Rinnovabili. 'Il Prefetto chieda la moratoria degli impianti'

Lecce. Sit in, questa mattina, delle associazioni ambientaliste contro lo sfruttamento dei lavoratori e del territorio

In occasione del sit in, che si terrà questa mattina, sotto il Palazzo della Prefettura di Lecce, organizzato da varie associazioni in solidarietà ai lavoratori sfruttati e non retribuiti nei campi salentini del fotovoltaico, il “Forum Ambiente e Salute” e il “Coordinamento Civico”, cogliendo anche l’invito alla mobilitazione lanciato da “Save Salento” a difesa del paesaggio, scrivono una lettera aperta al Prefetto di Lecce, Mario Tafaro. La richiesta è che il Prefetto si faccia portavoce presso il Governo del varo urgente della moratoria per la Puglia di tutti i progetti di eolico e fotovoltaico industriali, cioè volti “alla vendita dell’energia prodotta, di qualsiasi potenza essi siano, previsti ed in realizzazione a migliaia, in tutte le campagne e nei mari di Puglia, quando uno solo di questi impianti sarebbe da guardare e valutare con moltissima attenzione, per la delicatezza degli equilibri naturali ed economici di questa terra”. “Aiuti il Salento – dicono gli ambientalisti – che mai come oggi ha avuto bisogno del suo intervento e di quello di uno Stato vero e virtuoso, ad uscire dalla spirale della mala falso green, del colonialismo energetico, della speculazione che tutto devasta e divora, depredando. Un suo intervento per la moratoria, per aprire una nuova stagione radiosa fatta di energie prodotte democraticamente dal sole, con piccoli impianti diffusi solo sui tantissimi tetti delle strutture recenti, una stagione di intensi rimboschimenti per il clima, di smantellamento e bonifica dei campi dagli impianti della green industriale del malaffare, e senza finalmente più alcuno spettro del nucleare all’orizzonte! Una stagione di moralità e legalità, di vero trionfo della democrazia, della res publica, che possa essere dedotta e letta, intuita, dallo specchio dell’animo di ogni comunità, che è il suo paesaggio. Una stagione di virtù comunicata da una politica attiva di ricostruzione a 360° del paesaggio del Salento, ripristinandone le sue suggestioni di ruralità e naturalità, ricostruendone e rafforzandone l’identità, che è nel paesaggio libro aperto al cielo della nostra memoria, e da cui discende la ricchezza più vera e genuina per la gente di Puglia, ricchezza fatta di prodotti salubri, di cultura, di attrattività turistica, di qualità della vita”. Le associazioni ricordano, in quella che definiscono una scellerata gestione del territorio, il progetto di un impianto eolico a Nociglia (Le), con torri d’acciaio di 150 m circa, poste all’interno del Parco paesaggistico dei Paduli, e frapposte tra la Citta di Nociglia e la valle dei Paduli. “Torri notoriamente falcidia – uccelli, in un area dove volano le cicogne, e talvolta persino i fenicotteri, ubicate in zone a vincolo idrogeologico, per la presenza di cigli di scarpata, doline, e canali, e di notevole rilevanza storico – rurale per la presenza di vetuste masserie”. Progetti che si vorrebbero autorizzare a una ditta dal capitale sociale di soli 10.000 euro. “Non è possibile – sostengono gli ambientalisti – eppure quante autorizzazioni sono state date a ditte fantasma di sviluppatori con tali capitali beffa!. E le conseguenze sono sotto i nostri occhi, nelle strade di Lecce e Brindisi, in queste stesse ore, dove piangenti lavoratori sfruttati all’inverosimile sono stati abbandonati senza paga da fuggiaschi datori di lavoro ingannatori. Un quadro che si ripete per i progetti scandalosi di più parchi eolici, previsti e autorizzati già alcuni, sulla mitologica 'Collina dei Fanciulli e delle Ninfe”, acropoli protostorica del Salento, nei feudi di Giuggianello, Palmariggi e Minervino di Lecce, a danno anche degli skyline protetti del borgo di Otranto, patrimonio Unesco dell’umanità, e di Torre Sant’Emiliano il cui cono visuale è stato protetto dal R.R. n. 26 del 30 dicembre 2010, come anche lì viene protetto il Parco dei Paduli, proprio da queste istallazioni industriali che invece al loro interno si vorrebbe lasciare realizzare”.

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