Riordino ospedaliero. Ok al Regolamento, ma la maggioranza si spacca

Bari. La Commissione Sanità ha approvato il Regolamento di Fiore. Il Pd: “Votiamo a favore ma siamo già pentiti”. Contrari opposizione ed Udc

BARI – Pare che sia la sanità il terreno più disagevole per la Regione Puglia. Voltata la pagina – quantomeno accantonata temporaneamente – del terremoto giudiziario che ha travolto imprenditori, politici e dirigenti Asl, si torna a discutere di Piano di rientro dal deficit sanitario. Il Regolamento di riordino della rete ospedaliera della Regione Puglia per l’anno 2010 è “passato”. La terza Commissione consiliare ha infatti dato il suo “ok” al documento dell’assessore Tommaso Fiore, con il voto contrario del centrodestra e dell'Udc. Ma non è stata un’impresa facile. Hanno storto il naso nell’approvarlo anche gli stessi consiglieri di maggioranza. Già la dichiarazione di voto del Pd, affidata al consigliere Gerardo De Gennaro, non lasciava presagire a di buono. “Votiamo a favore del regolamento per disciplina di partito, ma ne siamo già pentiti”. E in una nota congiunta emanata dopo l’approvazione,gli esponenti del Pd, Pino Romano, Filippo Caracciolo, Gerardo De Gennaro, Giovanni Epifani, Antonio Maniglio, hanno definito “monco” il piano di riordino e dichiarato che creerà grandi difficoltà ai cittadini pugliesi. Punto cruciale del malcontento sarebbe la mancanza di una soluzione “alternativa” alla chiusura dei 18 ospedali prevista dal Piano, che si limiterebbe a prevedere lo stop delle strutture senza indicare l’attivazione di servizi sostitutivi. “Da tempo avevamo chiesto – si legge nella nota – registrando un consenso unanime, che insieme alla chiusura dei 18 ospedali fosse presentato un progetto alternativo che indicasse con chiarezza i servizi sostitutivi da attivare con l’indicazione dei tempi. A questo mirava l’emendamento all’art. 4 che prevedeva la riconversione in strutture intermedie di una serie di ospedali. Tale proposta era ed è una base di partenza indispensabile per avviare, dopo la stagione dei tagli, la seconda tappa della riorganizzazione del sistema sanitario regionale”. Eppure, dicono dal Pd, dalla pubblicazione della delibera del riordino ospedaliero alla seduta della commissione, il tempo per produrre una proposta integrativa che indicasse, anche per grandi linee, le opzioni fondamentali, ci sarebbe stato (sono passati tre mesi). Non averlo fatto contribuirà, secondo i consiglieri del Partito democratico, ad abbassare il livello di efficacia del servizio sanitario, oltre che creare problemi politici al centrosinistra nel rapporto con i cittadini. Ed eccola, la questione. Che da un tavolo sanitario si sposta su quello, tutto politico, del rapporto con i cittadini. Ed ecco perché, accogliendo le obiezioni dell’assessore sul rischio di non incassare 400 milioni, il Pd aveva proposto un incontro di una delegazione bipartisan della terza Commissione con il governo nazionale al fine di verificare la praticabilità delle proposte avanzate, in modo da far emergere con nettezza le responsabilità di ognuno. “Prendiamo atto – hanno dichiarato – che questa strada si è ritenuta impraticabile e che il piano di riordino, nonostante le cabine di regia e le richieste di suggerimenti, bisognava approvarlo così come licenziato dalla giunta. A saperlo avremmo alzato la mano in tre secondi, e due mesi fa, senza perdere tempo. Ciò detto cogliamo l’impegno dell’assessore a riaprire il confronto tra qualche mese. Proponiamo che in quella occasione ci si presenti con una proposta organica che tenga insieme gli interventi per potenziare la medicina territoriale, lo stato di attuazione degli interventi di edilizia sanitaria, la programmazione dei nuovi ospedali intercomunali”. “In questo momento – ha commentato Fiore – ho bisogno che la commissione licenzi un testo che mi permetta di lavorare, altrimenti rischio di arrivare a Roma il 17 con una bolla di sapone”. “Prendo atto del senso di responsabilità”, ha aggiunto. Sul riordino la maggioranza ha perso l'Udc, almeno stando al commento di Euprepio Curto, che sperava di salvare l'ospedale di Ceglie Messapico, di impedire il trasferimento del distretto da Francavilla a Ceglie e di strappare l'impegno di costruire un nuovo ospedale tra Ceglie e Francavilla. “Il senso di responsabilità dell'Udc – ha dichiarato – non può sicuramente spingersi fino a condividere un Piano di riordino rispetto al quale, almeno fino a questo momento, non abbiamo avuto alcun segnale concreto di disponibilità a rendere più lievi i pur necessari tagli”. Assolutamente contrario il Pdl. Nel piano di Fiore “manca la riduzione degli sprechi, manca una proposta complessiva di riforma del sistema; manca una riforma della governance della spesa”, ha dichiarato il capogruppo Rocco Palese. “Sarebbe bastato ridurre la spesa per beni e servizi dell'1% rispetto a quella sostenuta nel 2009, per salvare i 18 ospedali che invece vogliono chiudere”. Ora il punto è far fronte all'ondata di proteste che si potrebbe scatenare dopo l’ok al Regolamento. Nei prossimi giorni verranno chiusi 18 ospedali e tagliati 1.411 posti letto anche in strutture che non saranno chiuse. Gli ospedali di cui il Piano prevede la chiusura sono 18: quelli di Ruvo di Puglia, Bitonto, Santeramo, Grumo Appula e Gioia del Colle nel Barese, Minervino Murge e Spinazzola nella Bat, Cisternino e Ceglie nel Brindisino, Monte Sant'Angelo, Torremaggiore e San Marco in Lamis nel Foggiano, Gagliano del Capo, Maglie, Poggiardo nel Leccese, Massafra e Mottolo nel Tarantino. A Noci e Rutigliano le strutture ospedaliere diventeranno centri di riabilitazione. Articoli correlati: A Campi, Poggiardo, Maglie e Gagliano chiudono gli ospedali (18 dicembre 2010) Piano di rientro sanitario. Infiammano le polemiche (15 gennaio 2011) Piano di rientro sanitario: le Commissioni approvano (31 gennaio 2011) Internalizzazioni. Vendola chiede tavolo tecnico (4 marzo 2011)

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