‘Padre Cicogna’. La solitudine di chi è fuori dal coro

Lecce. Eduardo De Filippo ha rivissuto, ieri, all’Anfiteatro, attraverso Luca, suo figlio ed erede spirituale. Magistrale la partitura di Piovani

di Fernando Greco LECCE – Nell’ambito della ricca e variegata Stagione Sinfonica estiva dell’Orchestra della Fondazione ICO “Tito Schipa” di Lecce, diretta dall’infaticabile maestro Marcello Panni, la splendida serata del 13 luglio dedicata a Eduardo De Filippo rimarrà a lungo nel cuore degli spettatori. Le suggestive architetture dell’Anfiteatro Romano hanno fatto da cornice a “Padre Cicogna”, poemetto di Eduardo trascritto in forma di racconto sinfonico da Nicola Piovani e recitato magistralmente da Luca De Filippo, figlio di Eduardo nonché suo erede spirituale. // Una forte responsabilità Lo spettacolo, scritto per la ricorrenza dei 25 anni dalla scomparsa di Eduardo, ha debuttato a Napoli nel 2009 e rappresenta l’ultima fatica di Nicola Piovani, compositore di fama internazionale, noto soprattutto per le sue musiche da film (premio Oscar per le musiche de “La vita è bella” di Benigni). Nell’approcciare l’opera di Eduardo, il musicista ha lasciato che il testo poetico sprigionasse intatta tutta la sua forza, senza modificarne nemmeno una parola. Per dirla con Piovani: “…Provare a musicare un poema di Eduardo comporta una forte responsabilità e anche, fatemelo dire, un po’ di paura. Ho scritto melodie, temi e ritmi fra i versi di Padre Cicogna con l’attenzione chirurgica che avrei nel danzare in una sala piena di cristalleria preziosa, con il continuo timore di fare un passo falso e rompere un bicchiere”. Eduardo De Filippo scrive il poemetto “Padre Cicogna” nel 1969: sono i tempi della guerra del Vietnam, degli accesi dibattiti sul divorzio e sul matrimonio dei sacerdoti. Con sguardo affettuoso nei confronti del singolo individuo e attento al contesto sociale, Eduardo presenta la figura di un prete spretato che, prima per la condanna da parte del clero e poi per i pettegolezzi della gente, rimane isolato, ostracizzato dalla società. Eppure egli è convinto di stare dalla parte di Dio, quel Dio al quale ha fatto voto di avere tre figli maschi per poterli chiamare con i nomi dei tre Re Magi e far loro cantare “Tu scendi dalle stelle” durante la notte di Natale. Ebbene, il voto non si scioglierà mai poiché di continuo qualcuno dei figli, che peraltro nascono numerosi, sarà colpito dalla morte. Come spesso succede nei testi eduardiani, anche “Padre Cicogna” si conclude con una sospensione del giudizio e un amaro umorismo di matrice pirandelliana: “Comme fernette? / E che ve saccio addicere… / Song’a migliar’e fatte ca succedeno. / Chistu fatto è succiesso / e s’è ‘mmiscato ‘mmiez’a tant’ati fatti ca succedeno…”.

Nicola Piovani

// Lo spettacolo La recitazione di Luca De Filippo ti spezza il cuore: la sua adesione al testo è totale, il mondo di Eduardo è il suo, e credo che oggi non si possa immaginare Eduardo senza passare attraverso Luca, attraverso la sua voce, il suo volto, la sua gestualità, la sua intelligenza. Ma alla bellezza dello spettacolo ha contribuito in maniera decisiva anche la partitura di Piovani, molto ben suonata dall’orchestra diretta per l’occasione dallo stesso autore. Una partitura che contrappone all’eterea bellezza di pagine evanescenti, come la “Ninna Nanna”, una trama musicale intessuta di folklore, di napoletanità, di canto popolare (originalissima l’orchestrazione di “Tu scendi dalle stelle”), alla cui realizzazione contribuiscono le voci di quattro cantanti che rappresentano la “vox populi”, le chiacchiere e i pettegolezzi della gente del rione Sanità. Nella serata leccese il soprano Susanna Rigacci, il mezzosoprano Susy Sebastiano, il tenore Pino Ingrosso ed il basso Mauro Utzeri si sono disimpegnati con onore: molto bella la contrapposizione tra le due voci femminili, quella del soprano più lirica e quella del mezzosoprano meno impostata, più consona alle atmosfere folk.

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