Consorzi di bonifica: ormai 'carrozzoni di potere'

Inutili e costosi per gli agricoltori. La deputata del Pd Teresa Bellanova interroga il Ministro Galan sul motivo dello stallo della loro abolizione.

Tutti li vogliono abolire, ma nell’attesa che si faccia, gli agricoltori continuano a “mantenerli” senza neanche sapere il perché. Spiega con queste parole, la parlamentare del Pd, il motivo che l’ha spinta a depositare un'interrogazione a risposta scritta, all'attenzione del Ministro dell'Agricoltura, Giancarlo Galan. I consorzi di bonifica si qualificavano come organi di autogoverno del territorio ed in particolare del mondo agricolo. Nel corso degli anni, però, la funzione dell'autogoverno è quasi totalmente scomparsa e gli agricoltori, oggi, si trovano a corrispondere vere e proprie imposte, a beneficio degli stessi consorzi, senza di fatto conoscerne l’utilità. “In tempi recenti – dice la Bellanova – si sono viste autentiche proteste popolari, sfociate poi in numerose vertenze, per l'ingiustizia e l'infondatezza anche giuridica di un tributo consortile richiesto per anni ai cittadini. La tutela del territorio è da ritenersi sacrosanta, ma la stessa dovrebbe essere perseguita attraverso un nuovo assetto normativo che vede le funzioni pubbliche, esercitate oggi dai consorzi, affidate ad altri enti pubblici territoriali e nella fattispecie, i Comuni e le Province, come molte Regioni italiane hanno già fatto in applicazione delle cosiddette 'Leggi Bassanini' (Legge n. 59/97 e D.lgs. n.112/98). Ciò anche per evitare eventuali episodi, verificatisi nel corso degli anni che hanno trasformato l’attività dei consorzi e relative nomine a capo di gestione degli stessi, in veri e propri ‘carrozzoni di potere’ di nessuna utilità per gli agricoltori ed i cittadini”. “Considerato che lo stesso Codice delle Autonomie presentato dal Ministro Calderoli ne prevede la soppressione, definiti dallo stesso, da quanto riportato dagli organi di informazione, addirittura come ‘enti dannosi’, mi chiedo e chiedo al Ministro competente” conclude la parlamentare democratica “quali siano le reali motivazioni per le quali ancora non se ne sia proceduto all’abolizione, scongiurando in tal modo la possibilità di perpetrare un ingiusto privilegio anacronistico di potere oligarchico a favore di una ristretta categoria di soggetti privati, che continua a sperperare denari sottratti dalle già esauste tasche degli agricoltori”.

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