Sette vertenze, 2200 posti a rischio

Sono arrivati a quota sette i tavoli di concertazione attivati presso la Provincia di Lecce per discutere del destino di 2200 lavoratori. Toma, assessore alle politiche del lavoro: “abbiamo dovuto dislocare un funzionario solo per gestire le vertenze”

L’uomo giusto si chiama Carlo Frisullo. Ed è il funzionario esperto di politiche del lavoro che la Provincia ha delegato affinché segua in prima persona le vertenze aperte sulle tante crisi aziendali ormai conclamate negli ultimi mesi. “E’ stato necessario – spiega Ernesto Toma, assessore provinciale alle politiche del lavoro, dislocare un nostro dipendente per garantire la presenza dell’Ente in tutte le riunioni ufficiali. I ‘tavoli’ aperti sono tanti e per dare un contributo efficace la nostra è stata una scelta obbligata”. Adelchi, Filanto, Bat, Italgest, Ntc. Sono queste le contrattazioni principali sulle crisi aziendali in cui la Provincia si vede partecipe. Poi ci sono quelle di aziende partecipate dall’Ente: Salento energia e Censum (ex Selfim). Sette vertenze per un totale di 2200 posti di lavoro a rischio, le cui sorti si decidono nel corso delle relative contrattazioni. I cui attori, a parte quelli delle singole imprese, sono sempre gli stessi: sindacati, Provincia, talvolta la Regione. E per la Provincia un funzionario ha sulle sue spalle il gravoso compito si seguire storie e drammi, e verificare poi la possibilità di soddisfare le richieste di aziende e lavoratori. Forse la meno nota tra tutte le vertenze è quella della Ntc (Nardò Techniacl Center) di Nardò, che gestisce un centro tecnologico dove è possibile collaudare veicoli 363 giorni all'anno, su 3 turni, 7 giorni alla settimana. Per le sue peculiarità, la cosiddetta “Pista di Nardò”, un cerchio perfetto costruito su un piano perfettamente orizzontale, è divenuta in pochi anni leader mondiale nel settore dell’automotive. Lì, venivano collaudate le autovetture e i prototipi delle più importi case automobilistiche del mondo. Proprio qui, nel basso Salento. Ora 42 operai della ditta, divisi in due cooperative, la “Job Italian” e la “All Service” rischiano di perdere il lavoro. Venti di loro (di “All Service) sono in cassaintegrazione e questo sostegno economico si esaurirà il prossimo dicembre (con possibile proroga fino all'agosto del prossimo anno). I restanti 22 (di “Italian Job”) non hanno alcun reddito. Il core-business delle attività della Ntc è stato in realtà svolto dalle cooperative con personale altamente specializzato (adibito alla guida dei prototipi delle auto) retribuito con circa 4 euro ad ora (tant'è che è in piedi un ricorso intentato dalle cooperative presso il Tribunale del lavoro). Anche quella della Ntc poi, è una storia di finanziamenti dell’Unione europea, ricevuti, spesi, ma senza risultati di lungo periodo sull’occupazione. Nel 2006, infatti la Regione Puglia erogò alla Ntc di Nardò un finanziamento per un progetto che prevedeva, tra l'altro, l'assunzione di 50 persone. Nonostante il finanziamento regionale, la Ntc ha dichiarato lo stato di crisi, ponendo i lavoratori dipendenti in cassa integrazione e interrompendo il contratto con le due cooperative. Ma torniamo ad oggi, quando partirà la settima vertenza, quella della Italgest di Melissano, che ha annunciato la chiusura entro dicembre. Nel corso della riunione odierna probabilmente saranno presentati i libri matricola dei lavoratori interessati dalla chiusura. Per poi avviare l’ennesima trattativa sull’ennesimo ‘tavolo’ di concertazione.

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