Stuprano il Salento leccese e lo chiamano sviluppo

Lo dicono l'architetto Cortese e Bruno per i quali è necessario “mettere in atto una progettazione partecipata come strumento di risanamento”

Il 18 novembre 2010, la sezione Sud Salento di Italia Nostra ha organizzato presso l'Hotel Terminal di Marina di Leuca un interessante convegno dal titolo “Riqualificazione del paesaggio salentino tra rottamazione, restauro e rinaturalizzazione”, organizzato dal presidente di Italia Nostra, Marcello Seclì. E’ stata l'occasione per riflettere su come tutelare e valorizzare il paesaggio del Salento leccese e per avere informazioni “su quanto si è fatto per stuprarlo e distruggerlo”. E' questa la nota amara sottolineata da Alberto Cortese (archeologo) e Antonio Bruno (agronomo) nel resoconto dell'evento. Gli stessi, però, parlano anche di una proposta, emersa durante il convegno, che prevede l’affidamento delle decisioni dell’utilizzo del territorio alla popolazione. Il convegno si è svolto nell’estrema terra di un Salento leccese il cui territorio è stato violentato nel corso degli ultimi anni dalla speculazione edilizia che ha compromesso larghe aree della zona costiera. La stessa speculazione ha strupato senza pietà anche l’entroterra determinando la distruzione, in molti casi, di intere aree di paesaggio. Basti vedere l’enorme sviluppo che hanno avuto negli ultimi anni gli stabilimenti balneari i quali in molti casi, secondo Marcello Seclì, hanno prodotto un’alterazione irreversibile della costa sabbiosa. Nel corso dell'evento, gli interventi di maggior rilievo sono stati quelli degli esperti del settore che hanno relazionato sull’argomento in maniera scientifica. Le relazioni principali e degne di nota sono state affidate ad Aldo Loris Rossi (Architetto – Urbanista), a Silvano Marchiori (docente di Botanica Sistematica presso l’università del Salento), a Salvatore Mininanni (Architetto – Urbanista) oltre che ovviamente a Marcello Seclì. Il presidente Marcello Seclì ha lanciato un drammatico allarme sull’installazione selvaggia di impianti eolici che sta caratterizzando questi ultimi anni e che vedrà nei prossimi mesi la collocazione di oltre mille pale eoliche, alte più di 100 metri che, insieme alle 40 centrali di biomasse, determineranno un impatto ambientale fortissimo che metterà a repentaglio l’immenso patrimonio naturale e paesaggistico del Salento leccese, oltre che determinare con assoluta certezza ripercussioni sulla salute dei cittadini di questa terra. E come farà a quel punto l’Assessore Regionale alle Risorse Agricole Dario Stefàno insieme al Governatore Nichi Vendola a sostenere che le direttrici dello sviluppo delle Puglie sono il turismo e l’agricoltura? Ma chi verrà nelle Puglie e specificamente nel Salento leccese mettendo a rischio la sua salute? Seclì ha poi ricordato la cementificazione di vaste aree che non risultano regolamentate né sul piano regionale nè tantomeno su quello provinciale. Nel Salento leccese, afferma Seclì, possiamo osservare le cave per l’estrazione di materiale costruttivo che hanno prodotto un dissesto idrogeologico notevole sui terreni circostanti che generano problemi di scarso rifornimento di acqua. Il Prof. Aldo Loris Rossi, in una videointervista, ha messo in risalto l’enorme potenzialità del Salento leccese come luogo centrale del Mediterraneo, che può svolgere un ruolo di primo piano nei traffici commerciali e culturali tra Europa e Paesi che si affacciano sul grande lago salato. L’errore che si fa oggi è quello di considerare questa parte del territorio italiano e altri territori limitrofi europei come aree periferiche rispetto a paesi come la Germania, la Francia, l’Austria e il Nord Europa, per cui hanno poco accesso alle risorse economiche europee. Risulta quindi di importanza vitale cominciare a guardare il Salento leccese per quello che è: il fulcro del Mediterraneo che deve riconquistare quel ruolo che ricopriva storicamente, cioè quello della culla della cultura e il centro di scambi tra occidente e oriente attraverso il moderno Corridoio Paneuropeo VIII. Sul piano urbanistico, territorio, per Aldo Loris Rossi, presenta una serie di problemi quali l'inurbamento diffuso che raggruppa in uno spazio ristretto moltissimi comuni che andrebbero gestiti attraverso progetti che permettano di trasformare la zona in una vera e propria area urbana unica e integrata. Silvano Marchiori, docente di botanica all’Università del Salento, ha illustrato, attraverso una serie di emblematiche diapositive, le conseguenze che l’intervento scellerato dell’uomo ha prodotto sul territorio del Salento leccese negli ultimi 50 anni. Evidente risulta lo stato delle coste, violentate per decenni dalla speculazione edilizia che ha portato alla realizzazione di strutture abitative direttamente a ridosso delle spiagge e dei costoni rocciosi. Sul litorale ionico, per esempio, si sta assistendo alla scomparsa e all’arretramento delle spiagge, fenomeno che è direttamente legato alla alterazione delle dune retrostanti, alla distruzione delle canne e in molti casi all’alterazione dell’area umida collocata a ridosso delle dune verso l’entroterra che svolge un ruolo determinante per il deflusso delle acque piovane e che invece, una volta trasformate in parcheggi, portano a un’alterazione dell’equilibrio e alla distruzione delle dune stesse. Per non parlare della macchia mediterranea che sul versante adriatico è stata ridotta ai minimi termini da una frequentazione intensa e prolungata di pascoli, i quali hanno determinato la scomparsa di queste piante e messo a nudo la roccia che ora, essendo esposta ai venti e ai mari, soffre il fenomeno dell’erosione che in determinati periodi, magari a seguito di intense piogge, ha prodotto crolli verticali e improvvisi di interi costoni rocciosi. Altro problema si riscontra nell’entroterra dove la coltivazione degli ulivi è messa a rischio dall’uso sconsiderato di diserbanti e pesticidi i quali, oltre a inquinare la falda acquifera sottostante, hanno provocato la scomparsa di moltissime specie vegetali e animali distruggendo la biodiversità di gran parte del territorio del Salento leccese. La proposta del professore è quella di mettere in atto interventi mirati a restaurare la biodiversità tipica del territorio del Salento leccese. L’architetto e urbanista Mininanni ha messo in risalto l’importanza di sensibilizzare la gente nei confronti della salvaguardia dell’ambiente senza tuttavia dimenticare che il paesaggio, in quanto luogo della vita di una comunità, subisce inevitabilmente processi di trasformazione e di antropizzazione molto spesso distruttivi e poco integrati. ha poi parlato anche della S.S. 275 e della inutilità della stessa al solo fine di guadagnare 5 minuti al mattino per recarsi sul posto di lavoro. Successivamente ha presentato il progetto relativo alla marina di Alliste dove sta avvenendo una trasformazione scientifica del territorio per integrare l’uomo e l’ambiente alla perfezione, lasciando la costa libera da interventi edilizi e spostando la linea della litoranea di cento metri nell’entroterra. Infine, il professore ha messo in evidenza l’inutilità di vivere a ridosso del mare a causa dell’evidente incompatibilità tra erosione naturale delle coste e volontà dell’uomo di vivere la costa in sicurezza. Il suo progetto vuole essere un tentativo di restaurare l’ambiente, ma non di ripristinarlo. L'operazione, infatti, non avrebbe senso a causa della impossibilità di ricostruire il trascorso storico di un paesaggio. Le aree in cui si è intervenuti sono state rottamate, nel senso che si è convinta la popolazione ivi presente a trasferirsi più a monte rispetto alla linea di costa e le costruzioni e le strade sono state demolite per lasciar posto ad aree di riqualificazione caratterizzate da zone verdi, ricche di piante tipiche della macchia, che sono state messe a diretto contatto con la costa, cercando in questo modo di ricreare le condizioni paesaggistiche di 50 anni fa. Il progetto, sperimentale in questa sua fase iniziale, sarà riproposto anche in altri tratti di costa nei prossimi anni. A conclusione, è del tutto evidente che leggere un territorio è compito di diverse competenze e sensibilità. Ma c’è la necessità decisiva di coinvolgere la popolazione in qualunque decisione si dovrà prendere circa la destinazione del territorio. Per questo sarebbe opportuno, a partire da subito, metter in atto la progettazione partecipata come strumento di risanamento e pianificazione della città e del territorio in maniera ecologica, generando matrici ove compaiono “luogo”, “gente” e “lavoro”.

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