Un tempo fu il Regina Pacis

REPORTAGE. San Foca. Proprio quando ce ne sarebbe più bisogno, in queste settimane di sbarchi di clandestini disperati, il centro di permanenza temporanea è lasciato sparire, saccheggiato fino all’osso e distrutto dalle intemperie e dall’incuria

SAN FOCA – C’era una volta il Centro di permanenza temporanea “Regina Pacis” di San Foca, località balneare e vacanziera nel Comune di Melendugno. Oggi di quello che è stato il primo e il più grande Cpt in Italia, non è rimasto più a. A meno di un anno, era la metà di aprile del 2010, dal reportage con cui denunciammo il grave stato di abbandono e incuria in cui versava la struttura (completamente abbandonata alla mercé di vandali, ladri e dell’azione corrosiva del tempo e degli agenti atmosferici), siamo tornati per raccontare cos’è cambiato in questi undici mesi.

Regina Pacis_ingresso

Il “Regina Pacis” rimane un luogo sinistro e spettrale, un “non luogo” in cui solo il vento e l’infrangersi costante delle onde sulla scogliera spezzano un silenzio irreale. La situazione è notevolmente peggiorata. Il complesso è ormai ridotto a un immenso guscio vuoto, da cui ogni cosa è stata rubata e portata via. Giungendo dinanzi all’entrata principale, quella posta di fronte al mare, alle spalle della strada che da San Foca conduce a Torre dell’Orso, sembra quasi che qualcuno abbia già iniziato dei lavori di ripristino o di demolizione. In realtà, superato lo stupore iniziale, ci si accorge che più semplicemente sono letteralmente sparite le grate (ne sono rimaste solo un paio) che delimitavano la struttura ed anche la pesante cancellata in ferro (una volta chiusa da un grosso lucchetto ossidato) che fungeva da ingresso principale. Proprio quello stesso ingresso da cui, tornando indietro nel tempo, sono passate con orgoglio, nel corso degli anni, le massime cariche istituzionali e politiche: dal presidente della Repubblica Ciampi a D’Alema e Prodi, da Fini a Casini, dalla Iervolino a Mantovano, senza dimenticare l’Arcivescovo leccese Cosmo Ruppi, presidente della Conferenza episcopale italiana di Puglia, e di cui il direttore del Centro, don Cesare Lodeserto era segretario particolare. Ora, invece, chiunque può entrare liberamente all’interno della struttura. Anche gli altri due portoni d’entrata sono spariti, così come tutte le finestre del piano terra e del primo piano, che appaiono come tante orbite vuote a fissare il mare. I ladri, infatti, hanno portato via tutti gli infissi in metallo bianco, gran parte delle serrande (quelle inservibili sono state strappate e gettate per terra). Curiosamente a non essere travolta dalla furia distruttrice e razziatrice di vandali e malfattori, è proprio l’indicazione “Casa Regina Pacis”, che continua a fare bella mostra di sé sulla facciata principale.

Regina pacis_stanza

Cercando di evitare la moltitudine di vetri rotti e calcinacci che si trova all’ingresso, ci portiamo all’interno dell’edificio. Lo scenario è ancora più desolante di un anno fa, di quello che era il Regina Pacis, comunque, non è rimasto più a. Fili elettrici, prese elettriche e telefoniche, piastrelle e sanitari sono stati letteralmente saccheggiati. I pochi oggetti che avevamo notato ad aprile scorso (qualche giocattolo, dei cuscini, libri, mazzi di chiavi e un condizionatore) sono ovviamente spariti nel a. Salendo al primo piano, verso quelle che erano le camerate, le stanze appaiono vuote e fredde come i sogni di chi le ha popolate.

Regina Pacis_stanza 2

Qua e là qualche materasso superstite, sfuggito alla razzia dei predoni dei nostri giorni e ormai ricettacolo di parassiti, dove vagabondi e disperati cercano alloggio e riposo durante la notte. Anche l’unica porta ancora funzionante e chiusa a chiave, quella che conduceva al terrazzo, è stata rubata.

Regina pacis_cortile

Nel cortile lo scenario non cambia: finestre che ci osservano come occhi dalle orbite vuote, macerie e cocci di vetro, pezzi di tende e tapparelle, perfino un’antenna staccata e lasciata ad arrugginire. All’esterno dell’ex Cpt una coppia, che abita poco distante, ci ferma e ci spiega che ogni notte lì c’è qualcuno che viene a portare via qualcosa. Un continuo andirivieni di vagabondi e ladri. “Com’è possibile – si chiede la donna – che le forze dell’ordine non passino mai da qui a controllare e a verificare quello che succede? E’ assurdo che si sia lasciato distruggere una struttura come questa”. Si dice siano almeno 60mila gli immigrati transitati da qui, sospinti dal mare sino a questo crocevia delle loro storie e della loro speranza di vita migliore, naufragate chissà dove. Peccato che in un momento come questo, con tanti migranti che ogni giorno approdano sulle nostre coste, un centro così importante sia stato distrutto dall’incuria e abbandonato al saccheggio. Sfoglia il Tacco 72 dedicato al Cpt Regina Pacis

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