Puglia: alto il rischio usura

Lo rivela il Rapporto Italia 2011 dell'Euripes. La regione, secondo un indicatore, ha un grado di vulnerabilità del territorio pari a 68, nell'ambito di una scala compresa tra 0 a 100

La Regione Puglia ha pubblicato, pochi giorni fa, un avviso per l’erogazione di finanziamenti per “Iniziative di promozione e solidarietà per contrastare la criminalità comune e organizzata: strumenti antiusura e antiracket”. Si tratta di contributi – 705mila euro – a cui potranno accedere consorzi o cooperative di garanzia collettiva (confidi che abbiano costituito i fondi speciali anti usura) e fondazioni riconosciute per la prevenzione del fenomeno. Il finanziamento richiesto non potrà superare i 90mila euro nel primo caso e 40mila nel secondo. Le istanze per l'accesso al contributo devono essere compilate utilizzando i due allegati al bando e presentate con modalità “a sportello” eclusivamente a mano in busta chiusa presso: Ufficio Protocollo – Servizio Energia, Reti e Infrastrutture Materiali per lo Sviluppo (C.so Sonnino 177, 5° piano – Bari) a partire dall'8 febbraio 2011 ed entro le ore 12 del giorno 10 marzo 2011. In tema di usura, l'Eurispes, nel “Rapporto Italia 2011”, fotografa il fenomeno attraverso il cosiddetto “Indice di Rischio Usura”, (“Iru”, con valore da 0 a 100) che si basa “sull’analisi di quelle variabili di contesto socio – economico che si ritiene possano influenzare il grado di vulnerabilità e/o permeabilità di un territorio rispetto” a: quadro economico (Pil, disoccupazione); sistema bancario (protesti, sofferenze, interessi sui prestiti, valore del credito al consumo, sportelli bancari, banche cooperative e popolari, clienti home e corporate banking, comuni serviti da banche); tessuto imprenditoriale (imprese individuali, imprese cessate e iscritte); criminalità: (reati di estorsione, reati per associazioni a delinquere). I risultati (un estratto) Il 36,8% delle province con un Indice di rischio usura classificato come “medio” (valore Iru 40 – 60) è localizzato nelle regioni del Mezzogiorno; stessa percentuale di province nel Centro Italia, mentre le province del Nord-Ovest rappresentano il 26,3% del totale. Alla classe di rischio “basso” (valore Iru 20 – 40) appartengono prevalentemente le province del Nord-Ovest e Centro Italia (in entrambi i casi il 38,9% del totale), seguite da quelle del Nord-Est (22,2% del totale). Alla classe di rischio “molto basso” (valore Iru 0 – 20) appartengono esclusivamente province del Nord Italia, con una preponderanza assoluta del Nord-Est sul Nord-Ovest (rispettivamente 73,7% e 26,3% del totale). La maggiore vulnerabilità del Mezzogiorno rispetto al resto d’Italia – tutte le province del Sud e delle Isole appartengono alle classi di rischio usura “alto” (valore Iru 80-100) e “medio” (valore Iru 60-80) – trae origine dalla persistenza di condizioni l'elevato tasso di disoccupazione, il Pil pro capite inferiore rispetto alla media nazionale; la diffusione della criminalità; le crescenti difficoltà economiche di famiglie e imprese (protesti, sofferenze, cessazioni di impresa); minore presenza di banche sul territorio; difficoltà di accesso al credito. La Calabria e la Campania sono le regioni con il più alto Indice medio provinciale (rispettivamente 89,5 e 81,3) e appartengono entrambe alla classe di rischio “molto alto” (Iru 80-100). Nella classe di rischio “alto” (Iru 60-80) tutte le regioni appartengono al Sud (con valori medi provinciali compresi tra il 68,1 della Puglia e il 79,9 della Basilicata) e alle Isole (valore Iru medio provinciale pari al 61,2 in Sardegna e al 69,2 in Sicilia). Al ridursi della classe di rischio usura aumenta la presenza di regioni del Nord Italia, in cui i valori medi provinciali rilevano: un rischio “basso” (Iru 20-40) in Piemonte (37,8), Valle d’Aosta (27,9), Friuli Venezia Giulia (24,7) e Veneto (20,5); un rischio “molto basso” (Iru 0-20) in Lombardia (19,9), Emilia Romagna (15,6) e Trentino Alto Adige (0,1). Il rischio nelle Province. La classifica rileva la presenza della totalità delle province della Calabria (ad eccezione di Catanzaro, Iru 76,8) nella classe di rischio “molto-alto”, con valori Indice compresi tra 87,3 e 100 (rispettivamente Cosenza e Crotone). Sempre in questa classe troviamo le province di Caserta (Iru 90,8), Benevento (Iru 87,2), Avellino e Matera (Iru 82,9). Nella classe di rischio usura “alto” (Iru 60-80) si riscontra una percentuale significativa di province della Sicilia (9 su 25, 36% del totale, con valori Indice compresi tra 61,0 di Palermo e 79,9 di Enna); della Puglia (5 su 25, 20% del totale, con valori compresi tra 60,1 di Bari e 73,3 di Foggia). All’estremo opposto della classifica, ovvero nella classe di rischio “molto basso” (Iru 0-20) si riscontra: la minore vulnerabilità in assoluto delle province di Trento(0) e Bolzano (0,2); la presenza di province appartenenti ad altre tre regioni, del Nord-Est (Veneto, Emilia Romagna) e del Nord-Ovest (Lombardia). In particolare, le province dell’Emilia Romagna rappresentano il 42% del totale, seguite dalle province della Lombardia e del Veneto (rispettivamente 26,3% e 21% del totale).

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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