Appalti truccati. Italgest indagata?

Bari. L’inchiesta sugli appalti “accomodati” nella sanità pugliese si allarga ad altri settori, tra cui quello dell’energia. De Masi e De Santis potrebbero essere tra gli imprenditori sotto indagine

BARI – Ci potrebbero essere anche Paride De Masi e Roberto De Santis sotto la lente della Procura di Bari che sta indagando su appalti “favoriti” dalla politica. Un’indagine che si sviluppa ancora una volta dalle dichiarazioni di Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore della sanità, noto per aver favorito i contatti tra politici ed escort di lusso. L’ultimo filone giudiziario stavolta si concentrerebbe su nomi di imprenditori pugliesi vicini a D’Alema ed al Pd. E non soltanto nel settore sanitario. Nel mirino dell’inchiesta, condotta dalle fiamme gialle e assegnata ai pm che già indagavano su Tarantini (Pino Scelsi, Ciro Angelillis ed Eugenia Pentassuglia), potrebbero esserci infatti anche appalti in altri business, primo fra tutti quello dell’energia. Ed è in questo settore che sono attivi numerosi imprenditori nell’area del centrosinistra, tra i quali, appunto, Roberto De Santis e suo fratello Massimo, proprietari o soci di società nel campo delle rinnovabili, e nella Italgest, oltre a loro, Paride De Masi ed Enrico Intini. Pubblichiamo di seguito l’inchiesta di Maria Luisa Mastrogiovanni su questo tema uscita in due puntate su “Il Manifesto” (8 maggio e 14 maggio 2010) // Guerra alla “centrale del Pd” Di Maria Luisa Mastrogiovanni L’estremo lembo del Tacco d’Italia, il basso Salento, un fazzoletto di terra proteso verso il mar Mediterraneo e l’Oriente, è un paradiso di macchia mediterranea, roccia, pinete e sabbie caraibiche. Qui gomito a gomito i cento paesini della provincia di Lecce alternano abusivismi edilizi e maestosi portali barocchi, all’insegna del “vivi e lascia vivere”. Qui la gente dal carattere levantino si è raramente distinta per avere una forte coscienza collettiva: gli ultimi eroici movimenti di massa furono le lotte contadine dell’Arneo, quando i braccianti “rossi” diedero battaglia, e morirono, per strappare le terre ai signorotti latifondisti. Ma era il 1950. Da allora il a o quasi. Ma negli ultimi due anni sta nascendo un forte movimento ecologista, dal basso, che accomuna giovani e vecchi, forse perché ancora intatto, nel subconscio collettivo, è quell’attaccamento alla terra che negli anni Cinquanta visse la sua stagione migliore. Proprio qui, una battaglia ingaggiata da decine di comitati ecologisti contro il progetto di una centrale da 25 Mw per la produzione di energia, alimentata da oli vegetali provenienti dai Paesi del Terzo mondo, apre uno squarcio sull’entità degli interessi in gioco nel settore delle energie da fonti rinnovabili, su cui pure sta puntando la Regione Puglia, cercando di coniugare sviluppo ed eco-sostenibilità. A Casarano, nel leccese, i Comitati ecologisti, insieme a Lega tumori, Sel, Idv, Pdl, combattono contro il progetto di “Heliantos2”. Ci sono perfino i Frati francescani: frà Ettore, con i riccioli lunghi, gli occhialini tondi alla Lennon, la barbetta e i jeans lisi sembra un hippy d’altri tempi e ospita gli affollati incontri settimanali nella canonica del convento. Quello che contestano è sia la grandezza dell’impianto, sia il fatto che gli oli che dovrebbero alimentarlo provengono dai paesi del Sud del mondo. Questo passaggio, cioè alimentare una centrale con oli provenienti da filiera lunga, è espressamente vietato dalla legge regionale 31/08 che regolamenta gli impianti per la produzione da energia rinnovabile. La società sostiene invece il suo diritto ad approvvigionare l’impianto con oli del Terzo mondo perché il progetto è stato presentato prima dell’approvazione della legge. Il progetto di una centrale identica fu bloccato dal Comune di Lecce, su spinta dei Comitati, nel 2008. Ma non è solo quest’argomento che alimenta il dibattito, ormai tesissimo tra la proprietà, i comitati, i partiti. Perché in un gioco di scatole cinesi, risalendo di società in società e di proprietà in proprietà, si scopre che la Italgest energia Spa, che ha presentato il progetto, è riconducibile a Paride De Masi, presidente nazionale di Confindustria-Energia; a suo fratello Ivan, che prima di diventare sindaco del Comune in cui si vuole costruire la centrale, aveva dichiarato di aver venduto tutte le quote della società e di non essere dunque in conflitto d’interesse. Ora invece Ivan-sindaco dovrà dare il a osta per la centrale, necessario per legge, a Ivan-imprenditore. Infine la Italgest energia è riconducibile a Roberto De Santis, braccio destro e uomo ombra di D’Alema. Fu lui a regalare al “leader Maximo” la barca a vela Icarus, ormeggiata nel porto di Gallipoli. Il suo nome compare anche nelle deposizioni di “Gianpi” Tarantini, l’imprenditore della sanità barese che avrebbe offerto donne e soldi a Sandro Frisullo, ora agli arresti domiciliari, ex vicepresidente della prima Giunta Vendola. Fu proprio De Santis, riferisce Tarantini, a presentargli il numero due della Regione Puglia. E’cera anche De Santis, sempre secondo Tarantini, alla famigerata cena organizzata in onore di D’Alema, che, a quanto riferisce questa volta il sindaco di Bari Emiliano, fu poi trascinato via dall’ex magistrato non appena questi vide chi erano i commensali. Nell’affaire della mega centrale “Heliantos2”, che la Italgest energia vuole costruire a Casarano, Roberto De Santis ci entra acquistando quote come persona fisica pari al 41%, da una finanziaria con sede in Svizzera, la F.T.C. Trustmark corporation S.A. Seguiamo le sue tracce fino in Svizzera, dove le perdiamo. Non prima però di aver verificato che la società del Gruppo Italgest di cui detiene le quote, la Italgest energia prima, che a sua volta è unica proprietaria della società che vuole costruire Heliantos2, ha perso nel 2008, 678.306 euro, cioè più del suo capitale sociale, pari a 625mila euro; e che la Italgest holding, partecipata al 100% da Paride e Ivan De Masi, ha chiuso il bilancio del 2008 con una perdita di quattro milioni di euro, su un capitale sociale di dieci. De santis intanto continua a coltivare i suoi interessi anche nel settore dell’energia, in particolare gas e gasdotti, essendo al centro dell’affaire per eccellenza del futuro prossimo: è consigliere di amministrazione della Avelar Energy, holding europea che opera nel settore energetico e che ha come maggiore azionista la società russa Renova. Avelar sta stringendo accordi con società italiane in vista della costruzione di tre gasdotti che passeranno per il mare di Otranto, rifornendo da lì tutta l’Europa. In confronto ai tre gasdotti che faranno dell’Italia l’hub energetico di tutta Europa, sconquassando i fondali marini, la centrale a biomasse di Casarano sembra un moscerino, quasi un’azione di disturbo che distrae dalla frenetica attività che si nota nel canale di Otranto ma di cui nessuno parla. Il business di domani passa proprio da questo pezzo di terra dove oggi decine di comitati ecologisti s’incontrano puntualmente tutte le settimane, fanno tam tam sulla rete, organizzano sit in contro i grandi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, ritenuti non eco-sostenibili: sono contro i grandi impianti fotovoltaici costruiti a terra in zone agricole; contro le grandi centrali eoliche con pale alte anche più di cento metri; contro le grandi centrali a biomasse. Dicono sì invece al fotovoltaico diffuso (sugli edifici pubblici, su condomini, gli ospedali, le scuole, su tutte le case); si al mini eolico con piccole pale sulle fabbriche, sulle case; si ai piccoli impianti a biomasse che brucino prodotti derivanti da filiera corta (ad esempio potature d’olivo e viti-le colture più diffuse- olio lampante d’oliva). Non solo vogliono proteggere la bellezza del territorio, materia prima per un turismo ancora da potenziare, e che fa innamorare gli artisti stranieri che qui scelgono il loro buen retiro, da Helen Mirren a Gerard Depardieu, ma anche la salute pubblica: nel Salento si muore di tumore più che nel resto della Puglia e d’Italia e i dati sono in crescita. I fumi dell’Ilva, della centrale a carbone di Cerano nel brindisino, della Copersalento (un inceneritore di rifiuti che produce energia, ora chiuso dalla magistratura, da cui proprietà era da far risalire alla famiglia Fitto) vengono spinti dal forte vento di tramontana verso sud, verso Finibus terrae, dove si registrano i picchi delle morti per cancro. Anche per tutto questo Idv e Sel hanno chiesto l’intervento del Prefetto di Lecce, esortandolo, in una lettera, a verificare se vi sia incompatibilità per Ivan De Masi tra la carica di sindaco e quella di co-proprietario di Heliantos2. E se invece non si stia ritornando al medioevo, quando tutto il potere era nelle mani di uno solo (vi ricorda qualcosa?). Articoli correlati: Heliantos2 Scandalo sanità

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