Caso Ripa. ‘Perrone ritiri le deleghe’

Lecce. L’avvertimento dell’opposizione: se il sindaco non dovesse accogliere la richiesta, saranno interpellati altri organi a ciò preposti

LECCE – “Appaiono pretestuosi e patetici i tentativi dell’assessore Ripa che, pur di salvare la propria poltrona, ha ingaggiato una battaglia personale ed accanita quanto solitaria. Invece di prendere atto della insostenibilità della propria posizione, si attarda a commissionare discutibili pareri ad personam”. I gruppi di opposizione al Comune di Lecce (Pd, Io Sud ed Udc) ritornano su uno dei temi che più sta infuocando gli animi politici nelle ultime settimane e ribadiscono tutte le ragioni di natura giuridica, politica ed etica che a loro dire richiederebbero l’immediato allontanamento di Ripa dall’assessorato. Stavolta i consiglieri chiamano in causa direttamente il sindaco Paolo Perrone chiedendo in forma ufficiale un intervento teso a revocare il mandato assessorile. “In assenza di tale intervento – avvertono – cercheremo di ristabilire la legalità e la trasparenza rivolgendosi ad altri organi a ciò preposti”. 14 luglio 2011 Caso Ripa. L'opposizione non molla: 'Incompatibile' Per la questione legata all'assessore al Traffico e alla Mobilità Giuseppe Ripa sembra non esserci soluzione; almeno per il momento. Il tira e molla dell'opposizione con la Giunta Perrone non solo non ha portato, per il momento, a nessun risultato visibile, ma, se è possibile, ha confuso ulteriormente le idee. Ripa debitore o creditore? Incompatibile con il suo ruolo o no? Ciascuno avrà la sua interpretazione. È già stato scritto di tutto, ma, ad oggi, l'unica cosa certa è che l'assessore rimane aggrappato alla poltrona di Palazzo Carafa. Dopo una prima richiesta di dimissioni da parte dei capigruppo di minoranza, motivata da conflitto di interessi, la risposta si era fatta un po' attendere. Poi la difesa dello stesso Ripa, del sindaco Paolo Perrone e, per finire, l'assoluzione del segretario generale del Comune. Dal Palazzo tengono duro anche perché, se così non fosse, si andrebbe incontro ad una débâcle dura da digerire in quel che resta di mandato. L'opposizione, però, sembra non voler far cadere la faccenda nel dimenticatoio e attacca ancora una volta: “L’art. 63, c. 1, n. 1, del Tuel n. 267/2000 espressamente prevede che non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale colui che, come titolare, amministratore, dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento ha parte, direttamente o indirettamente, in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni o appalti, nell'interesse del comune o della provincia, ovvero in società ed imprese volte al profitto di privati, sovvenzionate da detti enti in modo continuativo, quando le sovvenzioni non siano dovute in forza di una legge dello Stato o della regione, fatta eccezione per i comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti qualora la partecipazione dell'ente locale di appartenenza sia inferiore al 3 per cento e fermo restando quanto disposto dall'articolo 1, comma 718, della legge 27 dicembre 2006, n. 296”; questo è il punto fermo dal quale si è sviluppata, fin da un principio, la richiesta di dimissioni. La novità? Da oggi, “esperti del settore giuridico” confermerebbero l'incompatibilità di Giuseppe Ripa con il ruolo che ricopre all'interno dell'amministrazione. Opinioni di esperti o meno, il caso Ripa, una volta sollevato, va risolto e sarebbe giusto farlo con la complicità dell'interessato. Chiarire la propria posizione, quando si parla di amministrazione pubblica, dovrebbe essere un dovere, soprattutto se le parole, le lettere, i comunicati e le carte non hanno fatto altro che alimentare i dubbi. E i dubbi, dovrebbe saperlo Perrone, a volte pesano più della condanna stessa.

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