Immigrati: la protesta arriva in Prefettura

Gli immigrati della Masseria Boncuri protestano in Prefettura. Lunedì prossimo l'incontro con I datori di lavoro

Lo sciopero degli immigrati non è che l'ultimo tassello di un panorama drammatico e insostenibile; la lotta per i diritti imprescindibili come il cibo, l'acqua, un letto dove dormire, è sintomo di una metastasi, di un sistema marcio, di un male che va debellato radicalmente. I protagonisti sono sempre loro, i lavoratori dei campi di Nardò; la scena cambia: dai campi neretini di terra rossa alla Prefettura di Lecce, con l'unico scopo di far sentire la loro voce, la loro disperazione. Ieri mattina, al fianco dei braccianti stranieri, la CGIL e la FLAI Cgil Lecce, per denunciare lo stato delle cose al prefetto. Da quando la situazione è fuori controllo, sono scattate denunce formali da parte dei lavoratori nei confronti dei caporali e la tensione è inevitabilmente cresciuta. Il rischio della vendetta incombe ed è per questo che la Cgil ha posto il problema della protezione dei lavoratori denuncianti e ha chiesto alle forze dell’ordine di rendere ancora più stringente la loro vigilanza e presenza sui campi.

I migranti non torneranno a lavorare fino a quando non si raggiungeranno gli accordi che, da qualche giorno, vogliono imporre con la loro protesta; il collocamento diretto, l’aumento del corrispettivo per ogni cassone di pomodori: 6 euro per i pomodori grandi e 10 per quelli piccoli (in corrispondenza con gli importi previsti dal contratto provinciale per il settore agro industriale). I controlli, le tutele, i loro diritti, il rispetto delle regole dei contratti, della legge, come per tutti gli altri lavoratori.

Con la manifestazione di ieri si è riusciti ad ottenere un incontro, per lunedí 8 agosto, tra l'assessore alle attività produttive della Provincia di Lecce Salvatore Perrone, i lavoratori e i datori di lavoro. Un faccia a faccia, questa volta sì, con l'obbligo della legalità, condizione del tutto assente fino ad oggi. “Il caporalato è un fenomeno inafferrabile – dichiarano dalla Cgil – che vive di clandestinità, che in parte si autoalimenta, e per questo è necessario combatterlo attraverso una legislazione adeguata come previsto nella Proposta di legge presentata da FLAI CGIL e FILLEA CGIL per rendere il caporalato reato penale”. Ma occorre anche rendere efficace e applicabile “la Legge Regionale n. 28/2006 che disciplina in materia di contrasto al lavoro non regolare. Una legge, questa, che attende da tempo strumenti attuativi che rendano esigibili le misure in essa contenuta”. Intanto, mentre le responsabilità rimbalzano da parte a parte, le condanne incombono su coscienze troppo “nere” per essere lavate.

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