Pacchetto sicurezza, ‘art 275 illegittimo’. Parte da Lecce la ‘bocciatura’

Lecce. Gabriella Leone e Lucia Bartolomeo, in attesa della sentenza definitiva della Cassazione sull’accusa di omicidio, potrebbero ottenere gli arresti domiciliari

LECCE – Parte dalla Corte d’Appello di Lecce la nuova bocciatura della Corte Costituzionale a una norma del cosiddetto “pacchetto sicurezza” entrato in vigore nel 2009. I giudici della Consulta, infatti, hanno dichiarato illegittimo l'articolo 275 comma 3 del codice di procedura penale (modificato proprio dal cosiddetto pacchetto sicurezza) che ha stabilito che, al pari di quanto avveniva già con i reati di mafia, qualora vi siano gravi indizi di colpevolezza in ordine alla commissione del reato di omicidio è obbligatoria la custodia cautelare in carcere (anziché misure alternative come ad esempio la detenzione domiciliare), salvo che il giudice ritenga che non vi siano esigenze cautelari. A sollevare la richiesta di illegittimità costituzionale è stato l’avvocato Pantaleo Cannoletta, difensore di Gabriella Leone, la donna condannata in appello a 16 anni e sei mesi di reclusione per l'omicidio premeditato del copertinese Brizio Camisa, avvenuto nelle campagne tra San Pietro in Lama e Copertino nel luglio del 2007. Con la Leone fu condannato a 30 anni anche il suo amante, Mario Tartaglia. I due avrebbero attirato Camisa in un casolare abbandonato con una scusa e lo avrebbero massacrato con 26 coltellate. Una vicenda “tanto grave quanto triste, maturata in un contesto sociale, culturale ed affettivo molto degradato”. L’imputata si sarebbe, infatti, legata sentimentalmente a un pericoloso e violento pregiudicato (la vittima dell’omicidio), che per anni l’avrebbe costretta a prostituirsi, lucrando sui proventi di tale attività. Dopo aver conosciuto Tartaglia, avrebbe cercato invano di “emanciparsi” dal precedente compagno, il quale, anziché rassegnarsi alla nuova relazione, avrebbe compiuto gravi atti di intimidazione, diretta e indiretta, contro l’imputata e il rivale. La Leone fu arrestata in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere emessa del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce il 21 luglio 2008. Il giudice aveva poi accolto, con ordinanza del 19 settembre 2008 (non impugnata dal pubblico ministero) il ricorso del legale della donna, e aveva disposto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. Dopo l’entrata in vigore del decreto-legge n. 11 del 2009 (il “pacchetto sicurezza”), il pubblico ministero aveva chiesto e ottenuto il ripristino della custodia cautelare in carcere. Il difensore aveva quindi presentato una nuova istanza di sostituzione alla Corte di assise di appello di Lecce, che l’aveva rigettata lo scorso 20 agosto. Da qui la decisione di sollevare l’illegittimità costituzionale della norma applicata. Quella della Leone è una vicenda simile a quella di Lucia Bartolomeo, l’infermiera di Taurisano accusata dell'omicidio del marito, Ettore Attanasio, avvenuto il 30 maggio del 2006 e già condannata in appello all'ergastolo. Anche in quel caso, infatti, i legali della donna, gli avvocati Pasquale Corleto e Silvio Caroli, avevano chiesto la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella meno gravosa degli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame di Lecce, però, non solo aveva rigettato l’istanza di sostituzione della misura, ma anche la richiesta di illegittimità costituzionale in merito all'articolo 275 comma 3 del codice di procedura penale. La sentenza della Corte Costituzionale (la 164 del 2011) ha dunque bocciato tale norma per “ingiustificata parificazione” (violazione dell'art. 3 della Costituzione) dell'omicidio volontario ai delitti di mafia, gli unici per i quali la Consulta e la Corte europea dei diritti dell'uomo hanno ritenuto giustificabile la “presunzione assoluta” di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere. Obbligo, questo, che secondo i giudici costituzionali viola anche la presunzione di non colpevolezza (art.27 della Costituzione), oltre che le riserve di legge e di giurisdizione (art.13). Per la Leone e la Bartolomeo, in attesa della sentenza definitiva della Cassazione, potrebbero aprirsi dunque le porte del carcere e le due imputate potrebbero ottenere gli arresti domiciliari.

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