dal respiro provinciale e regionale con sede a Casarano. Non ha mai fatto mancare il suo appoggio, inorgoglito forse dal vedere un germe di quello spirito imprenditoriale visionario che qui a Casarano si è sempre respirato. A partire da lui. Ed è questo che i casaranesi hanno perso: il simbolo vivente di una possibilità di riscatto. Credo che nella depressione generale, non solo economica, che sta attraversando la città, i casaranesi dovrebbero proprio partire da questa assenza per ripensarsi. Ma anche dal dono più grande che mesciu Ucciu ha dato alla sua città: la forza della speranza. Partire come fece lui, da una bicicletta. Salirci su, e pedalare. Quando sei in groppa alla tua bicicletta devi pedalare, o cadi. E se ciascuno è sulla sua, o si cade insieme effetto domino o si cammina insieme. Così è stato finora, quando c’era Mesciu Ucciu a tirare la volata. Speriamo ora di riuscire tutti insieme, dal basso, come fece lui, ad avere uno scatto d’orgoglio e di reni. E pedalare. di Enzo SCHIAVANO E’ morto il cavaliere Antonio Filograna, una delle figure più importanti dell’economia meridionale. L’imprenditore, 88 anni, fondatore dell’industria calzaturiera “Filanto”, si è spento ieri sera, intorno alle ore 21, nella sua villa di Casarano situata sulla collina della Madonna della Campana, alla periferia della città. Le condizioni di salute di Mesciu Ucciu (come veniva popolarmente chiamato), a causa di un male incurabile, erano precarie da alcuni anni, ma negli ultimi venti giorni si erano particolarmente aggravate. Ieri sera, infine, Mesciu Ucciu non ha avuto più la forza di resistere al male che dilaniava il suo organismo ed “è spirato serenamente”, come ha commentato uno dei suoi dipendenti più fidati. La camera ardente sarà allestita nella chiesetta della Fondazione “E. Filograna”. I funerali si svolgeranno lunedì o martedì. Il via-vai di gente sulla collina, in particolare vicini alla famiglia e all’azienda, era cominciato intorno all’imbrunire. Le persone che casualmente si trovavano nei paraggi avevano capito subito che quella frenesia riguardava il cavaliere e la sua salute. In città tutti infatti sapevano che le sue condizioni erano gravi. Quando verso le 20.30 è arrivato il parroco si è capito che “Filanto” stava per abbandonare la vita terrena. Nel momento in cui è spirato l’imprenditore aveva accanto a sé il Antonio Filograna-Sergio, nipote ma figlio adottivo, da tempo designato erede del gruppo industriale, e la moglie Katia Gorga, che dirige la Fondazione “E. Filograna”, un’altra delle intuizioni di Mesciu Ucciu. Al capezzale dell’imprenditore c’era anche il dott. Pierpaolo Torsello, che lo ha seguito costantemente in questi mesi, e alcuni tra i più fidati collaboratori del “Gruppo Filanto”, come il capo del personale Gigi Prete, il nipote Rocco Filograna, la direttrice della catena di negozi con il marchio dell’industria casaranese. Alle 23:30 è arrivato il fratello gemello di Mesciu Ucciu, Ubaldo Filograna, insieme alla moglie e alle figlie Maria Antonietta e Patrizia (già dirigenti del gruppo) e a Michele Zonno, che è stato per alcuni anni Direttore Generale del “Gruppo Filanto” nel delicato periodo della crisi del settore. La notizia si è sparsa in un baleno per l’intera città. La gente, tanti cittadini, molti suoi ex dipendenti, diversi tifosi della locale squadra di calcio, che grazie a Filograna ha partecipato per anni ai campionati professionistici, hanno cominciato una specie di pellegrinaggio verso la collina della Madonna della Campana. La zona a parcheggio della piazzetta di fronte alla chiesetta (recentemente ristrutturata per ricordare il sindaco William Ingrosso, che proprio in quel punto subì l’incidente d’auto che lo portò alla morte) era completamente invasa dalle auto. La scena è bellissima e quasi commovente: i cittadini arrivano, si fermano come se volessero un’improvvisata veglia e si raccontano gli aneddoti e le storie che li hanno in qualche modo coinvolti con il grande imprenditore. «E’ morta la Storia di Casarano» ha affermato uno dei cittadini convenuti sulla collina. E non ha tutti i torti perché Antonio Filograna ha scritto una pagina importante non solo della città, ma dell’intero Meridione d’Italia. Egli, infatti, tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso, riuscì a fondare e gestire una delle industrie più grandi del Sud d’Italia. Il calzaturificio Filanto, nel periodo della sua massima espansione, aveva 3.100 dipendenti e produceva circa 50.000 paia di scarpe al giorno creando fatturati di centinaia di miliardi di lire. Per diversi anni Filanto è stato il più grande calzaturificio d’Europa, una fabbrica con standard più asiatici che occidentali. Ma il paragone riguardava solo la struttura perché il salario degli operai – e di questo Filograna ne è stato sempre orgoglioso – era sicuramente di livello europeo. Garantire salari decorosi a 3.000 famiglie e al resto del grande indotto significava ricchezza e benessere economico. Non è un caso che Casarano e i comuni del Capo di Leuca hanno cominciato a percepire che questo benessere stava svanendo in coincidenza della crisi che ha colpito il settore calzaturiero, cominciata intorno alla metà degli anni Novanta e tuttora in corso. Lui si rifiutava di pronunciare la parola “crisi”, lo faceva solo quando era costretto. In quel termine vedeva il segno della sua sconfitta. Mandare a casa centinaia di operai, le “maestranze” come continuava a chiamarle, è stato sicuramente una delle decisioni più sofferte della sua vita da imprenditore. Non è del tutto sbagliato affermare che con la morte di Filograna tramonta definitivamente un sistema che è resistito finché è rimasto attivo nella sua amata fabbrica.

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