Il femminismo non è cosa da donne

L’Italia continua a perdere posizioni nella classifica delle pari opportunità tra uomini e donne, realizzata dal World Economic Forum nel suo rapporto 2010. L’Italia occupa la postazione 74 (su 134 Paesi analizzati), due in meno rispetto al 2009, ed è in fondo alla graduatoria dei Paesi dell’Unione Europea. Tra i Paesi avanzati ci viene dietro solo il Giappone e siamo preceduti da paesi come la Repubblica Domenicana, Vietnam, Ghana, Malawi, Romania e Tanzania. Si confermano nelle prime quattro posizioni i Paesi nordici: Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia che continuano ad impegnarsi per eliminare “le disparità di genere” e tra le prime dieci ci sono anche le Filippine. Se poi si vanno a guardare le singole voci, dobbiamo partire dal basso per trovare la nostra postazione:
partecipazione e opportunità nell’economia, 97mo posto);
differenze salariali, 121mo posto;
partecipazione alla forza lavoro 87mo. Secondo Klaus Schwab, presidente del World Economic Forum “Le differenze tra i sessi sono direttamente correlate con l’alta competitività economica: donne e ragazze vengono trattate in modo equo se un Paese è in crescita e prospero”. Va da se che l’Italia non lo è. Eppure guardando a Sud il segnale di resistenza è forte e viene dalle donne. L’inchiesta di questo numero, tradizionalmente dedicato alle tematiche di genere, parla chiaro. Le imprese a titolarità femminile tengono bene la crisi e anzi la cavalcano. Al Sud più che al Nord. Questione di necessità, vero. Come quando in tempi di guerra gli uomini al fronte venivano sostituiti dalle donne sui campi. Qui, i caduti sono i posti di lavoro, e le donne si sono rimboccate le maniche. Questo è solo uno dei motivi di quel segno +, registrato affianco alla voce ‘imprese femminili’. L’altro, come dimostrano le ricerche citate dalla nostra inchiesta, è che attorno all’impresa femminile fa quadrato la famiglia, che diventa, e anche questo era noto, il primo vero ammortizzatore sociale italiano. Più servizi alla famiglia significa più servizi per le donne e più servizi per le donne significa dare un incentivo concreto alle imprese femminili, dunque all’economia in generale. Una ricetta semplice e intelligente per uscire dalla crisi. Scusate, troppo banale, non è roba da uomini. Continueremo a portare i figli dalle nostre mamme, perché i nidi non ci sono. E le cose da donne continueranno a rimanere cose da donne.

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