Beni culturali aperti al pubblico

Ugento. Museo di Archeologia, cripta del Crocefisso e chiesa della Madonna di Costantinopoli e Collezione Colosso. I nuovi orari

UGENTO – Dallo scorso lunedì (27 giugno) sono stati riaperti al pubblico i beni culturali della città di Ugento. Saranno visitabili, in particolare, il nuovo Museo di Archeologia, il complesso monumentale della Cripta del Crocifisso e della Chiesa della Madonna di Costantinopoli e la Collezione Colosso. Rispetteranno i seguenti orari di apertura: tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 21.00. Per prenotare visite guidate e per ogni ulteriore informazione chiamare i seguenti numeri: 0833.55.58.19 – 0833.55.48.43 – 329.39.15.527. // Il Museo di Archeologia Ospitato nel complesso conventuale di Santa Maria della Pietà, il nuovo museo narra le vicende dell’abitato ugentino nelle diverse fasi cronologiche, attraverso i contesti archeologici e i reperti dei più recenti ritrovamenti. Il percorso espositivo è articolato in fasi cronologiche ed è suddiviso in sezioni tematiche, tra esse la Tomba dell’Atleta, la Storia della moneta, I culti della Messapia, che vedono protagonista la statua bronzea dello Zeus di Ugento: il nuovo Museo espone una copia dell’originale, custodito nel Museo Archeologico di Taranto. Via della Zecca, 1. Ingresso: 3 euro, intero; 2 euro, ridotto. // Cripta del Crocifisso e chiesa della Madonna di Costantinopoli Piccola chiesa rupestre risalente al XIII secolo. Le pareti e il soffitto della cripta ipogea sono affrescati con un ciclo pittorico che comprende, tra gli altri, un’Annunciazione, un Cristo Pantocratore, una Vergine della Tenerezza di straordinaria bellezza. In prossimità della Cripta si trova anche la piccola chiesa della Madonna di Costantinopoli, inglobata in una struttura masserizia del XVIII secolo. Strada prov. per Casarano. Ingresso gratuito. // La Collezione Colosso Una delle poche collezioni storiche private della Puglia, conservata all’interno di Palazzo Colosso, formata da materiali rinvenuti nel territorio nel secolo XIX. La raccolta, iniziata dal barone Adolfo Colosso, appassionato di storia patria, è stata custodita nel tempo dai figli Luigi e Massimo. Espone reperti scultorei, epigrafi in lingua messapica e in lingua latina e ceramiche di vari periodi. Via Messapica, 22 . Ingresso: 2,50 euro. 14/05/2011 Il patrimonio archeologico di Ugento? Svenduto ai privati di Maria Luisa Mastrogiovanni UGENTO – Siamo alle solite: il bene comune usato e sfruttato a beneficio dei privati. Ad Ugento, dopo l’ambiente, il Parco naturale, il mare, la monnezza, ora tocca al patrimonio archeologico, in blocco. Ugento è tra le città salentine più rilevanti per i suoi ritrovamenti archeologici, per la sua storia millenaria, per l’immenso patrimonio storico ancora non valorizzato. Per questo, ufficialmente cioè per valorizzarlo, il Comune ha indetto nel febbraio di quest’anno un bando di gara del valore di 80mila euro. La gara riguarda l’intera gestione del patrimonio archeologico e storico-culturale del Comune: Il nuovo museo di archeologica, il museo Colosso, il complesso monumentale della Cripta del Crocefisso e della Chiesa della madonna di Costantinopoli con annessa area archeologica, il Castello, il palazzo Rovito (bibliomediateca, archivio storico e biblioteca). Per aggiudicarsi la gestione del patrimonio archeologico, il bando prevede che i privati diano al Comune 10mila euro (più iva) l’anno, per quattro anni. La convenzione è rinnovabile e può durare in tutto otto anni. Il Comune stima che gli introiti per la durata del contratto sfiorino i tre milioni di euro (precisamente 2.960mila euro). Dunque, ricapitolando: il Comune chiede ai privati in tutto, per otto anni, 80mila euro. In cambio i privati si stima che possano guadagnare quasi tre milioni di euro. Quindi il Comune di fatto si vuole sbarazzare dei suoi beni più preziosi, regalandoli ai privati, pur sapendo che invece potrebbero guadagnarne i cittadini. E lo scrive anche nero su bianco quando calcola la stima degli introiti previsti. Ma perché il Comune di Ugento, proprio alla vigilia delle elezioni amministrative, decide di svendere, di fatto, il suo ultimo bene, l’ultima risorsa ancora non saccheggiata (o poco), cioè tutto il patrimonio archeologico? Chi sono i privati che ne beneficeranno? L’unica ditta a partecipare al bando è lo “Studio di consulenza archeologica”, la cui titolarità risale a Paolo Schiavano, a sua volta editore del foglio locale “Lo Scirocco”, che vanta da anni una consolidata collaborazione con il Comune di Ugento ed è vicino agli ambienti del vicesindaco uscente Massimo Lecci. Sulla gestione del patrimonio archeologico, in particolare del museo comunale di Archeologica, e sulla collaborazione tra lo “Studio di consulenza archeologica” e il Comune, già sono in corso indagini giudiziarie, a seguito della denuncia dell’ex direttore del museo Walter Zecca. Ora, proprio sull’ultimo bando, si aggiungono due esposti alla magistratura. Uno è a firma del comitato “Io Conto”, che tra le tante anomalie riscontrate, si chiede anche a che cosa si riferisca la clausola di risoluzione del contratto, presente nel bando che recita: “Il mancato rispetto dell’indicazione dell’Amministrazione di sostituire personale ritenuto idoneo”. Come dire che l’Amministrazione si riserva il diritto di decidere chi dovrà lavorare con la ditta vincitrice del bando, senza che il personale scelto dal Comune passi da graduatorie pubbliche di merito. ‘Io conto’ sottolinea anche, tra le tante stranezze, la perfetta corrispondenza tra i requisiti richiesti dal bando e le attività svolte in sette anni dalle persone che hanno presentato l’unica proposta. Il secondo esposto alla magistratura invece riguarda la composizione della Commissione giudicatrice: secondo Cosimo Scarcella, titolare della ditta Archeo Laboratorio Beni culturali, con sede ad Ugento, i componenti la commissione sarebbero incompatibili a giudicare l’unica proposta presentata a causa delle pregresse attività di collaborazione tra giudicanti e giudicati. Una brutta vicenda che ricorda tanto quella di Burgesi e dell’impianto di stoccaggio mai entrato in funzione, su cui stava indagando, tra le altre cose, Peppino Basile: la discarica e l’impianto potevano essere gestite, e bene, da una cooperativa pubblica (questo era il progetto originario), ma furono dati in pasto ai privati. A scapito del bene comune, dell’ambiente, delle tasche e della salute dei cittadini di Ugento e dintorni. E le conseguenze di tale scellerata manovra – si veda l’abnorme aumento della Tarsu – si pagano ancora oggi.

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