Pedopornografia. Due condanne

Lecce. Si sarebbero procurati ed avrebbero fatto “girare” migliaia di immagini e video contenenti abusi su bambini. L’inchiesta nasce come stralcio dell’operazione internazionale “Veritate

LECCE – Si è concluso con due condanne e un’assoluzione, il giudizio ai tre imputati al centro di un’inchiesta di pedopornografia. Per V.R., infermiere di 54 anni, accusato di essersi “procurato consapevolmente, e di aver detenuto e diffuso materiale pedopornografico, con l’aggravante dell’ingente quantità” (migliaia le immagini e i filmati sottoposti a sequestro durante le perquisizioni nella sua abitazione), oltre che di aver “realizzato direttamente attraverso una videocamera alcune videoregistrazioni pedopornografiche”, il gup Carlo Cazzella ha emesso una condanna a tre anni di reclusione a seguito di patteggiamento. Pena più lieve per L.F., cinquantenne leccese, che ha patteggiato una condanna a 1 anno e nove mesi di reclusione. Assolta, invece, la compagna e convivente dell’uomo, che aveva scelto il giudizio con rito abbreviato. Entrambi erano accusati di “essersi procurati consapevolmente e di aver detenuto materiale pedopornografico”. L’inchiesta della Procura del capoluogo salentino è uno stralcio di una vasta operazione internazionale, denominata “Veritate”, coordinata dal procuratore della Repubblica di Siracusa, Ugo Rossi, che nel maggio del 2009 aveva portato a quattro arresti e cinquantasette perquisizioni in quindici regioni. A dare avvio alle indagini fu una denuncia di Telefono Arcobaleno. Numerosi gli utenti italiani, tutti identificati dal Nucleo investigativo telematico della Procura di Siracusa, che divulgavano attraverso internet i film a carattere pedopornografico riguardanti le torture e violenze sui bambini. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Maria Cristina Rizzo (oggi a capo della procura minorile) con l’ausilio della polizia postale, evidenziarono come il 54enne leccese utilizzasse un programma per la condivisione di file in rete per diffondere le immagini e i filmati pedopornografici ad altri utenti. Materiale che lo stesso deteneva su cd, dvd e hard disk esterni. Sarebbe stato proprio lui a cedere alcune videocassette (poi ritrovate in un armadio) e numerose immagini all’altro imputato, un suo collega.

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