Quale futuro per i giovani salentini

Riflessione sulle opportunità per il futuro dei giovani salentini

Mi chiedo continuamente se qualcuno ha mai misurato l'atteggiamento, la mentalità, le convinzioni condivise maggiormente sulle reali possibilità di sviluppo e autodeterminazione del Salento e il suo popolo. Un dato isolato e per questo non rappresentativo, ma si potrebbe fare di più: un insegnante informa che il 60% dei maturandi cercherà di fare un anno di leva volontaria, per avere quell'anno di servizio necessario per entrare nei corpi dell'esercito o del ministero dell'interno. Ancora oggi qui in Salento cosa pensano le famiglie e i giovani riguardo le possibilità di sviluppo e di lavoro nel Salento? Siamo ancora convinti che l'unica alternativa sia l'esercito o il posto fisso e quanto pesa la raccomandazione in queste scelte. Gli istituti di ricerca cosa dicono a riguardo a parte il fatto che i Comuni si impoveriranno sempre di più…Comprereste solo prodotti Salentini per aiutare il Salento? In Trentino lo fanno da 30 anni. Cosa accade poi ai restanti giovani di quella classe scolastica della maturità che non hanno scelto di entrare nell'esercito? Urge un quadro molto più esteso, preciso e se nessuno ha mai condotto una ricerca in tal senso non sarebbe ora di promuoverla? Anche per dar ragione alla richiesta di senso e significato a termini quali innovazione, sburocratizzazione, cittadinanza attiva e partecipata, politiche buttonup, rigenerazione del territorio, e-governance, ecc.. Richieste di senso che rimangono inevase di fronte al suddetto che stridula e talvolta crea sovrapposizioni di ambiti in conflitto. Come si può parlare di innovazione quando ancora bisognerebbe parlare di politiche sociali mirate, volte a rafforzare l'idea che una società che vuole/vorrebbe autodeterminarsi staccandosi dai suddetti luoghi comuni compreso l'assistenzalismo della politica sia possibile? Se ciò potrebbe rappresentare un percorso utile, come credo, è in atto un nuovo delirio!, un costante sbilanciamento tra cio che appare e cio che in realtà è; tra quel nuovo linguaggio mittel europeo che si diffonde nelle nostre terre delle azioni illuministiche mancate e dalla cultura correlata e radicata ad un vecchio modo di pensare e trovare soluzioni. Un modo linguistico di affermare quegli ingenti finanziamenti per quei pochi che se ne avvantaggiano facendo finta di niente, facendo finta che il problema culturale che spinge molti a non credere allo sviluppo autonomo, non sia importante, non esiste. Poi cosa accade, cosa si evince…che l'innovazione e lo sviluppo sono presentati solo nelle forme sparute e incapaci da sole a creare e curare il seme del cambiamento, tutto rimane immobile, ma sufficente per catapultarci comunque in nuove illusioni e nutrite speranza di cui probabilmente se ne avvantaggerà soltanto una cinica e irresponsabile classe dirigente anch'essa alle prese con tali problemi che la crisi odierna ha avvicinato o messo in contatto. Dunque sarà ben difficile sperare se non si vedono segnali provenienti dal basso riuscire a convincerci che si puo migliorare. Se tra di noi cresce l'ingiustizia, spariscono le tutele, si frantumano le garanzie importanti e si fa strada l'irrazionale che riempie le case di detenzione di innocenti o sfigati che reagiscono sbagliando a pressioni umanamente difficili da sopportare,… parte di un problema sociale di vasta portata e sconosciuti effetti: parole come sviluppo e innovazione sono abusate e tale grande bugia a destra e sinistra è sotto gli occhi di tutti. Sarà arrivato il momento di nutrire rinnovate nuove speranze illusorie: tipica attività dell'italiano che non puo più fare a meno della disgraziata e alienante cultura dominante che costantemente impregna i nostri schermi mentali e televisivi. Walter Petese

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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