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Sanità. Sale l’Irpef per sanare il deficit

Bari. L’innalzamento dell’addizionale regionale potrebbe essere la manovra scelta per colmare il “buco” in sanità. Diventerebbe operativa a giugno

BARI – La soluzione al deficit nella sanità potrebbe essere l’aumento dell’Irpef. E’ questa la voce che circola nei corridoi dell’assessorato al Bilancio; l’assessore di riferimento, Michele Pelillo, infatti, in questi giorni sta lavorando per far quadrare i conti sanitari pugliesi ma l’impresa è tutt’altro che semplice, soprattutto alla luce delle ultime dichiarazioni dell’assessore al ramo, Tommaso Fiore, il quale, nell’ultima riunione di Commissione Sanità, ha fatto sapere che il “buco” ammonta a 600 milioni di euro, ovvero ben 144 milioni oltre il limite massimo pattuito dalla conferenza Stato-Regioni nel 2009. Conseguenza di ciò è la necessità di reperire questi 144 milioni entro maggio per evitare il rischio, se non si dovesse riuscire nell’operazione, del commissariamento. Appena un mese fa la misura dell’innalzamento dell’addizionale regionale sembrava una strada impraticabile. Era stato secco il “no” alla proposta avanzata in tal senso dal Partito democratico, che aveva prospettato la possibilità di ricorrere alla leva fiscale per coprire spese necessarie come quelle relative ai servizi sociali. Eppure a distanza di poche settimane, dunque, questa sembra la manovra più “strategica”. Al momento si pensa ad un aumento dello 0,50 su ogni scaglione di reddito. L’aliquota massima, per intendersi, passerebbe così dall’attuale 0,90, all’1,40. La misura dovrebbe essere varata a primavera inoltrata, con la legge di assestamento del bilancio regionale, e divenire operativa in estate, probabilmente nel mese di giugno. 16 marzo 2011 Sanità. Il deficit sale a 600 milioni BARI – Obiettivo: reperire entro maggio 144 milioni di euro per sanare il deficit della sanità. Se così non dovesse essere per la Regione Puglia il futuro sarà necessariamente il commissariamento. La situazione della sanità pugliese descritta ieri dall’assessore al ramo Tommaso Fiore in III Commissione consiliare è tutt’altro che rassicurante. Il “buco” accumulato dalle Asl pugliesi ammonta a ben 600 milioni di euro. Di questi solo meno della metà sono stati coperti da fondi di bilancio; ancora scoperti restano 384 milioni di euro, ben 50 milioni in più rispetto alla cifra (il 5% del fondo sanitario regionale) oltre la quale scatta “d’ufficio” il commissariamento. La questione si gioca tutta su una superficialità di calcolo. Per coprire lo sbilanciamento dei conti sanitari l'assessore al Bilancio Michele Pelillo dovrà contare su 86 milioni di euro in meno, che corrispondono alla quota di Irap su cui la Regione aveva fatto affidamento in base alle stime del ministero dell'Economia. Previsioni non confermate dai fatti. Così, a conti fatti, il buco che la Regione non riesce a coprire ammonta a 470 milioni di euro, ben 144 milioni oltre il limite massimo pattuito dalla conferenza Stato-Regioni nel 2009. Il rischio è dunque concreto, come ha avuto modo di dire lo stesso Fiore in Commissione. “Parteciperemo al tavolo che sarà convocato entro la fine di marzo. Poi, se i nostri conti dovessero essere confermati avremmo due mesi di tempo per tentare di coprire il deficit che supera la quota del cinque per cento”. 16 febbraio 2011 – Sanità: il deficit sfora il tetto dei 400 milioni Si torna a parlare di sanità con il buco del deficit che si allarga fino a 400 milioni di euro, ma per Tommaso Fiore, assessore regionale al ramo, “i soldi ci sono, grazie al rispetto del Patto di Stabilità”. Prima della firma del Piano di rientro, erano già stati stanziati 320 milioni per i bilanci delle Asl che ora, invece, delineano un debito maggiorato. Sarà necessario recuperarne almeno 80 per coprire il disavanzo. Il problema nasce dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la stabilizzazione dei dirigenti Asl (medici e amministrativi). Per loro, il problema è la permanenza in servizio, fino all’espletamento dei nuovi concorsi aperti all’esterno, perchè appare ovvio che, con la sentenza della Consulta, le Asl interromperanno il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel merito, la Consulta ha dichiarato illegittimo l’articolo 3 (comma 40) del Bilancio 2008 dichiarandola in contrasto con l’art. 97 terzo comma della Costituzione. La legge del 2007, prevedeva che dal 1° gennaio 2008 le Asl e gli Irccs pubblici non potessero procedere ad indire o proseguire procedure concorsuali o utilizzare le graduatorie di concorsi già espletati per coprire posti vacanti destinati ad essere stabilizzati. Quei posti dovevano essere coperti stabilizzando il personale precario a tempo determinato. Intanto, il consigliere regionale Rocco Palese afferma che è necessario in qualsiasi momento “discutere della vicenda in commissione Sanità e/o in commissione Bilancio per valutare il reale impatto della sentenza e stabilire il da farsi”. “Vogliamo dimostrare per l’ennesima volta – insiste – di essere una opposizione responsabile e priva di preconcetti di natura politica. Non riusciamo a gioire delle sconfitte della giunta Vendola dinanzi alla Consulta quando in ballo ci sono i diritti dei cittadini ad essere curati, dei lavoratori ad avere un futuro stabile ma legittimo, di altri lavoratori ad essere tutelati”. “La questione – dice Palese – è adesso cosa accade come la Regione deve procedere. Chiediamo quindi che vengano immediatamente convocate le commissioni competenti e che, alla presenza dell’assessore al ramo, si esamini la situazione per capire se e come correggere la legge e ristabilire la certezza dei diritti di tutti. In primo luogo dei cittadini”. “E sulla strada della legalità e della certezza dei diritti – conclude Palese – siamo disponibili a collaborare con il governo regionale per trovare la migliore e più corretta soluzione”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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