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Campo Panareo. I rom a Napolitano: 'Blocchi l'abbattimento'

Lecce. Le famiglie rom hanno presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica per chiedere di fermare l’abbattimento delle baracche

di Andrea Gabellone LECCE – Le famiglie rom residenti nel campo sosta Panareo, dopo aver ricevuto nel gennaio scorso un'ingiunzione di abbattimento delle loro baracche, hanno presentato in questi giorni un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica con il quale chiedono l'anamento della pratica di sfratto. Nel frattempo, però, le carenze igienico-sanitarie spingono le associazioni impegnate nel sostegno degli abitanti dell'area a chiedere un intervento da parte delle Istituzioni. Insomma, non si può più far finta di niente e girarsi dall'altra parte. La situazione si sarebbe già dovuta risolvere tempo fa, ma, evidentemente, vent'anni di risposte inadeguate hanno generato soltanto spese inutili e iniziative poco fruttuose. Tutto questo, mentre la Commissione Europea per i diritti umani vara un nuovo piano per l'integrazione dei rom. Le condizioni di questa etnia sono generalmente di grande precarietà rispetto al resto della popolazione. Molti rom non hanno l'istruzione necessaria per trovare un lavoro e, spesso, vivendo in ambienti degradati, hanno un'aspettativa di vita molto breve. Per questi motivi, che vale la pena ricordare, l'UE ha fissato una serie di obiettivi che mirano al miglioramento della qualità della vita di questa gente e a far sì che il divario sociale, culturale ed economico, che li ha portati all'emarginazione, si assottigli fino a scomparire. I quattro punti cardine del nuovo piano europeo sono: – garantire che tutti i bambini rom portino a termine il ciclo della scuola primaria: da un'indagine condotta in sei paesi dell'UE è emerso che attualmente la percentuale non supera il 42%. – pieno accesso alla formazione professionale, al mercato del lavoro e ai piani per il lavoro autonomo: il tasso di occupazione, soprattutto tra le donne, è ben al di sotto della media europea. – parità di accesso all'assistenza sanitaria, alle cure preventive e ai servizi sociali: lo scopo prioritario è ridurre il tasso di mortalità infantile. – parità di accesso agli alloggi, compresi gli alloggi sociali: allacciamento delle comunità rom alla rete idrica ed elettrica e altre misure. Alcune opzioni sono state avanzate dal Comune di Lecce per risolvere il problema del campo Panareo, ma è tutto fermo mentre si attende la reperibilità di fondi disponibili per la realizzazione. Proprio secondo alcuni studi della Comunità Europea “attualmente, la maggior parte dei paesi membri non impiega in modo ottimale le risorse fornite dall'UE per sostenere progetti destinati a questa minoranza”. L'integrazione deve essere il primo obiettivo da raggiungere e, di conseguenza, tutti i fondi che verranno spesi per la riabilitazione di un campo, di un ghetto, di una baraccopoli, saranno fondi investiti male. L'unico futuro possibile è quello della coesione sociale, fattore determinante di crescita per tutti, anche in ambito economico. Infatti, sempre dall'UE, sono convinti che “una volta acquisite le qualifiche necessarie per trovare lavoro, i rom potranno contribuire alla produttività economica, con conseguente riduzione delle prestazioni sociali e aumento del gettito fiscale”. Chissà se le nostre Istituzioni ci credono. 23 febbraio 2011 Campo sosta Panareo. Tutti contro tutti LECCE – La strada intrapresa è probabilmente quella sbagliata. Invece di collaborare alla ricerca di una soluzione concreta per le venti famiglie rom colpite dall’istanza di sgombero dal campo sosta Panareo da parte del Comune di Lecce, le istituzioni sembrano giocare a “scarica barile”, quanto meno nell’attribuzione delle responsabilità. Il sindaco Paolo Perrone denuncia di essere stato lasciato solo a sbrogliare la matassa ed accusa soprattutto la Regione Puglia, alla quale chiede un aiuto economico per affrontare in maniera costruttiva il problema. Poi invoca collaborazione da parte dei sindaci dei Comuni limitrofi affinché si adoperino per trovare sistemazione alle famiglie costrette a lasciare il campo. Ieri a Palazzo Carafa si è tenuto l’ennesimo incontro sul tema. Alla riunione tecnica, com’è stata chiamata, hanno preso parte oltre al primo cittadino, al dirigente del settore Urbanistica Maniglio ed ai consiglieri Vittorio Solero e Roberto Martella, anche i rappresentanti delle associazioni del terzo settore e il rappresentante della comunità Rom. Le associazioni hanno annunciato l’intenzione di ricorrere al Tar contro l’istanza comunale, i rom si sono detti pronti a barricarsi nelle loro attuali abitazioni per impedire lo sgombero, almeno fino a che qualcuno non avrà pensato ad una sistemazione sostitutiva. Ed intanto la discussione è stata rimandata a martedì 1° marzo, in sede di riunione dei Piani Sociali di Zona dell'ambito territoriale sociale Lecce. E nel frattempo arriverà la data del 25 febbraio, il giorno fissato per la demolizione delle baracche. Perrone, messo alle strette, ha dichiarato possibile lo slittamento del termine del 25 febbraio per l’applicazione dell’ordinanza e nuovamente ha fatto appello alla Regione perché lo slittamento, ha spiegato, può essere possibile solo in presenza di un tentativo di intesa tra le parti in causa. Ed in serata ecco arrivare la risposta della Regione. A parlare è Loredana Capone, vicepresidente della ed assessora allo Sviluppo economico. “La Regione non è un bancomat” ha tuonato la numero due di Vendola aggiungendo che Perrone non può fare “politica strumentale su temi così delicati scaricando sempre sulla Regione le sue responsabilità” e che il suo comportamento è “viziato” dalla già intrapresa campagna elettorale. “Ora, la Regione non si sottrae a dare supporto al Comune – ha detto Capone – e sta valutando ogni possibilità concreta di farlo”. In Prefettura la vicepresidente ha infatti annunciato l’imminente uscita di un bando regionale sulla misura Legalità e Sicurezza, con cui si affidano ad ogni ambito di Piano di Zona 700mila euro (P.O. FESR 2007/2013 Asse III Linea 3.4). L’ambito di Lecce potrebbe a quel punto decidere se accedere a quelle risorse per i problemi degli abitanti del campo Panareo. “Ovviamente compatibilmente – ha precisato Capone – con le norme comunitarie che non prevedono l’erogazione di risorse per l’acquisto di prefabbricati, come comunicato al sindaco”. “Ricordo che da assessore provinciale – ha aggiunto – mi impegnai direttamente per la comunità Rom, donando al Comune 200mila euro per l’acquisto di abitazioni prefabbricate. Con questo programma regionale questo non si può fare”, ha spiegato, rassicurando, tuttavia, che gli uffici regionali sono attualmente impegnati nello studio tutte le possibilità. “Se emergerà un’altra modalità non mancheremo di aiutare il Comune”, ha aggiunto. Ma, è sembrato di leggere tra le righe, solo per un senso di responsabilità verso le famiglie rom e non certo per aiutare il sindaco. Articoli correlati: Campo rom. Nessuna soluzione in vista (18 febbraio 2011) Campo Rom: oggi riunione a Palazzo Carafa (22 febbraio 2011)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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