Il valore del sesso

Secondo una sentenza della Cassazione, il marito va risarcito in via equitativa se la moglie non può avere rapporti sessuali in conseguenza di un sinistro.

“Se la moglie in conseguenza di un incidente stradale perché investita da un pirata della strada, non potrà avere più figli, e soprattutto se ha subito una lesione al bacino che non le consente di avere normali rapporti sessuali allora anche il marito dev’essere risarcito. Così ha deciso la terza sezione civile della Cassazione in una sentenza le cui motivazioni sono state depositate in data 16 giugno 2011”. Dal comunicato di Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, apprendiamo che, in tali casi, secondo la Suprema Corte, anche il marito vede lesa la propria sfera più intima. È curioso vedere come certe dinamiche, nel nostro Paese, siano arrivate all'ufficialità delle sentenze.  Nel Paese della Chiesa, del perbenismo, nel Paese dove sposarsi è quasi un obbligo e divorziare pure, tra un “bunga bunga” e un “urbi et orbi”, il sesso diventa “un aspetto fondamentale della persona umana”. I giudici lo sanno, mica scemi. Ma ipotizziamo: se invece del bacino, la lesione interessasse le corde vocali tanto da indurre la donna al mutismo, cosa succederebbe?  Sarebbe interessante sapere se c'è una sentenza che sancisca la comunicazione verbale con la compagna di vita come “un aspetto fondamentale della persona umana”. Ma le domande, forse, sono altre: può un organo genitale influenzare una nazione, tanto da condizionarne politica, giustizia e cultura media generale? Può, la donna, essere vista quasi esclusivamente come una portatrice sana del suddetto organo genitale?   Forse è un errore pensare che ci sia del sano maschilismo dietro queste decisioni, ma la deriva culturale dell'Italia passa anche da un disequilibrio di genere; passa da sentenze come quella che, nel caso di omicidio della moglie, ritiene la gelosia del marito un'attenuante; passa dal culto dell'immagine, dalla degenerazione della politica, dalla commercializzazione della figura femminile. Infine, un ultimo, ma non meno interessante dubbio: risarcirebbero una moglie, a parti invertite?

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