Tutti in piedi e Ingroia

Qualcuno mi pieghi il motivo della sua presenza alla manifestazione

Al fine di colmare il limite, la scarsezza della mie conoscenze, gradirei che qualche esperto addentro ai fatti quotidiani spiegasse, con ragionamenti validi e condivisibili, il motivo, la logica della presenza di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, sulla tribuna della manifestazione “Tutti in piedi”, recentemente organizzata a Bologna dalla Fiom, con Michele Santoro e Benigni. A quanto mi risulta, scopo dell’evento era di sostenere con la massima visibilità e, quindi, con un ampio coinvolgimento dell’opinione pubblica, le difficoltà in cui versano i lavoratori precari, di tutti i campi e a qualsiasi livello, ancor più dopo l’infelice e inadatto comportamento tenuto nei confronti di una rappresentante della categoria in questione da parte del ministro Brunetta. Orbene, che cosa c’entra un magistrato di punta, il quale ha avuto e ha in mano anche la conduzione d’indagini e di procedimenti giudiziari d’estrema delicatezza, sulla mafia, su relazioni fra criminalità organizzata e politica, che cosa c’entra il suo intervento con le tribolazioni dei lavoratori precari? Gli ho sentito dire, come concetto, “sono qui, voglio esservi vicino, perché voi meritate tutela, solidarietà e rispetto, e in ciò c’è affinità con la categoria di cui faccio parte io, nel senso che pure i magistrati meritano rispetto”. Ecco, appare tutto chiaro, dall’altro versante, dai partiti e/o da esponenti dei medesimi, sono mossi, sovente, attacchi alle toghe con l’accusa di essere, in una piccola aliquota, politicizzate e questo, talvolta, suona stonato, esagerato e sbagliato. Ma nella circostanza, a errare, nel difendersi da tali attacchi, è stato il dottor Ingroia, che ha risposto salendo su un palco eretto per tutt’altre finalità; insomma, a parer mio, l’illustre p.m. è completamente partito per la tangente. Lecce, 21 giugno 2011 Rocco Boccadamo

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