Finalmente in acqua. Il ragazzo del kayak

Tante migranti muoiono in mare. Un canadese annuncia di voler circumnavigare Lampedusa in kayak per manifestare indignazione pubblica contro le condizioni di vita dei clandestini. Lo aspettiamo in Salento. Anche qui la tratta continua

Aggiornamenti: “Partire per l'est di Lampedusa, circumnavigare la punta ovest e passare la notte sulla prima spiaggia della costa sud”

“Le condizioni meteo ci permettono di mettere in acqua il nostro kayak il 19 novembre. Partenza dalla città di Lampedusa prevista per le 7.30, massimo per le 8. L'obiettivo è di raggiungere l'est dell'isola, passare sotto le falesie della costa nord dove non è possibile fermarsi da nessuna parte, circumnavigare la punta ovest dove i venti sono a volte molto forti e passare la notte sulla prima spiaggia della costa sud dell'isola, a Cala Pulcino. Un percorso di circa 20 km. La Guardia Costiera mi ha assicurato ieri che ciò sarebbe stato possibile e anche i venti moderati mi permettono di crederlo. E' importante che domani faccia il massimo possibile della distanza, dato che dopodomani i venti saranno più forti”. Attraverso questo gesto, simbolico e concreto, George vuole dimostrare la sua indignazione pubblica contro le condizioni di vita dei clandestini che l'Europa (l'Italia) rimanda in Libia (lavori forzati, torture, violenze e prostituzione per le donne, oltre che l'abbandono nel deserto del Tenerè). Il ragazzo del kayak chiede che osservatori internazionali facciano un'inchiesta indipendente sulle condizioni di vita dei clandestini nei campi libici, che l'Italia rispetti le leggi internazionali di richiesta d'asilo o di protezione dei richiedenti dello stato di rifugiato politico e che il Parlamento europeo si occupi del problema dell'immigrazione clandestina in maniera razionale e umana mettendo in essere una gestione comune all'insieme di tutti i Paesi della Comunità in modo che tutti si sentano coinvolti e apportino delle soluzioni funzionali. L'immigrazione clandestina è un problema europeo e non solo quello dei Paesi dell'Europa del sud. Pagaiando per l'isola di Stromboli 7 novembre 2010 – Il ragazzo del kayak per il diritto alla vita Georges Alexandre è nato in Francia nel 1968, ma vive in Canada, in Quebec nella regione di Montreal, da 17 anni.

george alexandre

In questi ultimi 10 anni, ha avuto l'opportunità di viaggiare in tutti i Paesi del sud America e ha conosciuto la miseria distribuita in tutto il contintente, una povertà quasi istituzionalizzata. Dopo 11 anni di assenza, nel 2005 è tornato in Europa. In Italia, in particolare, ha seguito, attraverso i media, le sorti tragiche dei disperati che attraversano il mar Mediterraneo dal nord Africa, alla ricerca di un avvenire migliore. La morte di centinaia di uomini, donne e bambini ha ispirato in lui un forte sentimento di giustizia e il desiderio di fare qualcosa per loro. Si definisce un individuo, un cittadino che si solleva pacificamente e che si indigna pubblicamente davanti all'ecatombe che si abbatte tra le coste d'Europa e d'Africa. Per questo motivo è nato il progetto “Kayak per il diritto alla vita”. Progetto “Kayak per il diritto alla vita” L'obiettivo è di fare il giro dell'isola di Lampedusa, in due o tre giorni, in kayak da mare durante il mese di novembre al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica italiana e, perchè no, europea, ai drammi che vivono i rifugiati venuti dall'Africa o che ci transitano attraverso.

alexandre

Questo gesto è un'azione simbolica per porre l'attenzione su un problema che non è neanche vicino all’essere risolto: l’immigrazione clandestina. Perché il kayak da mare? Perché è un mezzo di trasporto marittimo che più avvicina l’uomo agli elementi. Si è a diretto contatto con le onde e quindi con il rischio di capovolgersi. Questo progetto, un pò folle, è nato alla fine del mese di gennaio 2010. Racconta Georges: “Sono arrivato in Portogallo dal Canada per incontrare un belga che mi informa della vendita di vecchie ambulanze dell’esercito tedesco. Volevo effettuare l’acquisto di un forgone o un camioncino per poterci vivere e per poter trasportare il kayak e tutto il materiale annesso. Ho dunque comprato uno di questi veicoli. Successivamente, mi sono spostato sulla costa dei Paesi Baschi spagnoli a nord di Guernica dove ho seguito una formazione completa di kayak da mare con un esperto in materia. Ne ho anche approfittato per acquistare un kayak e tutto l’equipaggiamento necessario alla realizzazione del progetto.

george alexandre

Durante questo soggiorno ne Paesi Baschi, ho sentito alla radio nazionale che un peschereccio di trenta persone aveva tentato di raggiungere le coste spagnole a sud di Granada. A bordo dell’imbarcazione, si trovavano due neonati e tre adulti già morti di disidratazione oltre a due altri adulti che hanno necessitato di rianimazione. Non c’è niente di eccezionale nel sentire questo genere di notizia. Ne veniamo sommersi tutti i giorni in Europa, dalle coste spagnole sino alla Grecia. E come questo genere di informazione diventa la norma, nessuno più ci presta attenzione. Questo si riaggancia alla lunga litania delle guerre dimenticate e delle carestie. Dopo le ricerche di François Gemenne, ricercatore e direttore all’Istituto degli studi politici di Parigi, si stima che dal 1988, ci sono stati più di 8000 morti in mare riguardanti i disperati che tentano di raggiungere l’Europa. Sembrerebbe, secondo certe fonti, che questa somma sia enormemente sottovalutata. Basta leggere il libro 'Bilal viaggiare lavorare morire da clandestini' del giornalista italiano Fabrizio Gatti che si è fatto passare per uno di questi clandestini, per capire che questi sfortunati che attraversano il Mediterraneo dalla Libia, sono dei veri eroi dei tempi moderni. Hanno già vissuto l’inferno sulla strada che va da Agadez a Madama nel Niger. Estorsioni di denaro e di tutti i loro beni lungo i numerosi posti di blocco della polizia, torture, abbandono di passeggeri in pieno deserto, schiavitù, umana per gli uomini e sessuale per le donne non sono che qualche esempio dell’orrore che viene loro inflitto prima di farsi nuovamente maltrattare dalle autorità libiche. Quando prendono finalmente il mare verso l’Europa, dopo aver lautamente pagato i barcaioli (circa 1500 dollari o euro, a seconda), vengono accolti dalla Guardia Costiera italiana che in altri tempi gli assicuravano un salvataggio. Oggi, li riportano direttamente in Libia (dopo gli accordi tra Berlusconi e Gheddafi) dove alcuni subiscono delle sevizie innominabili. Altri vengono accompagnati alla frontiera a sud del Paese (quella con il Niger), espulsi e abbandonati nel deserto – Morire nel deserto – L’espresso – http://www.youtube.com/watch?v=a5N-sO6vkNI Secondo le cifre del Comando della polizia di Agrigento in Sicilia, prefettura dalla quale dipende l’isola di Lampedusa, 31000 migranti vi hanno sbarcato nel 2008. Per arginare questo flusso, il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha fatto votare una legge che riqualifica la richiesta di asilo in delitto punibile di diciotto mesi di prigione. Proprio come in Francia con gli immigrati di Calais, esiste dunque in Italia una legge che proibisce di aiutare i 'senza documenti'. Tra coloro che prendono il mare su delle imbarcazioni sovraccariche e in cattivo stato, il 12% non arrivano a destinazione. Le cause sono diverse. Mancanza d’acqua o di cibo, mancanza di carburante o rottura dei motori spesso obsoleti, conflitti a bordo per la sopravvivenza o tempeste… Le famiglie di questi, non sapranno mai ciò che gli è successo. A Lampedusa, i cimiteri riservano un posto dove seppelliscono i corpi di quelli che sono stati rigettati, anche dal mare. Non hanno nome, solo un numero. L’Ong 'Save the children' ha constatato che c’è un aumento di clandestini minorenni che arrivano sulle coste europee in funzione di leggi più permissive verso questa popolazione. Possiamo pensare che ci sono anche più minorenni che muoiono in mare. La Libia è stata in passato riconosciuta come la culla del terrorismo internazionale. Dopo gli accordi firmati con l’Italia (con la tacita benedizione della comunità europea), l’embargo decretatole contro è stato tolto, ed è diventata la 'guardiana' d’Europa. Berlusconi ha anche detto del colonnello Gheddafi che era il 'leader della libertà'. D’altra parte, secondo l’International Magazine.com '… gli italiani investiranno sino a 200 milioni di dollari all’anno in Libia su di un periodo di 25 anni'. Questi soldi vengono versati da Roma, a titolo di risarcimento per gli eccessi commessi dai colonizzatori italiani verso il popolo libico durante il periodo 1911-1943. In più, un nuovo gasdotto è in fase di costruzione tra la Libia e l’Italia e permetterà di coprire il 10% del fabbisogno nazionale di quest’ultima. Una parte di questo gas è anche destinato alla Francia. Inoltre, l’Italia acquista anche il petrolio dalla Libia dalla quale ne è dipendente. Sicuramente, tutto questo non è che uno scambio di favori tra due Paesi sovrani. In compenso tutto ciò avviene in barba ai diritti umani. Dalla parte italiana, dobbiamo parlare di un non rispetto delle leggi italiane nei centri per migranti, della quale il celebre centro di soggiorno temporaneo di Lampedusa fa parte. Dall’inizio dell’esistenza di questi centri, ci sono 'numerosi segnali di mal funzionamento' nella gestione umana di coloro che hanno superato tanti pericoli prima di arrivare finalmente a quello che credevano essere la Terra promessa. Questo viene chiaramente dimostrato nel secondo rapporto di 'Medici senza frontiere' sui centri per migranti, pubblicato nel gennaio 2010. La Terra promessa, è l’immagine che l’Occidente invia regolarmente e generosamente ai paesi del terzo mondo e a quelli in via di sviluppo. E’ un’immagine di consumismo e materialsmo ben esposta. Non bisogna quindi stupirsi se la gente desidera migliorare la loro vita con tutti i mezzi possibili ed è utopico pensare che questa marea umana si fermerà costruendo dei muri fisici come negli Stati Uniti, o politici come in Libia. Le cause dell’immigrazione clandestina sono diverse e le radici ne sono profonde. Molto di più di quanto si pensi. Questo non è semplice, e una migliore riflessione di ogni Paese è neccessaria al miglioramento della situazione. Il progetto 'Kayak per il diritto alla vita' è un progetto che finanzio personalmente al solo fine di coscientizzare l’opinione pubblica italiana, e magari europea. Sono convinto che i cambiamenti devono venire dagli individui dato che sono loro che eleggono i dirigenti, per lo meno in una democrazia. Sono cosciente che il mio gesto è una 'goccia d’acqua' ma in quanto essere umano e cittadino del mondo, non posso accettare tali ingiustizie senza fare niente. Previsioni In Italia, contatterò i politici e le Ong. Li inviterò a definire i problemi legati all’immigrazione clandestina e a trovare soluzioni mettendo l’umano al primo posto. La mia andatura sarà quindi imparziale e apolitica. Attraverso i media, conto di avere un impatto sui responsabili locali e nazionali ma mi piacerebbe anche sollecitare le autorità parlamentari europee. In effetti, l’Europa deve aiutare considerevolmente i Paesi che si confrontano con l’arrivo massiccio dei clandestini, ma dati gli accordi intrapresi tra l’Italia e la Libia, è anche responsabile in parte, di ciò che succede nei paesi della costa sud del Mediterraneo (Libia, Marocco, ecc) dove vengono commesse delle atrocità. Sono cosciente del fatto che non possiamo aprire le porte a qualunque tipo di immigrazione, e in questo devo rispettare l’inquietudine degli italiani davanti al 'troppo pieno' di immigranti ricevuti nel loro Paese. E’ primordiale precisare che in quanto canadese e francese, non vado in Italia a dare lezioni e nè a dire agli italiani come gestire la loro immigrazione dato che la Francia stessa non dà l’esempio, avendo delle leggi simili a quelle italiane. Per quanto riguarda il Canada, ricordiamoci delle espulsioni di massa dei lavoratori portoghesi dall’edificio nel quale vivevano da anni senza documenti. Alcuni avevano già pagato la loro casa e avevano dei figli nati in Canada e dunque canadesi. Inoltre, cosa succederà ai 490 Tamil sbarcati illegalmente alla base militare di Esquimalt nel mese di agosto 2010 e subito dopo trasferiti in due centri di detenzione a est di Vancouver? Durante il mio viaggio, dalla Germania all’Italia, passando per il Portogallo, la Spagna e la Francia, ho documentato il progetto 'Kayak per il diritto alla vita' attraverso immagini video e fotografie. Intendo realizzare un documentario che racconterà questo viaggio. Risultati scontati La mia motivazione è senz’altro altruista e molti mi hanno dato dell’utopista. Sono un idealista che crede profondamente che ci sono dei momenti nella storia dell’umanità dove delle gesta devono essere compiute per svegliare gli spiriti e le coscienze. Malgrado il sistema commerciale e materialista che prevale oggigiorno nel mondo, ci sono sempre più persone che prendono coscienza dei problemi sociali, ambientali e umanitari. E’ in questa linea di condotta che mi identifico. In quanto canadese ed europeo, non posso accettare il fatto che li possano lasciare morire in mare, nel deserto o nelle galere di certi Paesi del nord Africa, persone che fanno ciò che hanno fatto tanti occidentali dopo la seconda guerra mondiale. Sono partiti da casa loro in cerca di un avvenire migliore. Abbiamo sempre detto che l’Europa era un continente civilizzato. Io dico che: dove ci sono morti ingiuste, non c’è una civilizzazione giusta! E dove c’è l’ingiustizia, dobbiamo toglierle il velo che la ricopre ed esporla davanti alla luce della verità. La cosa più urgente da fare oggi è impedire la morte di centinaia di persone l’anno (nelle quali donne e bambini) nelle condizioni descritte prima e dunque, aprire il dibattito sull’immigrazione dei clandestini. Lo scopo sarebbe di non accusare chiunque, ma di proporre ai diversi partiti (di destra e di sinistra) di lavorare insieme e di trovare delle soluzioni pratiche per tutti. E se ce n’è bisogno di domandare al Parlamento europeo di impegnarsi seriamente sulla questione invece di lasciare Paesi come l’Italia o la Spagna, soli davanti a questo problema. Grazie a “Kayak per il diritto alla vita”, spero di attirare in questa causa tutte le persone di buona volontà che vorranno appoggiarmi nel giro dell’isola di Lampedusa ma soprattutto, che abbiano il cuore di fare avanzare le cose. Se il movimento fa i botti tanto meglio.. Per tutte le informazioni supplementari vogliate contattarmi a questi indirizzi: Mail: [email protected] Facebook: “kayak per il diritto alla vita

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