Aree Vaste. La migliore è Casarano. La peggiore, Lecce

In Puglia, Area vasta Sud Salento ha speso l’80% delle risorse previste; quella leccese solo il 14%

Scadeva il 31 maggio scorso il termine ultimo (delibera Cipe 1/11), per il Piano operativo 2007-2013 di tutte le regioni dell’obiettivo convergenza, per registrare aggiudicazioni per almeno il 100% della spesa prevista al 31 dicembre di quest’anno. Ma le cinque regioni della ‘Convergenza’, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, sono ben lontane dal raggiungere l’obiettivo. Secondo l’ultima relazione della ragioneria dello Stato (aggiornata al 31 dicembre scorso) i risultati migliori riguardano la Basilicata, che ha speso il 18,1% delle risorse Fesr e il 17,2% dell'Fse. I risultati peggiori riguardano la Campania, che ha speso il 6,6% del Fesr e il 2,3% del Fse. La Sicilia invece ha speso il 7,6% delle risorse Fesr e il 3,7% delle risorse Fse. La Puglia registra tra le migliori prestazioni dell’area Convergenza, con un 8,83% a valere sul Fesr, ma per tutte le Regioni il rischio disimpegno è concreto. Riguardo al Fesr della Puglia la spesa certificata è poco più di 462,5 milioni (pari appunto a circa 8,83% del costo programmato) e gli impegni giuridicamente vincolanti ammontano a circa 1.212,8 milioni: cioè circa il 23,15% della dotazione finanziaria complessiva del PO su un totale delle risorse Fesr, pari a 5.238 milioni. Andando ad analizzare le migliori prestazioni nella spesa rispetto alla dotazione dei singoli Assi, in tutto otto, di cui è composto il Fesr, notiamo che la Puglia finora ha accelerato di più sulla “Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l'attrattività e lo sviluppo” (Asse IV), spendendo finora il – 24,75% delle risorse disponibili, e sulla “Competitività dei sistemi produttivi e occupazione” (Asse VI), spendendo il 12,59%. Guardando invece alla concentrazione degli impegni per categoria di spesa (rispetto al totale degli impegni), vediamo che la Puglia ad oggi ha puntato tutto sugli aiuti alle imprese, per risollevare l’economia (la categoria è “altri investimenti nelle imprese”, esclusi i servizi di sostegno avanzato e da imprese direttamente connesse alla ricerca e innovazione), raggiungendo il 33,28%. Di questi, oltre il 30% è impegnato per industrie manifatturiere, il settore maggiormente colpito dalla flessione economica. Se si aggiungono poi gli investimenti in ‘servizi di sostegno avanzato’ e in ‘imprese direttamente connesse alla ricerca e innovazione’, ne consegue che il “sistema imprese” beneficia del 42,50% degli impegni di spesa sul totale del Fesr. Dai dati (nostra elaborazione su fonte Rae) la programmazione regionale del PO Puglia dunque, stando al Fesr, punta tutto sulle imprese per uscire dalla crisi. Ma la macchina burocratica non regge il passo. Sul totale degli impegni poi, il 51,7% contribuisce al perseguimento della strategia di Lisbona. Le dieci Aree vaste pugliesi, dovendo spendere in tutto 340 milioni, ed avendo assunto impegni per oltre 217 milioni, sono in controtendenza rispetto all’intero andamento del PO della Puglia, registrando un avanzamento pari al 61%. La migliore prestazione è quella dell’Area vasta del basso Salento, denominata ‘Salento 2020’, che fino al 15 luglio dello scorso anno vantava un avanzamento dell’80%. La maglia nera rimane nella provincia di Lecce, con l’Area vasta che ha come capofila il capoluogo di provincia, che registra un preoccupante 14%. Nello stesso periodo di riferimento, cioè il quarto anno di attuazione, il Por 2000-2006 poteva vantare un migliore avanzamento di spesa, cioè il 17,6% rispetto al costo programmato e il 37,35% degli impegni giuridicamente vincolanti su un totale del Fesr pari a poco più di tre milioni. Tuttavia, l’avanzamento dei Pit, i progetti integrati territoriali che poi vedranno nelle Aree vaste la loro naturale prosecuzione, era pari a zero. Al quarto anno di attuazione del Por cioè, la squadra del governatore Fitto era ferma al palo, avendo concentrato i suoi sforzi sulla “modifica delle procedure di attuazione” dei Pit; sulla “assistenza alla definizione dei programmi e all'avanzamento procedurale” e sulla “definizione dei modelli normativi”. Fasi propedeutiche all’effettiva spesa. Come dire: c’è di che ben sperare.

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