Vendola, rifiuti: ‘dove c’è emergenza c’è mafia’

 

Ecco il verbale stenografato dell’audizione del governatore di fronte alla commissione parlamentare. Oltre 40 pagine che abbiamo passato al setaccio. Mafia, ecotassa, differenziata: problemi e prospettive di un settore strategico

“La criminalità non agisce nel settore dei rifiuti, ma interviene quando c’è l’emergenza. E c’è allarme per le discariche, per la differenziata che non parte e le strutture ancora ferme”. E’ questa la conclusione alla quale era giunta la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al settore del ciclo dei rifiuti, dopo due giorni di incontri, a Bari, con enti, istituzioni e associazioni ambientaliste, all’inizio del mese di febbraio. A seguito degli incontri pugliesi, si era svolta, giorni dopo, l’audizione del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a Roma, di fronte alla stessa Commissione bicamerale. Già nel 2009, il Tacco pubblicò un’inchiesta a puntate “L’affare rifiuti“, in cui dimostravamo, carte alla mano, come il sistema dell’emergenza conviene a tutti, in primis alle mafie, che la cavalcano, tranne che ai cittadini. In una lunga intervista il presidente Vendola spiegava i problemi ereditati dalla gestione Fitto, come gli appalti per la costruzione degli inceneritori aggiudicato dalla Marcegaglia, che quindi brucerà in Puglia i rifiuti del Nord ed europei. L’audizione contiene molti di quei passaggi già affrontati nell’inchiesta del Tacco e nell’intervista. Dalla lettura resoconto stenografico disponibile, Vendola, che definisce il tema dei rifiuti una questione emblematica per i modelli di sviluppo e di governance del territorio, traccia le premesse fondamentali di approccio al problema e, di conseguenza, di indirizzo politico della sua azione. Il quadro delineato dal presidente si articola in 4 punti: no ai commissarimenti ritenuti “la fabbrica delle emergenze, un principio di deresponsabilizzazione diffusa incompatibile con il governo di un ciclo complesso come quello dei rifiuti”; no al rischio di passare “dalla dittatura delle discariche alla dittatura degli inceneritori” perchè tecnologia obsoleta e pregiudizievole per la salubrità ambientale e pericoloso dal punto di vista delle implicazioni affaristico – criminali; sì a forme limitate di processi di termovalorizzazione che non rappresentino cicli industriali che uccidono “qualunque prospettiva di recupero di materia e di raccolta differenziata” (“credo – dice – che la termovalorizzazione di cdr di qualità sia il completamento razionale di una moderna organizzazione del ciclo dei rifiuti”); sì forte e deciso alla riduzione di produzione di rifiuti, recupero di materia, raccolta differenziata. Proprio la raccolta differenziata, oltre a essere una sfida culturale, pone problemi tecnici di non facile soluzione. Innanzitutto, la realizzazione di azioni che consentano “la lievitazione di segmenti di una “buona economia del recupero. C’è, infatti, un problema legato all’impiantistica: “le percentuali resteranno fatalmente molto avare finché non si svilupperà il recupero dell’umido“. E le condizioni sono difficili quando vanno a esaurimento tutte le discariche pubbliche. Insiste sull’umido Vendola e afferma che “la differenziata schizza in alto, proprio quando lo si raccoglie”. In caso contrario è difficile passare dal 15 al 55%, pur essendo la Puglia in una progressione di incremento superiore alla media nazionale. Si riferisce, Vendola, a percentuali che comunque definisce modeste: dal 4,9 di inizio millennio al 16% attuale. Ma si prevedono alcuni interventi decisivi. Il primo è l’incentivo agli agricoltori per l’uso del compost (è il risultato della decomposizione e dell’umificazione di un misto di materie organiche – come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba sfalciata – da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno e equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione) e la costruzione degli impianti di compostaggio Il secondo è il trasferimento di risorse – 15 milioni di euro – direttamente ai Comuni capoluogo e a tutti gli altri Comuni 23 milioni, in modo da eliminare questa intermediazione delle Province che dagli stessi Comuni “viene spesso usata come alibi per la mancata partenza della raccolta differenziata”. Il terzo è l’ecotassa, la sanzione economica per la mancata raccolta differenziata. Bisogna costruire un sistema di premi e punizioni: “chi fa più raccolta differenziata ha l’ecotassa, chi meno fa la raccolta differenziata più deve pagare” dice Vendola che avrebbe voluto realizzare questa misura nella precedente legislatura. Si tratta, comunque, di un progetto di legge che è in dirittura d’arrivo, per cui non sarà più possibile che la latitanza da questo dovere civico, da questa potenzialità economica e da questo dovere ambientale sia gratis. La mancata raccolta differenziata sarà onerosa per il cittadino. Scottante anche il tema delle infiltrazioni mafiose nel settore. “La Puglia – dice Vendola – dal mio punto di vista, non è esente da questi rischi. Ci sono territori in cui si percepisce un clima di intimidazione e attorno ai rifiuti è difficile costruire una battaglia politica a viso aperto, limpida e pulita, perché c’è un clima che mette paura. Questo è vero soprattutto in alcune aree della mia regione. Il ciclo dei rifiuti insieme all’organizzazione dei sistemi di potere in sanità sono i luoghi di maggiore capacità di drenaggio di risorse pubbliche e private, è una giostra di denaro di proporzioni ciclopiche, e quindi l’interesse delle organizzazioni criminali su questo terreno è sempre attuale”. Contro la criminalità, Vendola ricorda i protocolli di intesa firmati da Regione Puglia e Guardia di Finanza, considerati all’avanguardia ed emulati da Lombardia ed Emilia Romagna, il finanziamento di attività specifiche di contrasto a reati ambientali e del rischio gravissimo che correva Puglia di diventare la pattumiera dei rifiuti speciali dell’area balcanica a causa della permeabilità della nostra costa attraverso la mescolanza di tutte le metodologie oggi conosciute, da quelle del monitoraggio a campione a quelle dell’intervento satellitare. Sono queste le azioni, secondo Vendola, che contrastano ciò che ha definito “la dittatura delle discariche”: se si caricano tir di rifiuti che percorrono 800 chilometri, da nord a sud, vuol dire che esistono convenienza e risparmio. “E’ difficile immaginare – ha spiegato il governatore – che non ci siano occhi della criminalità organizzata sul ciclo dei rifiuti in regione. Per quanto mi riguarda ho già percepito segnali inquietanti nel Paese, nel Salentino, nel Foggiano e nella provincia di Taranto. A fronte di ciò – ha esortato – le pubbliche istituzioni hanno l’obbligo di alzare il livello di guardia sui controlli”.

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