Il 'ragazzo del kayak' racconta Lampedusa

Fotocronaca da una terra minuscola dove sembra si riversino le tensioni di un intero mondo in cambiamento

C'è anche il ragazzo del kayak a Lampedusa, in queste ore di crisi ed emergenza umanitaria. Proprio lui che, tempo fa, aveva intrapreso l'avventura più bella: circumnavigare l'isola con la sua imbarcazione leggera per manifestare indignazione contro le condizioni di vita dei migranti.

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Georges Alexandre, questo il suo nome, è un ragazzo canadese testimone diretto dell'ecatombe che si sta abbattendo tra le coste dell'Europa e dell'Africa. Il suo progetto, un “kayak per la vita“, è richiamo simbolico al rispetto dei diritti umani. Dall'isola giunge, a noi, il suo racconto. “Dal 25 marzo, ovvero da quando la nave 'San Marco' staziona al largo del porto di Lampedusa l’umore generale nell’isola è migliorato.

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Sarà che è arrivata anche la nave cisterna con l’acqua dolce e che i profughi si sono arrangiati nella collina sopra il porto con tende di fortuna – e sevizi igienici negli anfratti tra le rocce – senza mostrarsi in nessun caso aggressivi anche di fronte al trattamento terribile a loro rivolto in questi ultimi giorni, sarà tutto questo, ma in generale le cose stanno migliorando con buona pace di tutti: residenti, immigrati, giornalisti, attivisti e tutori dell’ordine.

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A parte le solite preoccupazioni frutto principalmente dell’ignoranza e della paura dell’estraneo, attualmente i lampedusani sembrano aver seppellito l’ascia di guerra e, anche grazie gli appelli della parrocchia, in molti danno una mano per cercare di alleviare le condizioni generali dei migranti. In questa situazione che resta di emergenza i profughi ricevono il pesce invenduto dei pescatori per cucinarsi un pasto secondo il loro gradimento, magari tra le rocce della collina antistante al porto, dove è sorta una tendopoli spontanea fatta con quanto gli stessi tunisini sono riusciti a racimolare tra le banchine del porto o nel Centro di accoglienza. Il mattino, in giro, può sentirsi, diffuso, l'odore della grigliata.

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In collaborazione con la parrocchia lavora anche l’associazione 'Askavusa' che fin dall’inizio ha cercato di aiutare queste persone dando loro pasti caldi, offrendo alcuni spazi coperti nei quali accamparsi per dormire, dando opportunità di fare almeno una doccia a chi lo richiedeva, un consiglio e la traduzione di frasi essenziali per chi è arrivato qui senza conoscere affatto l’italiano. Non esistono altre associazioni volte al benessere dei migranti su Lampedusa, anche se i gruppi giovanili e di altro genere non mancano. Ma questi ultimi hanno il precipuo interesse a richiedere l’attenzione dei media verso se stessi e le proprie difficoltà – peraltro comuni a tutti coloro che vivono in un contesto isolato come Lampedusa – piuttosto che collaborare per migliorare la situazione generale e l’emergenza in corso. Il giorno prima, ero proprio andato a passare una serata in compagnia dei migranti, raccolti intorno al fuoco coni membri dell'associazione.

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I tunisini hanno cantato e ballato. Per un attimo ci è parso di essere in Maghreb”.

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Per ora è tutto da questa minuscola parte di pianeta dove sembra si riversino le tensioni di un intero mondo in cambiamento, ma i racconti del ragazzo del kayak, continuano qui.

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