Appalti e imprese. Un protocollo per la legalità

Contro le infiltrazioni criminali nei contesti produttivi, Confindustria ha sottoscritto con il Ministero dell'Interno, un Protocollo per innalzare i livelli di trasparenza. L'associazione degli industriali di Lecce, invita le aziende ad aderire

La criminalità organizzata è nel mercato: investe, si arricchisce, ha posizione dominante. E se i proventi da attività illecite tradizionali scemano, ecco che muta pelle e cambia orizzonti in direzione del business più adatto, perché le mafie non conoscono crisi. Ieri i traffici in mare, il contrabbando e le guerre su strada; oggi la contraffazione, il gioco d’azzardo, i finanziamenti europei, l’impresa, le energie rinnovabili e i grandi appalti. Così, con la sua capacità di incunearsi nell'economia legale, stabilisce contatti collusivi e funzionali con parte del mondo politico e imprenditoriale e si interfaccia con la Pubblica Amministrazione, rafforzando la propria presenza sul territorio e rendendosi meno riconoscibile agli occhi dello Stato. Contro qualsiasi forma di contiguità tra le imprese e le organizzazioni criminali, il 10 maggio scorso, Confindustria ha sottoscritto con il Ministero dell'Interno, un Protocollo d'Intesa sulla legalità, della durata di due anni, che costituisce una misura di fondamentale importanza per innalzare i livelli di trasparenza e sicurezza in tutti i contesti produttivi. L'ombra della criminalità organizzata, infatti, si allunga nel settore degli appalti anche in Salento. Recente è il caso di Edilcav, una ditta di Ruffano, esclusa da una gara per un appalto sospetto. L'azienda non aveva ottenuto la cosiddetta “certificazione antimafia” e per questo si era vista impugnare, dal Comune di Lecce, la vittoria di una gara per la manutenzione di via Caliò Pomponio (asse di penetrazione tangenziale est centro cittadino) da circa 800mila euro, poi affidato alla ditta seconda classificata nella gara, la “Magno di Copertino”. Praticamente sicuro, invece, il ritiro del certificato per le società di Gianluigi Rosafio di Taurisano, gestore di “Rosafio Rocco Servizi ambientali” e “Rosafio Srl”. La Corte d'Appello di Lecce ha riconosciuto la modalità mafiosa dell’imprenditore nella gestione dello smaltimento dei rifiuti. E ancora l’allarme lanciato per Galatina, dove l’attenzione degli inquirenti è rivolta alla “D. & B. di Notaro Maria Rosaria” e al “Caseificio di Giannotta Rosa Chiara” per appalti riguardanti il funzionamento delle mense dei setti plessi scolastici presenti sul territorio, aggiudicati a familiari o persone vicine a uomini dei clan. “Le imprese controllate dai boss – si legge nella relazione Dia del 1° semestre 2010 – offrono vantaggi concreti ai privati e alle amministrazioni pubbliche “modificando sensibilmente le dinamiche degli appalti e proiettando nel sistema legale illeciti proventi”. L’organizzazione criminale si fa impresa criminale e agisce sul mercato, partecipando alle gare bandite per l’aggiudicazione di ingenti somme di denaro che ruotano intorno alle commesse e ai margini di guadagno esistenti. E’ la stessa relazione della Dia che ricorda l'attività congiunta del Gruppo Interforze costituito presso la Prefettura di Lecce che ha dato risultati importanti nel settore del monitoraggio dei sub – appalti, dei sub – affidamenti e delle forniture delle imprese aggiudicatarie. In particolare, il Gruppo ha svolto una serie di accessi nei cantieri di alcune opere pubbliche, tra cui due scuole a Gagliano del Capo e Surano. Di fronte alle ambiguità registrate nel rapporto tra affari e criminalità organizzata, Confindustria Lecce invita le imprese associate al sistema di aderire al protocollo che le impegna al rispetto di tutte le misure e le procedure neccessarie per l'attenzione totale alle regole. Compresa la relazione con le controparti. Il protocollo si applica ai contratti di lavoro, servizi, forniture (pubblici e privati esclusi quelli sottoscritti prima dell'adesione) e stabilisce impegni rigorosi per i firmatari come la scelta attenta dei partner commerciali, la lotta al lavoro nero, gli illeciti economici. Le imprese che decideranno di aderire dovranno assolvere a specifiche modalità attuative che riguardano le soglie dei contratti, pubblici e privati ai quali estendere l'informativa antimafia e le forniture e i servizi sensibili per i quali l'informativa andrà richiesta indipendentemente dal loro valore; gli adempimenti finalizzati al rispetto delle norme per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonchè la regolarità contributiva e fiscale; i criteri della selezione della controparte attraverso la ricerca delle informazioni; le operazioni di accesso ai cantieri, anche privati, da parte delle pubbliche autorità per consentire un compiuto monitoraggio delle attività imprenditoriali finalizzato alla verifica degli appalti, dei subappalti e dei fornitori e alla prevenzione dei fenomeni di infiltrazione criminale; la preventiva approvazione di tutti i subappalti e, anche successivamente, gli eventuali sub – subappalti, per evitare che le previsioni del Protocollo possano essere aggirate dalle imprese contraenti. Rispetto al contraente, l'impresa che firma il protocollo dovrà ricevere dal partner il certificato camerale con dicitura antimafia. In caso contrario è prevista la risoluzione del contratto. Infine, il Protocollo pone un forte accento sulla trasparenza nei pagamenti e nelle transazioni finanziarie, per prevenire eventuali fenomeni di riciclaggio, ma anche altri gravi reati (es. corruzione), prevedendo la tracciabilità di pagamenti e transazioni al di sopra di 2mila euro.

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