Scacco al clan Padovano: arrestati gli irriducibili

 

Ordinanza di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Lecce. Al centro delle indagini condotte dal Ros, le molteplici attività della Sacra Corona Unita. Documentato il processo di riorganizzazione del sodalizio criminale

I Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Lecce hanno eseguito in queste ore un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gup del Tribunale di Lecce, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 5 indagati/imputati per associazione mafiosa. I provvedimenti scaturiscono da un’indagine condotta sul clan “Padovano” di Gallipoli, facente capo a Pompeo Rosario Padovano (Gallipoli 23.2.1972), esponente di spicco della frangia salentina della Sacra Corona Unita, succeduto al defunto fratello Salvatore, storico boss gallipolino, da lui stesso ucciso per assurgere alla leadership incontrastata del clan. È stato documentato il processo di riorganizzazione del sodalizio, sotto la guida di Pompeo Rosario Padovano, che a seguito della sua scarcerazione e dopo aver eliminato il fratello, ucciso in un agguato mafioso il 6 settembre 2008 in Gallipoli, aveva progressivamente esteso la sua influenza sull’intero circondario gallipolino, con il fine ultimo di giungere all’assoluto controllo su quel territorio delle attività illecite e non. L’omicidio di Salvatore Padovano, alias “Nino Bomba”, ha rappresentato di fatto il preludio per Pompeo Rosario Padovano di una gestione autonoma del clan, i cui affiliati ne hanno subito riconosciuto il ruolo verticistico, con mire espansionistiche riguardo soprattutto al controllo di attività economiche ed al reinvestimento di proventi illeciti in attività di import/export e nel settore della commercializzazione di prodotti ittici. Si è accertato, inoltre, che l’associazione di stampo mafioso organizzata e diretta da Pompeo Rosario Padovano aveva continuato ad operare dal momento della sua scarcerazione, permanendo anche dopo l’arresto dello stesso Pompeo Rosario. Così come si è accertato che all’interno della compagine mafiosa sono stabilmente inseriti i cosiddetti “irriducibili” Fabio Della Ducata (detto “fabio nano”, Gallipoli 8.8.1966), Massimiliano Scialpi (Gallipoli 2.2.1972), Giuseppe Barba (detto “peppe u’ dannatu”, Gallipoli 7.3.1970) e Cosimo Cavalera (Gallipoli 20.8.1976). Questi ultimi due sono suoi referenti e operativi sul territorio soprattutto nel periodo successivo all’esecuzione della custodia in carcere nei confronti dello stesso Padovano, di Fabio Della Ducata, di Carmelo Mendolia e di Giorgio Pianoforte, in quanto ritenuti responsabili dell’omicidio del boss Nino Padovano e tutti rinviati a giudizio per quel delitto e per associazione mafiosa il 29 settembre 2010 (la prima udienza del processo in Corte d’Assise è prevista per il 20 gennaio 2011) dal Gup di Lecce. Sussistendo, però, in relazione al reato di associazione mafiosa, anche gravi indizi di colpevolezza che imponevano l’adozione di misure cautelari nei confronti degli odierni imputati, desumibili dalle risultanze investigative compendiate in un’informativa del Ros depositata il 31 marzo 2010, il Gup di Lecce ne ha disposto la custodia cautelare in carcere. Sul fronte prettamente investigativo, è apparsa significativa un’affermazione di Pompeo Rosario Padovano, durante un colloquio in carcere con i familiari, sul fatto di “fidarsi” di Giuseppe Barba (che per il suo carisma criminale era in grado di tutelare la famiglia ed i suoi interessi) che ha delineato di fatto la volontà di assicurare la permanenza dell’associazione in un momento di estrema difficoltà, attesa la detenzione dello stesso Pompeo Rosario e di Giorgio Pianoforte, nonché il profondo dissidio con i familiari del defunto Salvatore Padovano che godono del sostegno di altri gruppi, in primis di quello dei Tornese di Monteroni. Nel complesso, l’indagine ha confermato anche rapporti di cooperazione tra il sodalizio mafioso del basso salento ed esponenti della criminalità organizzata di altre aree del territorio nazionale (in particolare dell’area milanese), funzionali al controllo delle attività illecite e non, evidenziando come la Scu gallipolina abbia rimodulato le proprie strategie criminali, individuando anche in sicure attività imprenditoriali nuove e remunerative fonti di guadagno. Articolo correlato Operazione Galatea: storia di una vicenda di mafia (10 novembre 2010)

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!