Cambiano gli elettori, cambia il voto

Franco Amarella, esperto di comunicazione politica, tratta in questo suo intervento per il Tacco dell'impatto della tecnologia nelle scelte elettorali

Lo sviluppo della tecnologia, fra i tanti mutamenti provocati nei vari ambiti sociali, ha certamente sconvolto anche il mondo della politica, al punto di stravolgerne la stessa funzione logistica del radicamento sui territori. La televisione insieme con l¹universo della rete oggi dettano l¹agenda delle attività e, soprattutto, degli ascolti o contatti. Stiamo assistendo, pertanto, ad un cambiamento radicale del rapporto elettori­candidati. Rapporto che non si limita ad essere modificato nella ricettività, bensì inizia a proporsi in forma attiva, anzi interattiva. Perché nel frattempo gli ³attori² del campo, fagocitati anch¹essi da tanta possibilità di comunicare, esponendosi con pochissimo autocontrollo, altro non fanno se non richiamare forme di reazione popolare. Infatti in un clima abbrutito da comportamenti sfrontati, provocatori e rissosi, apparentemente attribuibili soltanto ad atteggiamenti personalistici spinti, e con i protagonisti sempre a caccia di audience TV, la politica è andata trasferendosi in un ambito di perenne rappresentazione scenica, meglio se urlata. I giornalisti stessi, inseguendo l¹onda, riportano in caratteri cubitali financo l¹annuncio di un provvedimento legislativo, frutto di una dichiarazione anticipata nel pourparler di una trasmissione. Ed è stato proprio l¹inseguimento all¹audience da una parte, e dall¹altra la spropositata loquacità politica che hanno fatto smarrire i più collaudati riferimenti di una comunicazione accorta, avveduta e responsabile. Nello spingersi affannosamente ed indiscriminatamente in esposizione, leaders e gregari hanno travalicato le bandierine di sicurezza dei rispettivi lidi e si sono spinti al largo, credendo di poter reggere ugualmente alla distanza. Ma ahimè, lo sforzo si è rivelato eccessivo. Cosicchè i nuovi scenari, inconsapevolmente aperti da un protagonismo sgrammaticato ed esagerato, hanno spiazzato la stessa missione di rappresentanza politica del corpo elettorale. Da qui l¹inizio della marcatura del confine fra ³vecchio² e ³nuovo² modo di rapportarsi con gli elettori, ovvero di affrontare le competizioni elettorali. Sollecitati da quella molla di richiamo popolare, gli elettori cominciano a scattare in direzione delle candidature, pronti a proporle prima ed a sostenerle dopo. Se prima l¹affiancamento di soccorso o di simpatia veniva espresso, più o meno velatamente, da esponenti del mondo della cultura e dell¹arte, da un po¹ di tempo a fiancheggiare i protagonisti, vanno piazzandosi palesemente sulla scacchiera : fanti, pedoni, cavalli, alfieri e regine. Ciascuno esponente di un gruppo finanziario, testata giornalistica, struttura sanitaria, addirittura di un marchio aziendale o di un¹associazione no-profit, di un¹emittente TV o di un¹associazione di categoria. Segnali questi di una incrinatura dell¹ipocrita verginità prudenziale, sotto la spinta pressante della voglia di rappresentare, a viso aperto, esigenze ed interessi dei cittadini che diventano sostenitori. Nelle trascorse campagne elettorali molte erano state le avvisaglie di emersione delle volontà latenti, ma per quella prudenza italiana, tutta ondivaga, gli schieramenti dell¹articolata società civile riuscivano a comprimere i propri desiderata, muovendosi lentamente e, soprattutto, veicolandoli under-ground. Invece oggi, complice la sfrenata e generale invadenza multimediale ed in virtù dei ritmi, sempre più martellanti degli stessi media, è stata proprio la pulsione sempre più drogata del presenzialismo in video e, da un pò di tempo, anche sulla rete da parte dei politici, che sta richiamando l¹innesto di una inseminazione involontaria, che probabilmente condurrà all¹ufficializzazione di una nuova realtà: la lobby. Ed il fenomeno sta avvenendo in diretta TV od internet che sia, così come alla cruda legge del nostro tempo piace dettare. Non esiste evento scientifico, sportivo, artistico, clinico, religioso o giudiziario senza che la televisione ne faccia spettacolo popolare, magari con televoto. E dunque non esiste politica senza televisione. Ancor più non vi audience TV se il dibattito politico non sfocia nella lite, nell¹insulto, nel turpiloquio. Non si clicka un pulsante se non può apparire un video di trash politic. In questo clima, quale elemento può aver preso il posto del senso critico dell¹azione politica, se non la curiosità per la provocazione e la conseguente reazione in diretta? E cosa significa tutto questo se non la configurazione di un aspetto borsistico, abbastanza sbilanciato? Allora se aria di borsa è, aria di speculazione diventa. Ma se si specula, e non nel significato propriamente filosofico, significa che le attese del pubblico sono più prossime alla scommessa che non alla maturazione concettuale. E se parliamo di scommesse, quindi dobbiamo altrettanto parlare di puntate. Ergo, parlando di puntate arriviamo a parlare di giocatori. E se siamo stati attenti osservatori, nelle recentissime campagne elettorali, abbiamo potuto cogliere sia nei grandi partiti, come nel frazionamento dei piccoli raggruppamenti territoriali i tratti embrionali di tante esigenze antropologiche, sociali, finanziarie, etniche e religiose. Che non esprimevano la rappresentazione puramente simbolica di un tempo, bensì in maniera marcata e decisa erano (e sono) lì, in quanto autentiche ³puntate² per autodeterminare una concreta posta in gioco. La partecipazione politica dei cittadini italiani sta cambiando, perché è cambiato il richiamo della politica. Allontanamento dalla politica? Niente affatto. E¹ solo il tramonto di un vecchio rapporto. Tutta quella esasperata esibizione mediatica è stata la levatrice della metamorfosi politica, che sta andando a legittimare una partita fatta di competitori, di scommesse e di tifo. Mentre va allargandosi velocemente l¹incrinatura nel muro dell¹antica e prudente fede elettorale, fatta un tempo di valori ideologici, ma anche di tanta ipocrisia. Allo stato, una parte di cittadini italiani vede come inevitabile l¹evoluzione di un processo ormai avviato; mentre un¹altra parte teorizzerebbe l¹organizzazione lobbistica della politica italiana come la fine della libertà individuale degli elettori. Ancora vi è confusione. Ma è proprio la stessa nebulosità a mostrare l¹esigenza di una riorganizzazione politica radicale, che è pronta già nelle cose e che è anticipata nei fatti. Pian piano va delineandosi, con nitidezza dei contorni, il nuovo affresco del corpo elettorale italiano: stanno ufficializzandosi le lobbies. Certo ancora sono solo embrioni, non si distinguono bene, ma la gravidanza c¹è tutta. Gli embrioni cresceranno, si svilupperanno e forse ci saranno nascite provvidenziali. Forse.

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