‘Infiltrazioni mafiose al Comune’. Giunta azzerata

Monteroni. Assessori e consiglieri hanno rimesso le deleghe nelle mani del sindaco. Che ora sarà affiancato da un tecnico supervisore delle pratiche amministrative. Al via l’operazione trasparenza

aggiornamento delle ore 20:00 MONTERONI – Giunta azzerata. E’ il risultato del terremoto politico che ha travolto il Comune di Monteroni negli ultimi giorni. L’esecutivo di centrodestra non ha retto alle pressioni scaturite dalle parole pronunciate in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario dal presidente della Corte d’Appello Mario Buffa. Nel suo discorso Buffa aveva ripreso la relazione di Cataldo Motta, procuratore capo della Repubblica, su possibili infiltrazioni mafiose a Palazzo di Città e sulla contiguità tra ambienti amministrativi ed ambienti criminali. Parole dure come macigni che non potevano scivolare senza scatenare reazioni. Ed eccole, infatti, le reazioni. Stamattina in seguito dell’appello del sindaco Lino Guido (Pdl), gli assessori hanno rimesso nelle mani del primo cittadino tutti gli incarichi; altrettanto hanno fatto i consiglieri con specifiche deleghe. Il senso del gesto è stato un’affermazione di onestà nell’operare verso i propri concittadini ed accompagnata alla preghiera rivolta al sindaco ed alle autorità competenti ad indagare alla ricerca della verità. A Guido gli ex assessori e consiglieri hanno infatti chiesto di procedere mettendo in atto ogni iniziativa considerata opportuna alla situazione. Il sindaco non ha ancora nominato una nuova compagine di governo né ha fatto sapere se si tratterà di un governo tecnico. Ha tuttavia annunciato un’operazione trasparenza da condurre con l’ausilio di un consulente che avrà il compito di analizzare tutte le pratiche amministrative. Guido ha inoltre formalizzato la richiesta al prefetto relativa all’applicazione di un protocollo antimafia anche per gli appalti di importo inferiore ai 250mila euro. // Mafia e appalti Connivenza tra criminalità e pubbliche amministrazioni. Le parole del presidente Buffa e la relazione di Motta in apertura di anno giudiziario erano state tutt’altro che leggere. Motta, nella sua relazione, aveva anche indicato i Comuni di Monteroni e Galatina come quelli a più alto rischio di infiltrazione mafiosa. Scendendo nel dettaglio, aveva parlato di appalti, ricordando, come esempio, i rapporti dei fratelli Padovano con gli amministratori comunali, al loro ritorno a Gallipoli dopo aver scontato quasi un ventennio di detenzione. Prova delle infiltrazioni mafiose nella vita amministrativa monteronese sarebbero, secondo Motta, le intimidazioni contro alcuni imprenditori o il proiettile recapitato a casa del dirigente comunale Francesco Grassi, finito del mirino della malavita per la sua scelta di schierarsi contro ad alcune scelte dell’amministrazione che coincidevano con quelle della criminalità organizzata. Infiltrazioni mafiose che, per Motta, avrebbero un nome: il clan Tornese; il quale avrebbe determinato in città “una condivisione di logiche mafiose che conferma l’abbassamento della soglia di legalità e comporta una sorta di legittimazione della criminalità mafiosa e di riconoscimento del suo ruolo”. “Ai cittadini – aveva dichiarato Guido a commento delle parole di Motta – voglio dire che l’attività amministrativa è stata sempre improntata alla massima legalità e trasparenza. E se dovessi accorgermi di aver fallito su questi principi cardine, non esiterei un minuto a dimettermi. Lascerei immediatamente per difendere l’onore di un gruppo di giovani professionisti come me che si sono affacciati alla politica per passione”. Articolo correlato: Inaugurazione anno giudiziario. ‘Su corruzione e peculato non si indaga a sufficienza' (29 gennaio 2011) 8 febbraio 2011 Ombre di mafia sul Comune. Deleghe rimesse nelle mani del sindaco Gli assessori del Comune di Monteroni, Gianluca Barba, Massimo Bellini, Luigi Cosma, Annamaria Longo, Ferdinando Lorenzo, Mauro Madaro, Antonio Quarta e i consiglieri Ilaria Leucci, Massimiliano Manca, Alfonso De Carlo e Ferdinando Ferri rimettono le loro deleghe nelle mani del sindaco, Lino Guido. “Come un fulmine a ciel sereno è intervenuto un allarme lanciato dalla magistratura sulla trasparenza della vita amministrativa di Monteroni. Non si può e non si deve sottacere un allarme lanciato da un organo al quale esprimiamo rispetto, stima e fiducia. Il macigno di fronte al quale ci troviamo ci impone l’obbligo di fermarci per ragionare insieme a chi ha a cuore il destino della nostra città. Riteniamo di aver agito sempre con onestà e correttezza nel rispetto della legalità, ma se anche un remotissimo sospetto si è sollevato riteniamo doveroso che venga dipanato, come la moglie di Cesare che deve essere al di sopra di ogni sospetto. Chiunque faccia politica nelle città è perfettamente consapevole che essere amministratore della cosa pubblica nei nostri centri urbani è cosa ben diversa dal gestire potere. Il nostro ruolo è un ruolo di servizio della collettività, in un periodo in cui le difficoltà sociali portano i cittadini a confrontarsi con i referenti dell’istituzione comunale, che è il primo avamposto civico per condividere le problematiche individuali e generali al fine di migliorare la qualità della vita. Per tutti noi amministrare significa rinunciare ad una quota importante della sfera professionale e privata per servire la sfera da noi considerata più nobile, che è quella del bene comune. Se la nostra azione risulta essere inficiata da ombre pregiudiziali, è impossibile proseguire con lo stesso entusiasmo dei giorni in cui abbiamo accettato di condividere questo cammino amministrativo. Alla luce di tutto ciò, ci pare doveroso rimettere le nostre deleghe nelle mani del sindaco, al quale conferiamo il mandato di fare chiarezza quanto prima, mettendo in atto le azioni più opportune per garantire serenità alla collettività di Monteroni. Questo gesto lo dedichiamo ai nostri concittadini e ai nostri elettori come segno di sensibilità istituzionale e di responsabilità politica, assicurando che l’impegno fin qui profuso è stato improntato alla massima legittimità degli atti e alla trasparenza del dialogo istituzionale. Pertanto da questo momento svolgeremo il nostro compito di leali servitori della collettività monteronese da consiglieri eletti, ma senza alcuna responsabilità esecutiva o di governo”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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