Omicidio Ingrosso: tra domani e mercoledì l'autopsia

Casalabate. Sembra che la vittima abbia in passato contratto alcuni debiti, che potrebbero averlo spinto a rivolgersi agli usurai

Sarà eseguita tra domani e mercoledì mattina l’autopsia sul corpo di Antonio Ingrosso, l’artigiano di 45 anni originario di Torchiarolo brutalmente assassinato, il cui cadavere è stato ritrovato domenica mattina a Casalabate. Solo attraverso l’esame autoptico, eseguito dal medico legale Alberto Tortorella, si potrà stabilire con certezza la data e le cause della morte. Un dato fondamentale per riempire quel buco di 36 lunghissime ore in cui la vittima è stata, con ogni probabilità, prima sequestrata e poi barbaramente uccisa. Gli investigatori vogliono innanzitutto capire se sul corpo dell’uomo vi siano ferite procurate “ante mortem” e se, come probabile, il cadavere sia stato trasportato in via Pesce Luna, una strada alla periferia di Casalabate, solo in un secondo momento, dopo che gli assassini avevano già tentato di bruciarlo. Gli inquirenti, intanto, stanno scandagliando a fondo la vita di Antonio Ingrosso attraverso l’analisi di tabulati telefonici e conti bancari. Preziose indicazioni alle indagini potrebbero venire dall’esame del cellulare e dell’autovettura della vittima, ritrovati nei pressi dell’officina dell’artigiano a Torchiarolo. E’ proprio lì che Ingrosso potrebbe aver incontrato i suoi aguzzini. I carabinieri del Nucleo investigativo, guidati dal capitano Biagio Marro, stanno battendo tutte le piste possibili, a cominciare da quella legata al mondo sommerso e spietato dell’usura. Sembra che la vittima abbia in passato contratto alcuni debiti, che potrebbero averlo spinto a rivolgersi agli usurai. Altra ipotesi battuta è quella del gioco d’azzardo, fenomeno assai diffuso, secondo anche quanto confermato da alcuni collaboratori di giustizia, nei comuni a cavallo tra le province di Brindisi e Lecce. Sicuramente l’omicidio di Ingrosso presenta non poche anomalie e aspetti misteriosi, a cominciare dal fatto che il corpo dell’uomo è stato completamente denudato. Un aspetto che potrebbe far supporre che si sia trattato di un delitto passionale. Dubbi e ipotesi cui saranno gli inquirenti a dare risposte. Soprattutto chi e perché ha trasformato una piccola marina alle porte di Lecce, pressoché disabitata nel periodo invernale, nella scena di un crimine che sembra scritto dalla penna di Giorgio Scerbanenco e che ha distrutto la vita di un uomo qualunque. Una vita apparentemente tranquilla, scandita da regole e abitudini ben precise, sospesa tra casa, famiglia e lavoro. 10 gennaio 2010 – Corpo semicarbonizzato: è omicidio E’ ancora avvolto nel mistero l’omicidio di Antonio Ingrosso, il fabbro di 45 anni originario di Torchiarolo scomparso venerdì pomeriggio mentre si recava al lavoro presso la sua officina. Il cadavere dell’uomo, parzialmente carbonizzato, è stato ritrovato ieri mattina in via Pesce Luna, una via periferica di Casalabate, una delle marine a nord di Lecce. La macabra scoperta è avvenuta poco prima delle 8.30. A trovare il corpo è stata una delle tante persone che abitano nel piccolo comune salentino solo d’estate. L’uomo si è recato presso l’abitazione estiva per compiere alcuni lavori di manutenzione e la pulizia dalle sterpaglie del piccolo giardino adiacente alla casa. Lì si è trovato dinanzi a una scesa raccapricciante. Il cadavere giaceva riverso per terra a pancia in giù, in un campetto incolto che sorge a ridosso delle case, semicarbonizzato. L’uomo, superato lo shock, ha immediatamente allertato i carabinieri. Sul posto, oltre agli esperti della scientifica, sono intervenuti gli uomini del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Lecce, guidati dal capitano Biagio Marro, e i militari della Compagnia di Campi Salentina, competente per territorio, diretti dal capitano Simone Puglisi. Sul posto si è recato anche il magistrato di turno, il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giovanni Gagliotta, che coordina le indagini. A identificare il corpo è stato il sindaco di Torchiarolo, Giovanni Del Coco, che oltre a conoscere bene Ingrosso, era anche suo parente. L’esame e l’ispezione cadaverica sono state affidate al dottor Alberto Tortorella. Il medico legale ha riscontrato quattro ferite sulla fronte provocate, con ogni probabilità, da un’arma da fuoco o da un corpo contundente. La forma circolare dei colpi lascerebbe supporre che si tratti dei fori d’entrata di quattro proiettili. Nelle immediate vicinanze del corpo, però, non sono stati trovati bossoli, solo alcune pietre sporche di sangue che sono state repertate dagli inquirenti. La presenza di sabbia o terriccio sulla schiena dell’uomo e alcuni evidenti segni di trascinamento sul terreno, porterebbero gli investigatori a ritenere che l’uomo sia stato ucciso altrove e poi trasportato nel luogo del ritrovamento. Una tesi avvalorata anche dal fatto che, sebbene il corpo presenti evidenti bruciature su gambe e braccia (si tratta di ustioni di primo, secondo e terzo grado), nessuna traccia di rogo o incendio è stata trovata nei paraggi. Sarà l’autopsia, in ogni caso, a sciogliere i dubbi sulle cause della morte e di ciò che è avvenuto dopo. La morte di Ingrosso rimane comunque misteriosa. L’uomo, infatti, sposato con due figli, oltre ad essere incensurato non ha mai avuto problemi con la giustizia o contatti con il mondo della criminalità. La vittima ha lasciato la sua abitazione di Torchiarolo venerdì pomeriggio poco dopo le 15 per recarsi, come ogni giorno, al lavoro nella sua officina in via Bellotti, che produce infissi in alluminio e di cui era titolare. Da quel momento di lui non si sono avute più notizie. Alcune ore dopo la moglie ha provato a chiamarlo sul cellulare, senza ottenere alcuna risposta. Il telefono ha continuato a squillare invano. La donna si è recata allora presso l’officina, ma era chiusa. La vettura di Ingrosso, una Seta Alhambra, invece, era parcheggiata lì, con le chiavi inserite nel quadro di accensione e le luci accese, mentre lo sportello del lato del conducente era aperto. Del fabbro, però, nessuna traccia, almeno fino alla macabra scoperta di ieri mattina. Gli inquirenti hanno sottoposto a sequestro sia l’auto che l’officina e sono al lavoro per risalire al possibile movente di un omicidio così complesso ed efferato. Secondo indiscrezioni raccolte, pare che l’uomo fosse alle prese con problemi di natura finanziaria e che in passato avesse contratto alcuni debiti. Ipotesi ora al vaglio degli inquirenti che stanno battendo tutte le piste possibili, compresa quella che porta al mondo spietato dell’usura.

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