Tre temi, quattro quesiti. Un silenzio surreale

SPECIALE REFERENDUM. Acqua, nucleare e legittimo impedimento. Il 13 e 14 giugno gli italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio parere su tre temi di scottante interesse socio-politico

Di Andrea Gabellone Ad un mese dai referendum del 13 e 14 giugno, un silenzio surreale ci giunge dalla televisione di Stato, la quale, pur avendo il dovere di informare la cittadinanza e promuovere un voto consapevole, non ha ancora approvato il testo che garantisce e regola l'informazione durante il periodo elettorale. Approvazione che, secondo la legge, sarebbe dovuta avvenire più di un mese fa. Il referendum rispetta, per principio, la sovranità popolare; una sovranità tanto invocata in alcuni momenti quanto temuta in altri. Questa è l'occasione di esprimere la nostra opinione, qualunque essa sia, senza tramiti e su tre temi di grande importanza: la privatizzazione dell'acqua, la produzione di energia nucleare e l'eliminazione del legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei Ministri e dei ministri. // Primo e secondo: a proposito d’acqua Il primo quesito propone l’abrogazione dell’art. 23 bis della legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Il governo Berlusconi vorrebbe affidare la gestione del servizio idrico ai privati. Il secondo quesito, abrogando il comma 1 dell’art. 154 del decreto legislativo n. 152/2006, propone di impedire ai privati di trarre profitto dalla gestione dell’acqua. Il comitato promotore del referendum spiega che il suddetto comma “consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio”. Nel 1995, il vicepresidente della Banca Mondiale, Ismael Serageldin, affermò: “Se le guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del prossimo secolo avranno come oggetto del contendere l’acqua”. In altre zone del mondo, dove l'acqua è un privilegio di pochi, è già così. È giusto ricordare che le Nazioni Unite, nel luglio 2010, hanno riconosciuto il diritto umano universale all'acqua. // Terzo: il nucleare Il terzo quesito è denominato “Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme”. Nonostante la preoccupazione del presidente del Consiglio tesa ad avere un voto obiettivo e sereno, magari a qualche anno dalla catastrofe di Fukushima, il referendum dovrebbe svolgersi regolarmente. La Cassazione deciderà al riguardo, prendendo in considerazione sicuramente anche le premure di Berlusconi. Sebbene ci fossimo già espressi nel 1987, rifiutando la costruzione di centrali nucleari sul suolo italiano, torniamo a farlo con due novità rispetto ad allora: i disastri atomici si rinnovano e le energie pulite crescono. Tutto questo, relazionato ad un territorio ricco di sole e vento, e altamente sismico come l'Italia, lascia, seppur sommariamente, indicazioni chiare. Il premio Nobel Carlo Rubbia afferma che “non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità per cui, ogni cento anni, un incidente nucleare è possibile: questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali”. Dall'altra, il professor Franco Battaglia, docente di Chimica Ambientale all'Università di Modena, assicura che “l’incidente di Chernobyl non ha causato morti”. Prodigi della scienza. // Quarto: il legittimo impedimento Il quarto ed ultimo quesito propone l'abrogazione dell’art. 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l’art. 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”. Questo è il punto politicamente più caldo tra i quattro. L'abrogazione di questi articoli non permetterebbe più ad alcun membro del Governo di arrecare giustificazioni legate alla propria funzione istituzionale per non comparire in un processo che lo coinvolge. Perché imparzialità della legge è anche restituire ai propri governanti la possibilità di difendersi legalmente, come è concesso a tutti. Perché assumere una carica pubblica deve essere sinonimo di trasparenza, nessuno escluso. Per cominciare a restituire un senso a quella bilancia rappresentata nel simbolo della Giustizia. Perché la legge, come sancisce la Costituzione, è uguale per tutti.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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