Il parco giochi

Truffa ai danni dello Stato e lottizzazione abusiva. Sono i reati ipotizzati dai due stralci dell’inchiesta (pm Antonio Negro) sulla Orex, l’albergo che sorge, ad Ugento, in pieno parco naturale regionale

20 faldoni pieni di documenti da spulciare. Da analizzare nel dettaglio per stabilire se tutto si sia svolto regolarmente. Si riferiscono, quelle “carte”, alla realizzazione della maxi struttura ricettiva, l'Iberotel, dai cittadini conosciuta come “Orex” (è così che si chiamava agli albori della sua storia, quand’era ancora in fase di progetto, ed è così che continuano a chiamarla i più) che sorge all'interno del parco naturale regionale “Litorale di Ugento“. Dello studio di quei materiali si stanno occupando i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Lecce che nelle scorse settimane hanno fatto visita all'Ufficio tecnico del Municipio di Ugento prelevandone tutti i documenti ritenuti utili alla ricostruzione dei fatti. Il decreto di acquisizione dei documenti è stato firmato dal sostituto procuratore del Tribunale di Lecce Antonio Negro, specializzato in reati ambientali ed abusivismo edilizio, subentrato nell’inchiesta sulla Orex ad Imerio Tramis, che l’aveva condotta per un anno prima di essere trasferito alla Procura minorile. Con i finanzieri c'era anche Michele Stella, ingegnere del Cnr di Bari, incaricato dal magistrato di accertare la compatibilità della struttura con i vincoli paesaggistici ed ambientali che ricadono nell'area. Il che significa verificare se l'iter amministrativo che ha dato l'ok al villaggio turistico si sia svolto secondo la legge. Le indagini della Finanza sono partite in seguito alla pubblicazione dell'inchiesta realizzata sul tema dal Tacco d'Italia (uscita in più numeri). I reati ipotizzati dai due stralci dell’inchiesta sono truffa ai danni dello Stato tramite legge 488/92 e lottizzazione abusiva. La truffa allo Stato sarebbe relativa al finanziamento di 6 milioni 246mila euro per la realizzazione della struttura percepiti dalla proprietà della Orex (la Ugento Srl) in due tranche, la prima delle quali – 4 milioni di euro – nel 2009. Sarebbero serviti, quei soldi, alla costruzione della struttura all'interno della quale si trovano dieci palazzine chiamate “corti” per un totale di 333 camere, oltre a campetti sportivi, viali e tre piscine. La lottizzazione abusiva si riferirebbe invece alla determina con cui la Regione Puglia autorizza la realizzazione di una struttura turistica all’interno della zona Sic (sito di importanza comunitaria; definito così per via delle rarità di specie animali e vegetali che nell’area hanno il proprio habitat naturale), esonerandola dalla valutazione di impatto ambientale (27 settembre 2004; appena un anno prima la Regione aveva dato il suo ok all’istituzione del parco naturale di Ugento, che poi verrà portata a compimento solo nel 2006). L’esegesi delle norme avrebbe infatti portato alla luce una mancata rispondenza con le realtà fattuali; la perizia è stata realizzata dall’ing. Stella (il perito dell’inchiesta “Acque chiare” di Brindisi) incaricato dallo stesso pm Negro. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo gli step più significativi che hanno portato fino ad oggi. Ovvero ad un tempo in cui, tardivamente e colposamente, è giunto a compimento l’articolato e tortuoso progetto di costruzione, nel pregiato parco naturale regionale, di quello che è stato riconosciuto – peccato, troppo tardi – come un “ecomostro” ed inserito nella lista degli ecomostri di Puglia da Legambiente. Partiamo all’inizio. Dal 2000. Nel 2000 infatti il litorale di Ugento ha già tutte le carte in regola per diventare “parco naturale”. Manca un semplice passaggio burocratico: una delibera regionale. Che arriverà solo sei anni più tardi. Proprio i sei anni necessari a far nascere, all’interno del designato parco, un mega albergo da 800 posti letto, poi ampliato, la cui proprietà è riconducibile alla famiglia Reale.

Orex Ugento_il parco naturale Litorale di Ugento

// Il parco e l’albergo. Due destini che si incrociano Le due storie, quella dell’istituzione del parco e quella della nascita della struttura ricettiva, sono solo apparentemente scollegate tra loro. I due processi infatti, inizialmente divergenti, ad un certo punto confluiscono in unico grande intreccio degno del più originale sceneggiatore che porterà il parco naturale “Litorale di Ugento” a diventare proprio quel parco che serviva per costituire il valore aggiunto del già lussuoso albergo progettato nella zona, e che in tal modo vede accrescere ulteriormente il suo valore. Un albergo a cinque stelle per turisti a cinque stelle. Poco importa se a farne le spese è il territorio. In estrema sintesi, le cose sono andate così: da un lato si è tentato di rallentare il più possibile l’istituzione del parco naturale (in quanto essa comporta stretti vincoli edificatori sull’area), dall’altro si è agevolata la nascita del villaggio turistico. L’obiettivo era fare in fretta: “battezzare” l’albergo prima del parco; fare nascere cioè prima la struttura turistica e poi l’area protetta, e non il contrario, per non incorrere in quei famosi vincoli che l’istituzione del parco avrebbe necessariamente comportato.

Orex Ugento_il parco naturale_ il bacino

In un certo senso è stata la politica ambientale di Michele Losappio, assessore regionale all’Ambiente, a determinare la corsa all’accaparramento di porzioni di territorio “nobile” da parte dei portatori di interessi economici nei luoghi più o meno interessati dalla tutela regionale; essa è stata improntata infatti da subito alla creazione di parchi naturali nelle zone rimaste incontaminate della Puglia. Il fine è ovviamente la salvaguardia di tali zone. Un fine nobile. Talmente nobile da rappresentare un vero e proprio ostacolo per le ambizioni edificatorie di qualcuno. Ecco perché negli anni a cavallo del 2000 si verifica l’ultima forsennata corsa a strappare porzioni di terra ai perimetri indicati come aree da proteggere. In quelle stesse zone da decenni si stavano gettando le basi per insediamenti turistici, in molti casi anche tramite incendi dolosi che trasformando pineta e macchia mediterranea in terreno seminativo, lo rendevano privo di vincoli e pertanto edificabile. Così avvenne, ad esempio, nel 1991, quando la pineta di Ugento venne coinvolta in un incendio che distrusse una vasta porzione di macchia e bosco in contrada “Fontanelle”, di proprietà della Orex Srl. L’amministratore unico Damiano Reale in quell’occasione scrisse al sindaco comunicando i danni ed avvisando di aver già avviato le operazioni di “spalcatura” con il corpo forestale dello Stato, operazioni necessarie per garantire la ripresa della vegetazione. Alcuni mesi dopo il sindaco Alessandro D’Ambrosio inviava un telegramma alla Orex, alla Regione Puglia e alle autorità preposte al controllo ambientale, in cui comunicava l’avvenuto disboscamento di una larga parte di pineta e diffidava dal praticare un ulteriore taglio di alberi. Reale assicurò che si trattava di operazioni concordate con il corpo forestale dello Stato. Buona parte di quell’area, dieci anni dopo, sarà identificata come seminativo e definita non degna di tutela dallo studio dell’Università.

Orex_Ugento_Cartello lavori

// Il perimetro rosicchiato Ma torniamo al 2000. Il litorale di Ugento è pronto per essere “nominato” parco naturale e cioè per essere inserito nella lista dei parchi naturali regionali ai sensi della legge 19/97. Serve, affinché questo accada, solo una delibera di giunta regionale che aggiorni l’elenco. A questo aggiornamento seguirà la legge istitutiva del parco con l’indicazione precisa dei confini dell’area. La deliberà arriverà nel 2006. Per tutto l’anno successivo avrà luogo la “trattativa” tra i portatori di interesse (il Comune di Ugento in primis) e la Regione Puglia per la ridefinizione dei confini del parco in vista della sua definitiva istituzione. Una ridefinizione che avviene per difetto, ovvero togliendo porzioni di territorio ai confini già stabiliti; più o meno estesi fazzoletti di terra che vengono sottratti al perimetro e che diventano pertanto assai preziosi per chi li possiede, in quanto restano aree edificabili, perché considerate di scarso interesse ambientale, ma hanno il parco intorno, una vista invidiabile per le ville di lusso da costruire in mezzo alla macchia mediterranea. In tutto vengono sottratti alla superficie da racchiudere nel “parco” 400 ettari sui 1.200 originari; un terzo del totale.

Orex_Ugento_il bacino ed i lavori in corso

// Gli studi sull’area Tra le tante particelle che vengono escluse, vi sono anche quelle dell’isolotto “i pazzi” e della duna. Lì fiorisce l’unico esemplare in Italia di fiordaliso orientale, scoperto nel 1996 da Silvano Marchiori, docente dell’Università di Lecce cui il Comune commissiona l’incarico di definire il perimetro della zona Sic, operando un vero e proprio censimento della flora e della fauna da tutelare. Tra la flora vi è anche il fiordaliso, l’aegialophila pumila; un fiore di recente scoperta, come scrive lo stesso Marchiori nella sua relazione, che pertanto non è stato ancora inserito nella lista delle specie da proteggere ma che, aggiunge lo stesso docente, certamente lo sarà. E se lo sarà, appare naturale che vada tutelato e che il suo habitat, l’unico in Italia, debba rientrare di diritto nella perimetrazione del Sic. Eppure il professore esclude l’area interessata da questa rara specie vegetale dal perimetro del proposto parco. Con il risultato che la duna dove cresce il delicato fiore e dove non è stato apposto neppure un cartello informativo, viene calpestata ogni giorno da numerosissimi bagnanti ignari finanche della sua esistenza. Un altro studio sull’area, risalente al 2000, e stavolta realizzato dal Ministero dell’Ambiente, descrive la zona proponendola come degna di essere annoverata come Sic, sito di importanza comunitaria, dall’Unione europea. Dice, lo studio del Ministero, del litorale di Ugento: “Sito di elevata valenza paesaggistica in cui le ondulazioni delle serre costiere degradano verso il mare. Una serie di canaloni naturali di origine erosiva solcano le ondulazioni delle serre, noti localmente come gravinelle. La macchia di Ugento – continua la relazione – è la più vasta area macchiosa attualmente presente nel Salento”. Con relativa elencazione degli habitat in pericolo di estinzione e pertanto da tutelare.

Orex Ugento_le gru al lavoro

// Il 2000. Anno fatidico I risultati delle ricerche effettuate nell’ambito del progetto “Bioitaly 2000”, promosso dalla Comunità europea, stabiliscono che una larga parte del territorio di Ugento, 1.200 ettari, ha i requisiti per essere classificato come pSic, cioè “proposto sito di importanza comunitaria” (direttiva Cee 92/43), ovvero area degna di salvaguardia, nella quale vivono specie animali e vegetali a rischio di estinzione. Il passo successivo verso una vera tutela ambientale è renderlo Sic, sito di importanza comunitaria. La condizione di Sic fa scattare in automatico misure di sicurezza maggiori sull’area ed impone, pertanto, maggiori vincoli come, in caso di edificazione di un immobile, un’opportuna valutazione della sua incidenza sul sito. Ulteriori misure di tutela scattano allorquando un Sic diventa parco. Basta una delibera di Giunta regionale che inserisca l’area nella lista contenuta nella legge 19/97 “Norme per l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette nella Regione Puglia”. L’iter per il riconoscimento del litorale di Ugento come parco parte ufficialmente il 29 giugno 2000, quando Antonio Andriolo, commissario prefettizio del Comune di Ugento, incarica Silvano Marchiori, responsabile del Laboratorio di Botanica sistematica ed Ecologia vegetale del Dipartimento di Botanica dell’Università di Lecce, di eseguire lo studio sulla classificazione delle aree da proteggere ai sensi della legge regionale 19/97. Marchiori realizza lo studio individuando la perimetrazione di litorale da proteggere alla luce delle specificità ambientali presenti. Il commissario prefettizio approva (deliberazione n.44 del 20 febbraio 2001) la perimetrazione proposta dal docente e alla luce di quello studio chiede alla Regione di inserire l’area nell’elenco della legge, ossia chiede di istituire il parco di Ugento. Ma quando viene eletto sindaco Eugenio Ozza, nel 2002, l’iter per l’istituzione del parco naturale ugentino comincia ad assumere traiettorie tortuose. Ozza infatti da una parte mette fretta agli uffici regionali, tramite numerosi solleciti, affinché procedano al riconoscimento del parco di Ugento; dall’altra li invita a tenere conto delle “esigenze economiche, sociali e culturali e culturali nonché delle particolarità regionali e locali” proponendo perimetri sempre nuovi e, soprattutto, sempre più stretti. Dal 2002 fino al 2007, quando sarà definitivamente istituito il parco, verranno esclusi dalla perimetrazione in tutto 400 ettari. Ma facciamo un passo indietro al 2003. E’ allora (il 5 maggio) che arriva la risposta della Regione alla richiesta di Andriolo ed ai solleciti di Ozza. In una comunicazione ufficiale firmata Luca Limongelli, responsabile del settore Ecologia, si rende noto che il Comitato tecnico scientifico regionale ha esaminato la proposta di perimetrazione ed ha espresso parere favorevole all’istituzione dell’area protetta; dovrà pertanto essere predisposta la delibera di Giunta. Sempre Limongelli, con un atteggiamento quantomeno contraddittorio, il 27 settembre 2004 firmerà l’autorizzazione all’edificazione di una struttura turistico-ricettiva da 800 posti letto e 160mila metri quadrati, proprio all’interno del proposto sito di importanza comunitaria, esonerandola da Via, Valutazione di impatto ambientale. Quindi: quando finalmente arriva la delibera di Giunta regionale, l’ultimo passaggio necessario per l’istituzione del parco naturale di Ugento, il 2 dicembre 2006 (sei anni dopo la segnalazione dell’area come sito da proteggere), l’albergo conosciuto dai cittadino come “Orex” (oggi si chiama Iberotel) ha già avuto il “a osta”. Non si può tornare indietro e sul litorale di Ugento nasceranno sia il parco, sia il maxi albergo di lusso per vacanzieri di primo piano.

orex Ugento_la recinzione

// La Ugento Srl e l’albergo. Le carte d’identità Il complesso turistico ricettivo si estende per 160mila metri quadrati, di cui 83.400 metri quadrati sono stati ceduti al Comune per verde pubblico e parcheggi. Nel progetto originario l’albergo ospita 800 posti letto, poi raddoppiati, su 10.795 di superficie coperta e 64.123,05 mc di volume totale. La struttura è stata realizzata nel piano di lottizzazione n.70 del piano regolatore generale. La proprietà della struttura è la società “Orex Srl”, che ha ottenuto verifica di assoggettabilità a Via e valutazione di incidenza, redatta dalla “Ecosystem Srl”, con studi idrogeologici del sito interessato. Il parere favorevole all’edificazione è stato espresso dal dirigente del settore Ecologia, Luca Limongelli. La Ugento Srl (ex Orex Srl) costituitasi il 10 maggio 1999 è composta da quattro soci: Natalia Basili, Clemente Reale, Emanuele Reale e Fabiano Rebecchini. Amministratore unico è Giuseppe Scarati. Capitale sociale 25.280 euro. Il 16 dicembre 2004 tutti i soci trasferiscono metà delle loro quote a “Finugento Spa” di cui è amministratore unico Damiano Reale. La Finugento Spa si iscrive al registro delle imprese della Camera di commercio il 16 dicembre 2004, 14 giorni dopo essersi costituita. Lo stesso giorno, i soci di Ugento Srl trasferiscono metà delle loro quote a Finugento Spa. Il 21 dello stesso mese, il Comune di Ugento autorizza la realizzazione dell’urbanizzazione primaria dell’area, cioè strade, fognature, eccetera. Alla famiglia Reale è riconducibile, ad Ugento, anche il Camping Riva di Ugento (3mila posti letto), adiacente all’albergo Orex.

Orex Ugento_la stradina laterale

// Orex e le autorizzazioni impossibili Un anno dopo l’incendio della pineta, nel 1992, la Orex Srl presenta un piano di lottizzazione del Comune di Ugento per i terreni di sua proprietà in contrada “Fontanelle”. Il piano di lottizzazione numero 70 ha un iter travagliato. Dagli uffici comunali vengono richiesti non pochi chiarimenti ed integrazioni ai documenti. Tra le osservazioni che vengono mosse alla Orex, la mancanza di accesso pubblico alla pineta che confina con il futuro albergo: la pineta è di proprietà della Orex ma secondo le osservazioni del dirigente comunale Luigi Franza dovrebbe essere ceduta come “servizio pubblico” e non considerata al servizio dei clienti dell’albergo. Diventerà, invece, un parco naturale a valore aggiunto del nuovo insediamento turistico e di passaggio per il nuovo stabilimento balneare concesso sul demanio e al servizio degli ospiti della Orex. Il piano di lottizzazione viene adottato dal Consiglio comunale nel 1996, ma anato dal Coreco perché ritenuto illegittimo. La Orex fa ricorso al Tar ma il ricorso viene respinto. Il piano di lottizzazione viene tuttavia approvato nel 1998, quand’era sindaco Francesco Pacella, e adottato nel 2000 dal commissario prefettizio. Due anni dopo (23 marzo 2002) il Comune di Ugento e la Orex Srl stipulano una convenzione edilizia che comporta numerosi vincoli per la Orex, tra cui la cessione al Comune di più di 8 ettari di terreno e l’impegno a realizzazione le opere di urbanizzazione primaria. A garanzia di questi accordi, la Orex si impegna a rilasciare al Comune due successive fidejussioni per un totale di 1.204.886.250 lire. Ma la convenzione non contempla l’eventualità che, una volta terminati i lavori di urbanizzazione primaria, l’albergo non ottenga la concessione edilizia. Sembra quasi che questo passaggio venga dato per scontato. Il 21 luglio 2004 l’ingegnere Francesco Causo firma l’autorizzazione paesaggistica per conto del Comune di Ugento. Due mesi dopo anche la Regione firma il “a osta” all’edificazione della struttura. Quando ottiene il permesso di costruire relativo alle opera di urbanizzazione primaria (21 dicembre 2004) la Orex non ha ancora la concessione edilizia ma le ruspe sono già al lavoro.

Orex Ugento_i lavori proseguono

// I “nodi” al pettine Quando inizia la costruzione delle opere di infrastrutturazione primaria, l’albergo Orex, di proprietà della famiglia Reale non ha concessione edilizia né autorizzazione paesaggistica. Sono almeno due i “nodi” da evidenziare nell’intricato e strabico iter relativo alla nascita dell’albergo e all’istituzione del parco naturale. Corrispondono pressappoco agli stralci all’indagine operati dal pm Antonio Negro. La perizia dell’Università. Lo studio commissionato dal Comune di Ugento a Silvano Marchiori, responsabile del Laboratorio di Botanica dell’Università di Lecce, fissa in primo momento il perimetro della zona Sic in circa 1.200 ettari, includendo la zona a ridosso dei bacini dove dovrà sorgere l’albergo Orex. Il Comune di Ugento, però, commissione all’Ateneo salentino una seconda perizia, in cui si propone una seconda perimetrazione della zona Sic, che stavolta esclude, guarda caso, proprio la zona dove dovrà sorgere la Orex. La zona viene esclusa perché, si legge nella nuova perizia, costituita da “terreni arati utilizzati a seminativo” e in gran parte coincide con quella che dieci anni prima era stata devastata dall’incendio. Eppure basta fare un sopralluogo nell’area per constatare come ciò che nella relazione viene indicato come “seminativo” in realtà è “gariga” con caratteristiche sub-steppiche; ovvero una tipologia di flora degna di tutela tra quelle incluse nella perizia di Marchiori. Ma la successiva perizia lo contraddistingue come seminativo ed ecco quindi che Limongelli stabilisce che non è necessario assoggettare l’albergo a valutazione di impatto ambientale, nonostante questo passaggio sia obbligatorio per legge per tutto ciò che viene costruito nelle zone Sic. Perfetto: l’area da proteggere e dunque inizialmente inserita nel perimetro del parco non è più da proteggere e viene dunque esclusa dal perimetro. Ci si può costruire sopra un albergo da almeno 800 posti. Zona umida, anzi no. Un’ulteriore prova del fatto che l’area interessata dall’albergo Orex sia effettivamente “zona umida” è il progetto regionale “Wetlands II”, approvato il 4 settembre 2003. Il Comune di Ugento fa parte del progetto finalizzato alla tutela e alla valorizzazione delle zone umide, anche attraverso la creazione di nuove figure professionali che le gestiscano. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Puglia con 392mila euro. Di questi ad Ugento ne arrivano 207mila. Ufficialmente dunque il litorale di Ugento è già nel 2003 incluso tra le zona umide pugliesi sotto tutela. E’ per questo che il Comune riceve la somma di 207mila euro. Ma, a questo punto, i conti non tornano visto che, stando al progetto regionale la zona su cui dovrà sorgere la Orex è umida, mentre nella determina del 2004 Limongelli prende atto della riperimetrazione fornita dallo studio del prof. Marchiori nel quale si dichiara che è semplice seminativo. Eppure Limongelli, dirigente del settore Ecologia, non può non conoscere il progetto “Wetlands II”, destinato, appunto, alle zone umide. L’infrastrutturazione primaria. Altra anomalia dell’iter per la realizzazione del maxi albergo risiede nell’affidamento dei lavori di infrastrutturazione primaria. Questi vengono affidati dalla Ugento Srl alla Damiani costruzioni, ditta vicina ad un consigliere comunale dell’epoca. Cioè: vengono costruite le strade prima ancora che l’albergo abbia concessione edilizia e senza che sottostia a valutazione di impatto ambientale.

Orex Ugento_i lavori visti dalla pineta

// Parco fiat Il 28 maggio 2007 il Litorale di Ugento viene inserito tra i parchi naturali regionali (legge regionale 13/07). Il parco nasce con il “sì” ufficiale della Regione Puglia che ha chiuso i giochi accettando la perimetrazione “concordata” da Comune e Provincia. Quella cioè che esclude da vincolo ambientale ben 10 ettari di oasi naturalistica. Proprio quei 10 ettari dove è poi sorta la Orex. La Regione è in un certo senso scesa a compromessi pur di non lasciarsi sfuggire il battesimo del settimo parco naturale regionale salentino. Lo ha dichiarato a chiare lettere in conferenza dei servizi l’assessore all’Ambiente Michele Losappio che ha spiegato che “la Regione non può rischiare di perdere cause miliardarie , non si possono aprire controversie”. Insomma, per non avere grane di carte bollate, la Regione ha preferito ridurre la propria azione di tutela ad una porzione di territorio inferiore al necessario. Così facendo avrà risparmiato un bel po’ di soldi. A farne le spese sarà stato, ancora una volta, il territorio.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Leave a Comment